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Professioni e previdenza. Casse, contributi su del 24% in 11 anni. Nel 2018 i veterinari pagheranno il 19%. Gestione separata ferma quest’anno al 27%

Il contributo soggettivo previdenziale a carico dei professionisti iscritti alle Casse è aumentato in media del 24% in 11 anni, passando dal classico 10%, applicato nel 2004 e in precedenza per molti anni da quasi tutti gli enti, al 12,5% medio da utilizzare sui redditi percepiti nel 2015. Per il contributo integrativo è andata peggio, perché l’incremento del classico 2%, applicato nel 2004 da quasi tutte le Casse, è salito in media al 3,4%, un incremento quindi del 60%, che però è a carico dei clienti dei professionisti, perché calcolato sul volume d’affari e addebitato nelle singole fatture.

È quanto risulta dall’analisi riportata nella tabella a lato, dove sono state riportate le aliquote relative ai redditi e ai compensi del 2004 e quelle da utilizzare quest’anno nelle relative dichiarazioni previdenziali da presentare nelle prossime settimane (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).

Casse di previdenza

L’incremento maggiore del contributo soggettivo, cioè quello sul reddito, spetta agli iscritti alla Cassa dei ragionieri, per i quali è aumentato del 50% passando dall’8% del 2004 al 12 per cento. In valore assoluto, però, l’aumento maggiore è quello di Inarcassa (architetti e ingegneri), con un salto del 4,5% (dal 10% al 14,5%).

Per il futuro l’aliquota soggettiva più elevata riguarderà i veterinari, che nel 2025 dovranno pagare il 19 per cento. La seconda più elevata spetterà ai periti industriali, che arriveranno al 18% nel 2019. L’aliquota del 15%, invece, dovrà essere pagata dagli infermieri professionisti dal 2016, dai biologi nel 2017, dai ragionieri nel 2018 e dagli avvocati nel 2021.

Gestione separata

Percentuali comunque più basse rispetto a quelle pagate dai professionisti non iscritti alle Casse, perché svolgono attività di lavoro autonomo per le quali non è stata istituita una cassa di previdenza. Per questi professionisti c’è l’obbligo di iscrizione alla gestione separata Inps la cui aliquota contributiva dovuta dai lavoratori autonomi, titolari di partita Iva, che «non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria, né pensionati», è del 27% (per i non titolari di partita Iva, come gli amministratori-co.co.co. e i venditori porta a porta, è del 30%, 31% per il 2016, 32% per il 2017, 33% per il 2018), al quale va sommato lo 0,72%, per il finanziamento degli oneri connessi con la tutela della maternità, assegni familiari, malattia, ecc. (articolo 59, comma 16 della legge 449/1997).

La percentuale base del 27% è rimasta tale anche per il 2016 (articolo 1, comma 203 della legge 208/2015), ma, salvo ulteriori interventi legislativi salirà al 29% nel 2017 e al 33% a decorrere dal 2018. Quindi, dal 2018 in poi, l’aliquota piena sarà del 33,72% per tutti i lavoratori autonomi, privi di altra gestione di previdenza obbligatoria, né pensionati (sia con partita Iva, sia se amministratori-co.co.co. o venditori porta a porta). Nel 2005 queste percentuali erano del 18% fino a 38.641 euro di reddito e del 19% fino a 84.049 euro, quindi, rispetto all’aliquota del 27,72% l’incremento è del 50% e confrontando quella del 2018 del 33,72% l’incremento sarà di circa l’82 per cento.

Per i pensionati e gli iscritti ad altre forme previdenziali (anche se professionisti con partita Iva) l’aliquota contributiva per il 2015 è del 23,5% e a decorrere dall’anno 2016 è del 24% (articolo 1, comma 79, della legge 247/2007). Va considerato che questi lavoratori autonomi non sono soggetti al contributo integrativo e possono contrattualmente addebitare in fattura il 4% del loro particolare “soggettivo”, facendo così ridurre il loro onere contributivo sul reddito professionale dal 33% (previsto dal 2018) al 29 per cento.

Aliquote Inps artigiani e commercianti

Per gli artigiani e i commercianti, a seguito dell’aumento annuale delle aliquote Inps, previsto dall’articolo 24, comma 22, del decreto legge 201/2011, le percentuali contributive sono arrivate, per il 2015, rispettivamente al 23,65% e 23,74% per i redditi all’interno della seconda fascia, cioè da 46.124 euro a 100.324 euro (a 76.872 euro se iscritti prima del 1996) e al 22,65% e 22,74% per i redditi della fascia inferiore.

È previsto un aumento annuale dello 0,45%, fino ad arrivare al 25% dal 2018 in poi per la seconda fascia (24,10% per gli artigiani e 24,19% per i commercianti per il 2016, 24,55% e 24,64% per il 2017) e al 24% per la prima fascia di reddito.

Luca De Stefani – Il Sole 24 Ore – 20 luglio 2016 

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