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Per il Mose 35 arresti e cento indagati. Pesanti i reati contestati: corruzione, concussione, riciclaggio, frode fiscale e finanziamenti illeciti

I nomi illustri Anche il primo cittadino della città lagunare Giorgio Orsoni ai domiciliari Per l’ex governatore Galan si attende il parere del Senato. Un meccanismo simile, per non dire uguale, a quello della Tangentopoli del 1992. Perfino le persone coinvolte sono in parte le stesse. La pagina non si era mai chiusa, nelle parole di Carlo Nordio, procuratore aggiunto a Venezia.

L’inchiesta sul progetto del Mose di Venezia ha gli stessi elementi: appalti truccati dietro pagamento di tangenti, che poi vanno a confluire in fondi neri per pagare le campagne elettorali dei politici. E in questo senso le indagini della procura veneziana sono bipartisan. Si va dal sindaco democratico di Venezia Giorgio Orsoni, finito in custodia cautelare ai domiciliari, all’ex presidente regionale di Forza Italia Giancarlo Galan, la cui misura cautelare è stata sospesa in attesa del via libera del Senato.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto 25 misure di custodia cautelare e 10 arresti domiciliari per reati di corruzione, finanziamento illecito ai partiti, frode fiscale. Gli indagati sono un centinaio. L’operazione è scattata nella notte, con 300 Fiamme Gialle al lavoro fra Veneto, Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna.

Il Consorzio e la lobby

Il Consorzio Venezia Nuova è al centro dell’indagine. Da lì vengono recuperati fondi per i progetti utilizzando l’intermediazione di faccendieri, che poi in parte retrocessi in fondi neri, secondo la ricostruzione dei pm. Il Consorzio Venezia Nuova «si comporta come una vera e propria lobby o gruppo di pressione per ottenere le modifiche normative d’interesse». Lo scrive il Gip del tribunale di Venezia Alberto Scaramuzza. Il riferimento è al tentativo di ottenere una modifica al tetto del 15% al Nord dello stanziamento dei fondi Fas (Fondo aree sottoutilizzate) per avere 400 milioni di euro per il Mose attraverso una delibera Cipe. Giovanni Mazzacurati, presidente del Cvn, secondo il gip, si muove su più livelli, da un incontro con Gianni Letta, che era sottosegretario alla presidenza del Consiglio, passando per alcuni contatti con funzionari ministeriali.

Il ruolo del sindaco

Per il sindaco di Venezia Orsoni l’accusa è di finanziamento illecito ai partiti, per lui arresti domiciliari. Nell’ordinanza del gip si legge che Orsoni «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, quale candidato sindaco del Pd alle elezioni comunali di Venezia del 2010, riceveva i contributi illeciti». Contributi di cui era, secondo la procura, di cui era a conoscenza. «Orsoni era consapevole del illegittimo stanziamento da parte del Consorzio Venezia Nuova (responsabile del progetto del Mose, ndr): si parla 110 mila euro al Comitato elettorale e 450 mila ricevuti in contanti, di cui 50 mila procurati dal Baita quale amministratore delegato della Mantovani».

Lo “stipendio” di Galan

Misura sospesa per il deputato di Fi Giancarlo Galan, per il quale serve l’autorizzazione della Camera. Galan – che si dice del tutto estraneo – «riceveva in occasione delle campagne elettorali cospicui finanziamenti, e si faceva ristrutturare l’abitazione sita in Cinto Euganeo, ove venivano svolti dal 2007 al 2008 lavori nel corpo principale e successivamente, nel 2011, alla barchessa». E ancora: «All’allora presidente della Regione del Veneto veniva versato uno stipendio annuale di un milione di euro», scrive nell’ordinanza il Gip di Venezia.

Gli altri indagati

Gli altri nomi sono quelli dell’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, del consigliere regionale Pd Giampietro Marchese, del presidente del Coveco, cooperativa impegnata nel progetto Mose, Franco Morbiolo, del generale in pensione Emilio Spaziante, dell’amministratore di Palladio Finanziaria Roberto Meneguzzo. Emilio Spaziante, in qualità «di generale di corpo d’armata della Guardia di Finanza, per influire in senso favorevole sulle verifiche fiscali e sui procedimenti penali aperti nei confronti del Consorzio Venezia Nuova». Nell’inchiesta è indagato anche Marco Milanese, indicato «quale consigliere politico di Giulio Tremonti»; per lui la Procura aveva chiesto l’arresto, ma la richiesta è stata revocata il 13 maggio 2014. Roberto Meneguzzo, ad di Palladio Finanziaria, secondo l’ordinanza di arresto sarebbe stato il tramite per arrivare a Milanese. Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva, magistrati alle acque che si sono succeduti durante gli ultimi anni, sono accusati di «aver omesso la dovuta vigilanza sulle opere in corso di realizzazione da parte del Cvn non segnalando ritardi e irregolarità dei lavori». Nel giro di soldi e favori, anche le assunzioni di alcuni figli di funzionari regionali, ora sospesi.

I fondi neri

La lobby affaristica avrebbe prodotto 25 milioni di fondi neri. L’avanzare delle indagini «ha consentito di scoprire che gran parte di fondi servivano a finanziare forze politiche a livello comunale, regionale e nazionale, e a corrompere pubblici ufficiali di elevato ruolo istituzionale». Sono stati eseguiti sequestri di beni per 40 milioni: la Procura sottolinea il ruolo del Nucleo polizia tributaria e della Finanza, «che anche resistendo a tentativi di interferenze nell’ambito di una indagine complessa e difficile ha consentito di far emergere settori di illegalità e recuperare ingenti risorse finanziarie frutto di attività illecite».

Le fatture false per operazioni inesistenti, in sostanza, venivano usate non tanto per evadere il fisco, ma per creare provviste per commettere altri reati. I fondi neri all’estero – San Marino e Svizzera perlopiù – «sono stati utilizzati per campagne elettorali e, in parte, anche per uso personale da parte di alcuni esponenti politici», ha aggiunto Nordio. Dazioni proseguite anche in tempi recenti, non finalizzate ad atti specifici, ma corrisposte per una «generica disponibilità a collaborare».

Finora sono state contestate fatture false per 15 milioni. «Non c’è alcuna intenzione di interferire con la realizzazione di un’opera come il Mose, che onora l’Italia per la sua ingegneria all’avanguardia», spiegano in procura. Il “modulo sperimentale di sollevamento elettromeccanico” dovrebbe essere completato entro il 2016; il costo complessivo supera i 5.400 milioni, lo stato di avanzamento è superiore all’80 per cento.

Il Sole 24 Ore – 5 giugno 2014 

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