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Professioni sanitarie in crisi. L’area della prevenzione quella in cui calano di più gli occupati: perdita sfiora 30%

1a1a1a1a_0a0a1aaaaaprevenzioneE’ finita l’epoca in cui la corsia non conosceva crisi. Per infermieri, ostetriche o assistenti sanitari l’occupazione non è più quel solido baluardo di qualche anno fa. Basti pensare, come testimoniano i dati dell’ultimo rapporto Almalaurea rielaborati da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza corsi di laurea delle professioni sanitarie ed esperto dell’Osservatorio per la formazione universitaria delle professioni sanitarie, che negli ultimi cinque anni la percentuale degli occupati del settore è scesa complessivamente dall’84% del 2007 al 68% del 2011. Per carità, le professioni sanitarie si mantengono ancora tra i primi posti dell’occupazione, ma stanno via via perdendo punti significativi.

E la riduzione, seppure in percentuali diverse, riguarda tutte e quattro le aree in cui sono suddivisi i 21 profili delle professioni sanitarie: dal 2007 a perdere di più in termini di occupati è stata l’area della prevenzione scesa dal 73,6 al 44,9% con una perdita che sfiora il 30%, ma le cose non sono andate troppo bene neanche per i profili di area tecnica crollati dall’81,2 al 53,1%.

Seppure in misura inferiore (-22%), questo crollo riguarda anche l’area infermieristica-ostetrica, con riduzione complessiva del 22,2%. Analizzando, poi, in dettaglio i vari profili sulla media degli ultimi cinque anni, l’unico a non aver perso occupati è il podologo, cresciuto dall’80 all’83%, seguito dal dietista e dal logopedista che ne hanno perso entrambi solo nella misura del 2% (dal 67 al 65% e dall’88 al 86%). Con valori inferiori seguono infermiere pediatrico (-37%) da 92 a 55%, tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria (-32%) da 65 a 33%, mentre su valore leggermente inferiore (-25%) si trovano i tecnici della prevenzione da 74 a 51%. Ma perché questa inversione di tendenza? Per Mastrillo il problema va identificato negli esuberi dovuti dalla sovrastima delle regioni e dalla conseguente eccessiva offerta formativa delle università, con sostanziali differenze rispetto al turnover e alle proposte della categorie interessate.

«Si tratta di un esubero che è esattamente uguale a quello dello scorso anno, e che si verifica nuovamente nonostante il ministero della salute da qualche anno stia cercando di sensibilizzare le regioni verso criteri omogenei e realmente proporzionati alle esigenze locali e a quelle nazionali». E per cercare di limitare questo esubero l’Osservatorio Miur delle professioni sanitarie chiede di ridurre il fabbisogno nazionale specie per alcuni profili: sotto i 1.000 posti per tecnici di radiologia, di laboratorio e ostetrica e sotto 750 per tecnico della prevenzione

ItaliaOggi – 24 maggio 2013

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