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Piemonte. Ricorso del ministero sui pasti da casa. E le Asl studiano le prime regole: niente “lunch box”, il cibo andrà riscaldato a scuola. Solo sopra i 65° la sicurezza contro i batteri

Il frigorifero servirà. E il lunch box che tiene i cibi in caldo non andrà bene: il pasto dovrà essere conservato freddo per poi essere scaldato. Quindi serviranno anche i forni. Sono le prime indicazioni emerse da un incontro nei giorni scorsi tra le Asl del Piemonte con il responsabile del settore prevenzione della Regione, prima tappa per definire le linee guida per le famiglie che rinunceranno alla mensa scolastica per dare ai figli il pasto da casa.

Tutte ancora da scrivere, però la riunione fa capire come l’amministrazione sia al lavoro nel caso si trovi costretta a rispettare il dettato dei giudici. Ma non è detta l’ultima parola: il ministero dell’Istruzione ha fatto ricorso contro le ordinanze, le udienze sono fissate al 9 settembre e la decisione è prevista pochi giorni dopo. Praticamente, all’inizio della scuola. Arriverà uno stop al diritto al pasto da casa? La Regione, molti presidi e molti Comuni se lo augurano.

«Prendiamo atto delle sentenze, che dobbiamo rispettare. Ma occorre distinguere tra il riconoscimento di un diritto e la sua immediata attuazione». Così l’assessora torinese Federica Patti al termine dell’incontro di ieri con l’assessora regionale Gianna Pentenero e il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Fabrizio Manca. Terminato con una dichiarazione attendista: «Perché sia possibile consumare a scuola il pasto da casa – ha detto Patti – occorre aspettare che le scuole trasmettano al Comune numero e nominativi di chi non intende fruire del servizio, per conoscere le modalità organizzative necessarie». Bocce ferme fino al via delle lezioni, insomma. Poi si valuterà.

«I numeri li sanno da giugno, dopo la sentenza della Corte d’Appello sono arrivate le disdette»: Giorgio Vecchione, che per conto delle famiglie ha portato avanti cause e ricorsi, è convinto che si stia solo prendendo tempo. «Dal primo giorno di scuola le famiglie che io assisto daranno ai figli il pasto da casa. Non c’è nulla da organizzare, solo controllare che ognuno mangi dal suo piatto».

Ma per Pentenero, «applicare la sentenza vuol dire smontare i servizi mensa, nati anche per fare prevenzione alimentare». Aggiunge: «Dobbiamo trovare le soluzioni per ridurre al minimo i rischi sanitari. Ai presidi che mi dicono che non vogliono assumersi responsabilità se qualcuno si sentisse male, rispondo che hanno ragione».

Anche Manca parla di tutela legale del personale, affermando che è «prioritario che la fruizione dei pasti domestici possa svolgersi in condizioni di massima sicurezza». Preoccupazioni «in parte giustificate» secondo Filippo De Naro Papa, direttore del Sian, Servizio igiene alimenti e nutrizione dell’Asl. Che svela alcune delle indicazioni con cui si partirà: «Se nelle scuole non c’è un frigo, si devono portare cibi che non devono essere conservati al freddo, come prodotti sigillati e protetti. Sappiamo che così si restringe la tipologia di alimenti, ma almeno all’inizio sarà questa l’indicazione da seguire». Spiega che si dovrà rispettare la catena del freddo: «Se si superano le due ore fuori frigo, il rischio di sviluppo di microbi patogeni è altissimo. Quindi alcuni cibi saranno preferibili ad altri: meglio un formaggio stagionato della mozzarella, ad esempio». E borse frigo, contenitori termici? «Solo se assicurano una temperatura sotto i 10 gradi. Ma allora serviranno i microonde per scongelarli o scaldarli».

La Stampa – 2 settembre 2016 

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