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Rabbia, 60mila vittime nel mondo, 36mila solo in Africa ogni anno. Il network Resolab e le attività del Centro di referenza

centro-di-referenza-nazionale-oie-fao-rabbiaQualche anno fa l’Italia fu colpita da un’epidemia di rabbia, ma grazie all’intervento tempestivo dei servizi sanitari e al sostegno della comunità europea la malattia fu eradicata. Ora l’Italia è ritornata un paese indenne da rabbia. Purtroppo, in gran parte del mondo interventi come questo non sono possibili per mancanza di sostegni finanziari. Gli animali domestici si ammalano, ed essendo in contatto stretto con la popolazione, trasmettono loro la malattia. Ogni anno la rabbia provoca più di 60mila vittime in tutto il mondo, di cui più di 36mila in Africa. Anche se tutte le fasce di età sono colpite, i bambini con meno di 15 anni sono i più vulnerabili. In media il 40% delle vaccinazioni post-esposizioni sono somministrate ai bambini di età compresa fra 5 e 14 anni. In questo continente la lotta contro la rabbia è un’impresa davvero difficile. Le popolazioni sono afflitte da numerose malattie spesso incompatibili con la vita.

Questo porta in secondo piano le malattie cosiddette “trascurate” poiché le poche risorse disponibili sono destinate ad altre emergenze sanitarie, con impatto sanitario noto (AIDS, malaria, poliomielite, ecc..).

Una soluzione per cambiare questa situazione è fare in modo che i servizi veterinari possano fare affidamento su laboratori veterinari in grado di svolgere un’attività diagnostica affidabile, e quindi di permettere la dichiarazione ufficiale del reale numero di casi di rabbia canina.

Il network RESOLAB e le attività del Centro di referenza

Con questi obiettivi da ormai più di quattro anni gli esperti del Centro di Referenza FAO per la rabbia dell’IZSVe forniscono un supporto scientifico e tecnico ai laboratori veterinari membri del network RESOLAB (West and Central Africa Veterinary Laboratory Network for avian influenza and other transboundary diseases). Nel dicembre 2010 è stato inoltre creato un sub-network composto di 23 esperti provenienti dall’Africa occidentale e centrale.

Negli ultimi tre anni le missioni di sostegno si sono fatte sempre più frequenti. Dalla megalopoli di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), alla sua vicina Brazzaville (Rep. del Congo), passando per le verdi foreste di Garoua (Camerun), Libreville (Gabon) e Kigali (Ruanda), il team di virologi dell’IZSVe ha cercato di formare tecnici e veterinari africani, sulle tecniche di diagnostica di base della rabbia.

Il laboratorio di Brazzaville in Congo è un esempio dei risultati che queste missioni stanno producendo. Contestualmente all’avvio delle attività sulla rabbia nel Laboratoire de diagnostic vétérinaire de Brazzaville nel giugno 2013, è stato segnalato nel Paese un incremento dei casi di morsicatura nella popolazione, fino alla segnalazione, nell’ottobre 2013, del primo caso umano sospetto di rabbia, con esito fatale.

Purtroppo, in Congo come nella maggior parte della regione, non è disponibile alcuna conferma di laboratorio dei casi umani. Grazie alla prontezza dei servizi veterinari locali, qualche giorno dopo, il primo campione di origine animale (un cane morsicatore) proveniente da PointeNoire (il luogo della sospetta epidemia) è stato inviato al laboratorio veterinario di Brazzaville che ha quindi confermato l’infezione. Per la prima volta nella storia di questo Paese la rabbia è stata dichiarata, a livello nazionale e internazionale, ufficialmente presente sul territorio.

Per approfondire

RESOLAB – Rabies subnetwork

Fonte: IzsVe – 29 maggio 2015 

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