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Quei gabbiani che stanno invadendo le nostre città. Il contenimento necessita di risorse economiche, competenze scientifiche e informazioni ai cittadini

È guerra aperta ormai fra cittadini e gabbiani. Accade in città come Savona, Trieste e poi Roma, Venezia e in tante altre. Cecchini che sparano a questi uccelli in centro a Savona, con conseguente allarme per la sicurezza pubblica. Denunce di notti insonni a Trieste per cori notturni di gabbiani sui tetti dei palazzi. C’è poi chi s’arrampica su cornicioni, con bastoni o ramazze per distruggere nidi, e con loro far piazza pulita di uova e nidiacei.

Un disastro, vien da dire, ma annunciato. I gabbiani sono uccelli marini che si immaginano in volo sull’acqua, al seguito di pescherecci o posati su scogliere. Da decenni però non è più solo così. Si vedono sulla scia di trattori a becchettare lombrichi che il vomere fa emergere, o a centinaia sorvolare le discariche. Sono pure fauna urbana stabile e in breve tempo hanno appreso a nidificare su tetti, terrazze, camini. Gabbiani inurbati li vediamo razzolare nei mercati o intorno ai cassonetti o, come a Venezia, lacerare coi loro taglienti becchi sacchetti di rifiuti nelle calli. Si aggirano pure impettiti sulle banchine nelle stazioni. Sono plastici i gabbiani, pronti ad adattarsi e sfruttare ogni opportunità. Non sono schizzinosi e la grande riserva alimentare della terra ferma è stata dapprima una scoperta per i più esplorativi poi un richiamo che via via sposta gabbiani verso l’entroterra, sempre più lontano dal mare. L’inurbamento ha mutato il loro com-portamento, quello sociale innanzitutto. Nelle colonie naturali i nidi sono posti ad una rego-lare distanza di un paio di metri circa. Nelle città al contrario i nidi sono anche molto distanti. È come se la colonia fosse diluita nello spazio, come se fosse esplosa, e probabilmente è proprio l’assenza di predatori naturali che consente lo spalmarsi su ampi spazi. Un’altra abitudine urbana è la predazione sui colombi. Inizialmente hanno provato con i novelli e i malati e così si sono fatti coraggio. Recente-mente li si è visti persino predare le colombe bianche liberate in Piazza San Pietro dal Papa. I gabbiani, insomma, sono plastici, intelligenti e innovativi, espressioni non dell’istinto ma di pura cultura animale. Che fare dunque? Spiace dirlo, ma molto tempo è stato perso in interventi poco significativi. Un programma serio di contenimento della popolazione urbana di gabbiani necessita di risorse economiche, di appropriate competenze scientifiche, di informazioni ai cittadini e di tempo, che può andare anche oltre l’orizzonte di durata di un’amministrazione. Diversamente ogni città avrà i gabbiani che merita.

Il Corriere della Sera – 6 luglio 2015 

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