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Pubblico impiego. Fondi per i contratti, in arrivo altri 2 miliardi per i dipendenti pubblici. Ma per la sanità le Regioni chiedono di più

Ieri il governo non ha voluto dare cifre ufficiali, ma la legge di bilancio dovrebbe dedicare al rinnovo dei contratti degli statali una cifra vicina ai due miliardi, che si aggiungono agli 1,2 miliardi già accantonati negli ultimi due anni. Questi soldi serviranno a riconoscere 85 euro di aumento medio (promesso dall’intesa fra governo e sindacati del 30 novembre 2016) ai dipendenti della pubblica amministrazione centrale, e a garantire che gli incrementi in busta paga non cancellino il bonus Renzi (gli 80 euro) a chi oggi lo riceve in tutto o in parte. Le Regioni e gli enti locali dovrebbero trovare nei propri bilanci i fondi per gli aumenti dei loro dipendenti, mentre in sanità il finanziamento è a carico del fondo sanitario nazionale. Per questa ragione governatori e sindaci chiedono fondi in più

«Impegno mantenuto». Il rilancio da parte della ministra per la Pa Marianna Madia arriva subito dopo la conferenza stampa di presentazione della manovra, in cui sia il premier Paolo Gentiloni sia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan hanno garantito l’arrivo dei soldi aggiuntivi che servono per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. I nuovi contratti, assicura la ministra, seguiranno i contenuti dell’intesa del 30 novembre scorso, che prevede gli aumenti medi da 85 euro e la clausola con cui si evita di far uscire dal raggio d’azione del bonus Renzi chi lo riceve oggi.

Ma la strada verso il traguardo non appare breve, e non è semplice centrare l’obiettivo comune (non dichiarato) di politica e sindacati: mettere gli aumenti nelle buste paga di marzo, in tempo per le elezioni e per il voto sulle nuove Rsu del pubblico impiego.

Per arrivarci, dando a Corte dei conti, Ragioneria e uffici del personale il tempo tecnico necessario a trasformare gli accordi in nuovi stipendi, bisognerebbe chiudere le intese entro dicembre, proprio nelle stesse settimane in cui la legge di bilancio troverà un assetto definitivo. Ma per diverse ragioni il pubblico impiego promette di impegnare anche il percorso parlamentare della manovra.

Ieri non sono circolate cifre definitive, anche perché le tabelle della manovra sono ancora in movimento e lo saranno ancora per altri giorni. Da risolvere è soprattutto la dotazione della scuola, il comparto più numeroso della Pa che in manovra dovrebbe trovare anche l’avvio dell’allineamento fra gli stipendi dei presidi e quelli degli altri dipendenti pubblici (per il 2018 si ipotizzano circa 32 milioni, cioè intorno ai 350 euro lordi al mese, e 95 milioni dal 2019). Nel pacchetto anche la ripresa degli scatti biennali dei docenti, «su base premiale», con un aumento del fondo ordinario per 60 milioni l’anno prossimo e a crescere negli anni successivi.

Al pubblico impiego saranno comunque dedicati circa due miliardi, che si aggiungono agli 1,2 miliardi già messi da parte con le due ultime leggi di bilancio e ai 510 milioni per forze armate e sicurezza.

Per la Pa centrale (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici nazionali) la mossa risolve il problema. Ma nel caso degli infermieri e dei medici di medicina generale il rinnovo contrattuale è finanziato dal fondo sanitario, e le ricadute degli 85 euro medi assorbono una larga fetta dell’aumento da un miliardo già messo in programma per il 2018. Le Regioni, negli incontri dei giorni scorsi con il governo, hanno posto una sorta di aut aut: con le risorse previste oggi, dicono, o si rinnovano i contratti o si garantiscono i livelli essenziali di assistenza. La terza via passa da un aumento più sostanzioso del previsto per il fondo sanitario nazionale: ma al momento non è previsto, come non entra per ora nelle griglie della manovra un aiuto agli enti locali per i loro contratti.

Gianni Trovati – Il Sole 24 Ore – 17 ottobre 2017

 

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