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Pfas. Monitoraggio alimenti, i Tosiani: «Perché nessuno parla del nuovo piano? Quali sono criteri e modalità operative?»

alimentipfas“Piano di monitoraggio Pfas su alimenti: perchè nessuno ne parla? Perché la Giunta regionale e l’assessore Coletto non informano i cittadini sui controlli e le modalità operative?”. Si intitola così l’interrogazione a risposta scritta presentata dai consiglieri regionali tosiani Giovanna Negro, Stefano Casali, Maurizio Conte e Andrea Bassi. “Il 13 settembre scorso – ricordano i tosiani – il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha riferito alla Camera di aver avuto una comunicazione dell’ISS in cui l’Istituto annunciava che erano stati definiti gli obiettivi del monitoraggio per verificare la concentrazione di Pfas negli alimenti nelle zone esposte alla contaminazione, e il relativo piano di campionamento e analisi. Lo stesso sottosegretario ha specificato che il monitoraggio interesserà i campioni più rappresentativi delle produzioni locali, vegetali e animali, e si svilupperà ‘a decorrere dal mese di settembre 2016 per terminare a gennaio 2017’.

“Con una succinta nota stampa – proseguono i quattro – il 28 settembre la Direzione regionale Prevenzione, Sicurezza alimentare e Veterinaria regionale comunicava di aver dato avvio ‘immediato’ ai campionamenti per verificare la presenza di sostanze perfluoroalchiliche, in particolare nelle produzioni agricole di uva, pere e mele che sono legate alla stagionalità (183 campioni in tutto, cioè 61 per ognuna delle tre frutta di stagione) e di aver inviato alle Ulss interessate un’apposita comunicazione, rimandando ad un momento successivo la ‘definizione e adozione del Piano di Monitoraggio degli Alimenti per la ricerca di Pfas in Veneto nella sua versione complessiva e definitiva’”.

“La Regione però non ha dato visibilità alla metodologia adottata per la campagna di monitoraggio: non si conosce il plafond degli alimenti posti sotto osservazione nè viene spiegato nel dettaglio che cosa verrà cercato (carne, uova, frutta o altro), se alcuni alimenti saranno esclusi, se saranno coinvolte solo le aziende agricole o anche i campi dei privati”.

Negro, Casali, Conte e Bassi proseguono:  “Già il precedente monitoraggio sugli alimenti in Veneto ad ottobre 2015, aveva rilevato valori significativi di contaminazione nelle zone interessate dall’inquinamento da Pfas, soprattutto in pesci, uova e alcuni ortaggi, tanto che l’Istituto superiore di sanità aveva raccomandato un approfondimento. Eppure, nonostante l’emergenza in corso (gli esposti all’inquinamento sono 400mila), a distanza di un anno non è stata comunicata alcuna notizia riguardo la strutturazione del piano complessivo che si andrà a realizzare e non sono chiare le motivazioni alla base delle campionature odierne, nonché i principi ispiratori, le premesse scientifiche, le finalità e gli obiettivi complessivi del nuovo piano”

“Il nuovo monitoraggio sugli alimenti – continuano i tosiani – dovrà prevedere un numero di campioni elevato (si parla di circa 1500 campioni e relative analisi) per ottemperare alle prescrizioni dell’ISS che impongono un approfondimento sui livelli di contaminazione e rappresenterà una mole di lavoro aggiuntivo rilevante per il personale dei Dipartimenti di prevenzione, cronicamente sottodimensionato, già impegnato nel raggiungimento dei Lea e nell’affrontare le attuali emergenze in corso”.

I tosiani interrogano quindi la giunta regionale per: “Conoscere la versione completa e definitiva del nuovo Piano di Monitoraggio degli Alimenti per la ricerca di Pfas in Veneto, e nello specifico: quale sarà il numero complessivo dei campioni, quali alimenti saranno interessati e con quale motivazione sono stati scelti e in quale proporzione; con quali criteri si è deciso di stabilire la numerosità dei campioni da effettuare sulla base del numero di aziende esistenti sul territorio e non, più realisticamente, sulla base dei valori di concentrazione già riscontrati nei diversi territori esposti; quali i protocolli operativi, le tempistiche, i dettagli geografici di questi campionamenti con i nomi dei laboratori e con il tipo di strumentazione adoperata, nonché i tempi ad essi necessari per eseguire le analisi; in quanto tempo complessivamente si intendono realizzare i campionamenti e con che ordine di priorità rispetto agli altri compiti di istituto del personale dei Dipartimenti di prevenzione”.

E ancora: “Se la Regione ritenga realistica la previsione dell’Iss, riportata dal sottosegretario Velo, di terminare il monitoraggio a gennaio 2017, anche alla luce dei carichi di lavoro cui è sottoposto il personale dei Dipartimenti di prevenzione negli ultimi mesi dell’anno quando l’attività aumenta in maniera esponenziale”. E i fine “se si intenda dare massima trasparenza all’andamento del monitoraggio e ai relativi dati; se i risultati ottenuti saranno valutati anche da soggetti terzi e indipendenti, e dalla stessa comunità scientifica”.

Fonte: Consiglio regionale del Veneto – 4 ottobre 2016 

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