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Questo governo è conservatore solo in tema di spesa pubblica

Democrazia difficile, come scrive Angelo Panebianco sul Corriere della sera, la democrazia italiana non ha avuto fortuna col maggioritario, e con le sentenze della Corte costituzionale che corrono può darsi che non le si lasci il tempo d’averne.

Non c’è stato finora cartello elettorale di destra o di sinistra che per vincere non abbia dovuto scendere a patti con l’anima estremista della sua parte politica (i postcomunisti ringhiosi, gli ex neofascisti esaltati, per non parlare dei leghisti smaniosi e dei giustizialisti vaneggianti, tifosi delle procure e della galera a prescindere, con o senza processo, ci siano o no le prove). Adesso, dopo la stagione francotedesca (anzi, soltanto più tedesca) dell’esecutivo bocconiano, alle grandi coalizioni politiche toccherà anche venire a patti con gli estremisti fiscali, presenti sia a destra che a sinistra, e decisi a strizzare la nazione fino a soffocarla pur di lasciare invariata, per ragioni sia astrattamente ideologiche che d’interesse, la spesa corrente. Tutte queste forze, minoritarie ma politicamente ineluttabili, e tanto più potenti quanto più radicali e accanite nelle loro pretese, nonché «alla perenne ricerca» (scrive Panebianco) «d’una leva per rovesciare il tavolo», hanno impedito che la soluzione maggioritaria, in Italia, facesse la sua strada garantendo al paese governi stabili e coerenti.

Di qui una diffusa nostalgia del proporzionale, cioè del sistema che legittima lo strapotere dei gruppuscoli estremisti e il loro primato sulle maggioranze moderate e che, recuperato dopo vent’anni di maggioritario, restaurerebbe l’Italia neolitica della prima repubblica, tutta gruppuscoli di cacciatori di voti e di raccoglitori di tangenti che si battono tra loro per il controllo del territorio. Ci sarebbe, dice sempre Panebianco, un’altra soluzione: l’alleanza (come oggi, sotto l’esecutivo dei prof) tra i grandi partiti di destra e di sinistra allo scopo d’isolare gli estremisti (e magari d’estinguerli, «con molta pazienza e molta vaselina», come diceva Céline).

C’è però una controindicazione: i due maggiori partiti della repubblica, il Popolo della libertà e il partito democratico, non sono poi così moderati come amano presentarsi, né così coerenti come farebbe comodo alla nazione. Finora, lasciando da parte i tempi remoti del compromesso storico, del consociativismo e dell’unità nazionale, c’è stata una sola esperienza di Grosse Koalition in Italia: il governo in carica, quello guidato da Mario Monti.

Ma la maggioranza politica che lo sostiene, cioè i due principali partiti più il cosiddetto Terzo polo, se da un lato ha isolato gli estremisti, che si esibiscono nelle loro danze di guerra fuori e dentro le aule parlamentari, dall’altro lato è una maggioranza sedicente moderata al servizio d’un esecutivo fiscalmente estremista, conservatore in fatto di spesa pubblica, e per di più non eletto ma autonominato, anzi proclamato dal Quirinale, nonché eterodiretto dalle istituzioni europee. Più che l’inizio d’un esperimento sociale, sembra il solito invito a lasciare ogni speranza, o noi che entriamo.

ItaliaOggi – 21 gennaio 2012

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