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Pfas, l’acqua fa ancora paura. Petizione di 200 famiglie: «Bottigliette nelle scuole». Basso vicentino, appello al sindaco di Pojana: non si beva dai rubinetti

Duecento genitori reclamano l’acqua in bottiglia temendo che quella che sgorga dai rubinetti delle scuole non sia del tutto immune da Pfas. L’incubo delle famiglie di bambini che frequentano le elementari e medie del Comune di Pojana Maggiore è che i composti perfluoroalchilici, sebbene l’acqua sia filtrata, possano ugualmente contaminarla. Da qui una maxi-petizione nel comprensivo scolastico del Basso Vicentino (comprendente anche Sossano, Asigliano e Orgiano) che va ad aggiungersi a quello di pochi giorni fa a Brendola: lì, al Polo dell’infanzia, per i 220 bimbi di nido e materne da dieci giorni è prevista solo acqua in bottiglietta. E a Pojana le minoranze chiedono che intervenga direttamente il Comune: «Stanzi i fondi per le bottigliette, bastano 2500 euro» è il senso dell’interrogazione dei consiglieri Maurizio Andriolo, Walter Zonta e Patrik Fontana.

Il sindaco Paola Fortuna, interpellata, al momento non ha rilasciato dichiarazioni. Nella scuola di Pojana ci sono circa 200 alunni alla primaria, 150 alla secondaria di primo grado. Le firme sono state raccolte classe per classe (circa 200, si sarebbero aggiunti anche alcuni genitori che hanno firmato per solidarietà) e depositate alla presidenza dell’istituto comprensivo. La preoccupazione di mamme e papà deriva anche dal fatto che Pojana è uno dei 21 municipi che fanno parte della «zona rossa»: il territorio fra le tre province di Vicenza, Verona e Padova dove la falda acquifera risulta più contaminata dai composti perfluoro-alchilici. Sull’inquinamento da Pfas è in corso un maxi-screening sulla popolazione da parte della Regione Veneto, oltre che un’inchiesta condotta dalla Procura di Vicenza che vede indagati una decina di indagati fra manager ed ex amministratori dell’industria Miteni di Trissino. Dal 2013 l’acqua di falda viene filtrata dalle società idriche prima di essere immessa negli acquedotti, in modo da ridurre la soglia di Pfas sotto i limiti di legge.

«In questo momento i ragazzi della primaria e secondaria si stanno portando le bottigliette da casa, nonostante paghino un buono-mensa da 4 euro – scrivono nell’interrogazione i consiglieri d’opposizione – agli alunni delle scuole primarie di Asigliano e Sossano invece viene fornita. Proponiamo di interrompere subito l’erogazione di acqua microfiltrata all’interno della mensa, in quanto il filtro dell’attuale macchina di micro-filtraggio, sostituito dopo due anni e mezzo, non serve ad eliminare i Pfas presenti, come precisato dal personale tecnico di Euro-Ristorazione. Inoltre – aggiungono Andriolo, Zonta e Fontana – in via cautelativa proponiamo di ripristinare urgentemente nella mensa scolastica, la distribuzione di acqua in bottiglia, prendendosi carico delle spese che si aggirano su circa 2500 euro per un equivalente di 15mila litri». Andriolo precisa che «la passata amministrazione di Pojana forniva regolarmente l’acqua in bottiglia».

Intanto pochi chilometri più a nord, a Brendola, da un paio di settimane alla materna e al nido locale l’acqua in bottiglietta è diventata d’obbligo per i bambini non solo durante il pranzo in mensa, ma anche in tutti gli altri momenti in cui bevono. La scelta è stata presa ufficialmente su richiesta dei genitori, la materna ha anche inviato una lettera con una richiesta di contributi alla Miteni.

Andrea Alba – Il Corriere del Veneto – 9 aprile 2017

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