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Redditest, spese non sono uguali. Brillante dà coerenza, Fido no

Per il Redditest non tutte le spese sono uguali. L’autodiagnostico evidenzia infatti situazioni di coerenza o incoerenza semplicemente trasferendo lo stesso ammontare di spesa da una voce all’altra.

È il caso, per esempio, della suddivisione dello stesso importo complessivo fra le varie voci che formano il settore delle spese sostenute per le abitazioni o quelle per il tempo libero e la cultura.

Difficile capire quale sia la logica sottostante a questi tipi di comportamenti quasi schizzofrenici del Redditest. Sicuramente è l’effetto di coefficienti di ponderazione e di funzioni di stima assegnate alle singole voci di spesa che fanno lievitare il livello (criptato) di reddito sinteticamente stimato dall’applicativo software. Per ora, essendo oscurato sia il procedimento di calcolo che lo stesso risultato redditometrico dell’elaborazione software, è impossibile capire sulla base di quali parametri ciò possa avvenire.

Si tratta tuttavia di una sorpresa poco piacevole per i contribuenti che dimostra che a parità di spesa sostenuta nell’anno non si ottiene affatto una parità di responso ai fini del redditometro come ha invece sostenuto più volte il direttore Befera durante la presentazione del Redditest. Per cercare di comprendere la logica di funzionamento dell’applicativo diffuso martedì scorso dall’agenzia delle entrate, abbiamo costruito un semplicissimo caso pilota.

Un contribuente singolo che possiede la propria casa di abitazione (categoria catastale A/2) e un’autovettura della potenza di 30 KW. Risiede in Padova e dichiara un reddito piuttosto modesto pari a 15.000 euro l’anno. Come si può facilmente comprendere semplicemente analizzando le suddette variabili, il caso volutamente preso a campione è già di per sé precario e al limite fra la coerenza e l’incoerenza. Se a tale situazione limite andiamo ad aggiungere un importo di spesa annua di euro 10.000 vediamo come l’imputazione della stessa ad una o all’altra categorie di spesa corrisponda al passaggio dalla coerenza all’incoerenza.

Al di là della situazione limite appositamente e volutamente costruita le simulazioni effettuate dimostrano proprio quello che dicevamo in partenza: nel nuovo redditometro le spese non sono tutte eguali.

Prendiamo ad esempio in considerazione lo splittamento delle spese di euro 10.000 nelle varie componenti della categoria «spesa per abitazioni». Vedremo che il Redditest mette in discussione le scelte energetiche effettuate dal nostro contribuente padovano punendolo severamente con l’incoerenza qualora scelga l’energia elettrica al gas, che in tale ambito sembra essere la voce a minor impatto redditometrico.

Se poi le stesse diecimila euro vengono ripartite fra le varie voci che costituiscono la categoria delle «spese varie», otteniamo gli stessi curiosi risultati visti sopra. Se tale somma è infatti interamente stata utilizzata per sostenere delle spese mediche il nostro contribuente resta coerente al Redditest mentre diviene incoerente se tale importo è servito per sostenere i costi relativi ad eventuali animali domestici posseduti (spese veterinarie, farmaci, alimentazione, etc).

Incomprensibilmente il nostro contribuente resta invece nella zona verde di coerenza al nuovo redditometro, anche nel caso in cui decida di destinare tutta la somma disponibile (10.000 euro) per acquistare dei gioielli. Se passiamo poi al settore del «tempo libero» e più in generale della «cura della persona» il sostenimento delle spese pari a diecimila euro rende sempre incoerente il nostro contribuente.

Ovvio che le spese che pesano maggiormente ed alle quali sono stati molto probabilmente attribuiti i coefficienti moltiplicatori più elevati, sono quelle appartenenti proprio all’aerea «tempo libero e cura della persona», come evidenziano anche le simulazioni effettuate. Tuttavia esistono situazioni abbastanza paradossali anche addentrandosi in altri comparti di spesa non presenti nella tabella in pagina.

Nel settore delle spese per istruzione, per esempio, pesano in maniera determinante le eventuali spese sostenute dal contribuente per pagare l’affitto dell’alloggio fuori sede. Queste ultime sono più rilevanti in termini di ponderazione rispetto alle spese sostenute per lo stesso master o corso universitario. Altri esempi si potrebbero fare anche per le altre categorie di spese.

Questo diverso peso attribuito dal software ad alcune voci di spesa piuttosto che ad altre può essere spiegata in due soli modi: o si tratta di errori o disfunzioni che in qualche misura devono essere corretti o sterilizzati al massimo, oppure si tratta di una scelta precisa che lascia intravedere anche una sorta di «funzione sociale del redditometro» sulla base del quale è il fisco ad orientare i consumi dei contribuenti italiani.

ItaliaOggi – 26 novembre 2012

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