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Per un 8 marzo che faccia davvero la differenza. Le donne conquistano posizioni ovunque, ma quanta fatica. Auguri a tutte!

Mentre in Parlamento infuria il dibattito per introdurre la parità di genere nella legge elettorale, le donne conquistano posizioni ovunque, in primis nella medicina. Ma non è un avanzamento privo di spine e di dolori.

8-marzodi Barbara Gobbi e Manuela Perrone. A leggere tutti i dati sfornati in questi giorni sembra come al solito che l’8 marzo ci sia poco o nulla da festeggiare. In Italia il gender gap nelle retribuzioni, a cinque anni dalla laurea, è inchiodato al 22%. Quasi la metà delle donne over 15 fa la casalinga: 7,5 milioni contro 9,3 milioni di occupate e 1,2 milioni di scoraggiate, quelle che il lavoro manco lo cercano più, un numero doppio rispetto agli uomini. In un anno i femminicidi sono addirittura aumentati, passando dai 116 in media a 134. Lo scontro che si sta consumando in questi giorni in Parlamento sulla parità di genere – con un gruppo di deputate trasversali ai vari partiti che insiste per inserire nell’Italicum l’obbligo di alternanza uomo-donna nelle liste bloccate corte e il 50% di donne capolista e la feroce opposizione di molti uomini – la dice lunga.

Eppure, comunque vada a finire la partita sulla legge elettorale, i cambiamenti in atto sono evidenti. Norberto Bobbio lo aveva intuito subito: «È da ritenere che il movimento per l’emancipazione delle donne sia la più grande (sarei persino tentato di dire l’unica) rivoluzione del nostro tempo». Per restare sul terreno della rappresentanza, in Italia abbiamo per la prima volta un Governo composto per metà da donne (di cui tre, però, alla guida di ministeri senza portafoglio). Abbiamo il Parlamento più giovane e più femminile della storia d’Italia: le donne sono quasi un terzo dei parlamentari, con un balzo del 10% rispetto al 2008 e un raddoppio rispetto al 2006. Siamo ancora lontani dalla Spagna, ma ci siamo allineati con gli altri Paesi europei e con gli Stati Uniti.

Per celebrare l’8 marzo Il Sole 24 Ore Sanità ha deciso di raccogliere otto testimonianze. Di chi, per lavoro o per passione o per storia personale, ha qualcosa di prezioso da raccontare su mondi e modelli che si sono trasformati e che si vanno trasformando ancora.

Elena Cattaneo: «Mai delegare la vita agli stereotipi»

Cinzia Leone: «Mafalda e le altre»

Nicoletta Dentico: «Politiche globali a misura di donna»

Maura Cossutta: «Contro il tradimento dei diritti servono parole di donna»
Annarita Frullini: «Ripartiamo dal genere per uscire da una sanità malata»
Chiara Benedetto: «La salute declinata al femminile»

Walter Malorni: «Cattiva è la ricerca che dimentica le differenze»
Maria Elisa Di Cicco: «Donne medico, il precariato pesa due volte»

Medicina en rose

Donne medico 2La medicina, più di altri settori, sta cambiando pelle. Come ricorda la Fp-Cgil medici, dal 2002 al 2012 le donne medico nel Ssn sono aumentate di oltre 10mila, passando da 34.550 a 44.911. Gli uomini invece sono diminuiti, da 80.112 a 69.802: sono ancora la maggioranza della categoria, ma è un primato che presto finirà. Perché nella fascia d’età tra i 30 e i 39 anni il sorpasso è già avvenuto: le donne sono 8.540, i maschi 5.376.

Come in ogni altro ambito, gli uomini faticano a cedere lo scettro del potere. Le donne direttrici di struttura complessa sono soltanto il 14,6%. Non c’è nessuna dottoressa nel Comitato centrale della Federazione nazionale dell’Ordine dei medici e nessuna alla guida dei sindacati di categoria. Cambia la base, ma non i vertici. Cambia il genere dei lavoratori, ma non l’organizzazione del lavoro.

Lo riconosce Massimo Cozza, segretario della Fp Cgil medici: «È tempo di ripensare l’organizzazione dei servizi, superando le penalizzazioni che ancora oggi colpiscono le donne medico, a partire dai tempi di lavoro». Così come è tempo di ripensare la medicina in generale e la ricerca, per secoli accecate dall’equivoco di essere “neutre” mentre invece erano appiattite sull’uomo.

