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Pfas. Esposizione alimentare, il parere Efsa su Pfos e Pfoa in fase di perfezionamento dopo i commenti ricevuti dalle autorità olandesi

L’opinione Efsa sui rischi di esposizione alimentare a Pfos e Pfoa, finalizzata la scorsa primavera e in attesa di ufficializzazione, risulta sia stata anticipata alle Agenzie della Sicurezza alimentare nazionali, per dei commenti preliminari.

L’Olanda ha ritenuto muovere alcune osservazioni in merito all’effetto tossicologico considerato ai fini della fissazione del livello guida per esposizioni alimentari – alterazione della lipidemia con particolare riferimento all’ innalzamento del colesterolo nel sangue, chiedendo un approfondimento sull’entità dell’aumento dei valori biochimico-clinici nelle popolazioni esposte potesse essere associato a effetti negativi sulla salute, dato che le evidenze epidemiologiche portate all’attenzione del gruppo di esperti Efsa non forniscono sufficienti evidenze per associare l’esposizione a Pfos e Pfoa con un rischio cardio-vascolare.

In questo, l’innovativo approccio Efsa, che si basa sulla derivazione di un livello guida tossicologico direttamente da studi condotti su gruppi risultati fortemente esposti a Pfos e o a Pfoa, e non dai classici studi di tossicità sperimentale in animali, può essere inficiato dai fattori di confondimento ad esempio legati agli stili di vita in grado di influenzare il parametro bio-chimico clinico preso in considerazione.

Tali commenti olandesi hanno richiesto una fase di perfezionamento del parere, che si avvarrà di evidenze basate sulla revisione sistematica della letteratura medica, in grado di quantificare il tipo di rischio cardiovascolare in base alla percentuale di incremento della colesterolemia nella popolazione, o meglio della frazione maggiormente prognostica, l’Ldl.

L’Olanda è un paese sensibile alla problematica Pfas, per la presenza di un impianto di produzione di Pfoa, recentemente convertito alla produzione di Gen X, dove la popolazione nelle vicinanze è risultata esposta non solo attraverso l’acqua, ma anche attraverso l’aria e le produzioni agricole per autoconsumo. E’ quindi plausibile che a livello nazionale ci sia una elevata attenzione e richiesta di chiarimenti, laddove i preannunciati livelli guida tossicologici dovessero risultare oltremodo ridotti rispetto a quelli proposti nel 2008.

Per quanto riguarda il nostro Paese, a livello nazionale e regionale, al momento non si hanno riscontri su commenti inoltrati a Efsa in seguito alla ricezione della bozza di opinione, tenendo anche conto del dialogo aperto con Efsa, che è stata interessata dalla Regione Veneto a una valutazione della situazione a livello regionale. Di certo, i dati presentati dal 6° bollettino della Regione Veneto sul biomonitoraggio Pfas nella popolazione esposta possono costituire un valido supporto al dibattito chimico-clinico-tossicologico, specie se valorizzati nell’ambito degli approcci epidemiologici concordati a livello internazionale e fatti oggetti dello specifico Convegno a Venezia il 22 e 23 febbraio 2017 organizzato dalla Regione Veneto e a cui Efsa ha partecipato.

In particolare risultano di interesse i livelli di Ldl (colesterolo cattivo) misurati nei gruppi esposti e i relativi percentili di distribuzione, laddove si possono identificare come valori soglia per interventi terapeutici, quelli proposti dalle linee guida per i casi di ipercolesterolemia familiare. Tali protocolli contemplano la plasmaferesi laddove l’intervento farmacologico ipo-colesterolemizzante non risultasse efficace.

Da un punto di vista alimentare, risulta altrimenti interessante dallo stesso bollettino notare una associazione tra livelli elevati di Pfas e consumo di prodotti del proprio orto. Gli aspetti di interesse sono duplici: a) il consumo di vegetali di solito è associato a diete salutistiche in termini di metabolismo lipidico; b) il campionamento e l’analisi di vegetali effettuato non appare dirimente per tale associazione tra livelli ematici elevati e consumo di verdura e ortaggi in proprio; c) il confronto con il gruppo allevatori, in cui si sono osservati i livelli ematici di Pfoa più elevati indipendentemente dall’appartenenza della zona A o B può fornire utili elementi per definire il ruolo dell’alimento “solido” nell’esposizione.

Di questi aspetti si avrà modo di parlare al prossimo convegno della Società Italiana di Diagnostica Veterinaria di Laboratorio – SIDILV, che sotto la presidenza dell’attuale direttore sanitario dell’Izs delle Venezie – dottoressa Antonia Ricci –  ha dedicato a Perugia per il prossimo 7 -9 novembre una sessione relativa ai contaminanti ambientali, in cui interverrà la dottoressa Francesca Russo quale key-note speaker sul caso Veneto PFAS come paradigmatico per un approccio One-Health in sanità pubblica. Sono attesi interventi interessanti sugli approcci retrospettivi e prospettici alla problematica Pfas, alla luce dei più avanzati metodi analitici in grado di sostenere politiche di prevenzione sanitaria basate su evidenze, e di verifica della progressiva sostituzione dei vecchi Pfas con potenziali nuovi composti che possono entrare nelle filiere alimentari e in quegli alimenti a duplice funzione di sentinella ambientale e alimentare,  specie laddove il portale Reach non ne dia adeguata e tempestiva informazione. Ad esempio, gli acidi fluorurati C6O4 e Diox, composti intermedi  recentemente segnalati in matrici ambientali,  risultano nel registro ECHA dal 2011

A cura redazione Sivemp Veneto

13 agosto 2018 

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