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Pistola in Consiglio regionale: Sernagiotto indagato. L’ex assessore veneto sentito dalla polizia giudiziaria

di Giorgio Cecchetti. Per quella pistola portata con disinvoltura alla cintola in Consiglio regionale, l’ex assessore e attuale europarlamentare di Forza Italia Remo Sernagiotto si trova a dover rispondere da indagato all’accusa di porto d’arma in un’adunanza pubblica. Il pubblico ministero di Venezia Giovanni Zorzi lo ha iscritto nel registro degli indagati e domani dovrà presentarsi negli uffici della Polizia giudiziaria per essere interrogato.

Naturalmente accompagnato dal legale che si è scelto: a difenderlo ci sarà l’avvocato trevigiano Fabio Crea. Dopo l’incidente del novembre scorso a palazzo Ferro Fini, il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato aveva anche firmato una circolare in cui scriveva che è tassativamente vietato entrare in Consiglio regionale armati. Ma non era necessario perché come aveva ricordato proprio in quei giorni il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia esiste «In materia di armi l’articolo 4 comma 4 della legge 18 aprile 1975 “Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi”, che vieta espressamente di portare armi nelle pubbliche riunioni anche alle persone munite di licenza». E Sernagiotto avrebbe violato proprio quella norma, la quale prevede in caso di dichiarazione di responsabilità una condanna che va da quattro a diciotto mesi di arresto. Sernagiotto, potrebbe avvalersi dell’immunità che gli fornisce il fatto di essere parlamentare europeo, anche se il fatto è accaduto prima della sua elezione e soprattutto non riguarda fatti relativi al suo operato di europarlamentare, comunque avrebbe deciso di rinunciare ed affrontare il procedimento come qualsiasi altro cittadino sarebbe costretto a fare. Così domani si presenterà davanti ai carabinieri della Procura per rispondere alle domande che gli vorranno porre per delega del pm Zorzi. Lui non solo non ha mai negato di possedere una pistola, si tratta di una 38 Special, ma ha anche riferito di aver in alcune occasioni sparato qualche colpo di prova nei boschi del Montello (abita a Montebelluna), pur precisando di non averla mai utilizzata contro alcuno. Dopo essere stato eletto a Bruxelles e aver abbandonato la poltrona da assessore regionale ai Servizi sociali a chi gli chiedeva se quella vicenda della pistola lo avesse danneggiato, ha risposto: «Semmai mi ha fatto prendere i voti di chi frequenta i poligoni di tiro». «Che ho la pistola lo sanno tutti, così come sanno che in 30 anni non l’ho mai usata» aveva dichiarato immediatamente dopo la scoperta. Aveva raccontato che l’aveva acquistata da quando, imprenditore nel settore dei pneumatici, aveva subito una serie di furti e «dietro suggerimento dei carabinieri» si era dotato di regolare porto d’armi. «Martedì», aveva spiegato, «ero in Consiglio regionale e ho lasciato l’arma in una scrivania, al momento di andarmene l’ho messa alla cintola come faccio di solito e la scelta di essere armato proprio ieri era dettata dal fatto che stavo per andare ad un incontro che sarebbe finito, nella notte, in una piccola località tra il Veronese e il Vicentino». «Quando mi muovo», aveva concluso, «vado sempre da solo con la mia Mini rossa per evitare di incidere sulle spese della Regione e la pistola la porto con me per difendermi dai malintenzionati».

Il Mattino di Padova – 20 luglio 2014 

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