La Toscana, prima in Italia, è corsa ai ripari: da tre anni si è dotata di una Commissione permanente per le problematiche di genere, inserita nel Consiglio sanitario regionale. Ha dedicato alla medicina di genere una delle sette azioni prioritarie del nuovo Piano sanitario e sociale. Da pochi giorni ha istituito il Centro regionale di coordinamento della salute e medicina di genere. Con una precisazione: non si tratta di una nuova specialità ma un’integrazione trasversale di specialità e competenze mediche.

La salute non è neutra

donna-tra-famiglia-e-lavoro 280x0Uno sguardo nuovo, sulle malattie e sul mondo. «L’8 marzo – dice Pierpaolo Vargiu (Sc), presidente della commissione Affari sociali della Camera e primo firmatario di una legge sulla medicina di genere presentata alla Camera – ci ricorda che donne e uomini non sono uguali. È così anche in medicina, perché donne e uomini meritano cure e trattamenti adeguati in base alle specificità del genere. Approvare entro la legislatura una legge che riconosca l’importanza della medicina di genere è il miglior regalo che potremmo fare a tutte le donne». I deputati hanno anche approvato una risoluzione sulla relazione del ministero della Salute sulla legge 194/1978 per garantire ovunque in modo omogeneo il diritto all’interruzione di gravidanza. E attrezzarsi per impedire che l’epidemia di obiettori di coscienza lo calpesti.

«La medicina è da sempre un universo prettamente maschile – osserva Emilia Grazia De Biasi, presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato – ed è un dato di fatto, non una rivendicazione femminista. È ora che l’idea di “valore di salute” cambi».

In concreto, che cosa significa? Fa qualche esempio Maria Pia Garavaglia, presidente dell’Istituto superiore di studi sanitari e già ministra della Sanità nel Governo Ciampi: «Le donne hanno una probabilità cinque volte pià alta degli uomini di ammalarsi di tiroide, il doppio delle possibilità di ammalarsi di Alzheimer e un’incidenza del 50% maggiore di artrosi e artrite. Inoltre il tasso di disabilità femminile è circa il doppio di quello maschile, pari al 6,12% contro il 3,32%». Saperlo già fa la differenza.

Meno lavoro, meno diritti

mimosa-udiIl tema della salute si intreccia da sempre con quello del lavoro e dei diritti. Un’indagine di AlmaLaurea su quasi 210mila laureate lo dimostra chiaramente: precarietà e disoccupazione colpiscono più le donne degli uomini, anche quando sono iperqualificate. Fare figli danneggia professionalmente molto più le donne, e in un universo declinato al maschile naturalmente le madri continuano a fare meno carriera delle donne senza figli. Dati che fanno parlare il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli, di «un segnale di forte arretramento culturale e civile del Paese rispetto all’obiettivo di realizzare una partecipazione paritaria delle donne al mercato del lavoro».

I sindacati confederali condividono e rilanciano. Con Susanna Camusso della Cgil che chiede di estendere la maternità a tutte le lavoratrici, per tutte le tipologie di lavoro perché «non basta creare sostegno all’occupazione femminile»: «Si può partire dalla maternità ridandole valore sociale. Ed è necessario un ripensamento generale della nostra società e delle politiche economiche e sociali da un punto di vista del genere».

Violenza, emergenza evergreen

I femminicidi nel 2013 sono stati 134. La Casa delle donne di Bologna ricorda che il 70% delle vittime e degli assassini sono italiani e che gli omicidi «trovano origine nella relazione di genere, posto che nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna». Al conto vanno aggiunti 83 tentati femminicidi e tutto quel sottobosco di casi che non viene ripreso dalla stampa. Perché a oggi, nonostante sia previsto dalla legge ad hoc approvata in autunno, ancora non esiste un Osservatorio che raccolga i dati delle forze dell’ordine e monitori il fenomeno.

violenza-donne-progetto-rosaUna donna su tre non ha confessato mai a nessuno l’abuso subito, sottolinea Intervita Onlus. Il suo tour “Le parole non bastano più” arriva a Roma per la sua tappa conclusiva: un doppio appuntamento per dire basta alla violenza sulle donne, sensibilizzare l’opinione pubblica e trovare con le realtà locali le misure per contrastare questo fenomeno. Alla campagna si può contribuire fino al 10 marzo con 2 euro mandando un sms o chiamando da rete fissa al numero solidale 45508.

8 marzo 2014 

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