Breaking news

Sei in:

Reddito di cittadinanza, 740 mila perdono l’assegno entro l’anno. Per loro saranno finiti i primi 18 mesi di sostegno, la legge prevede il rinnovo ma le norme non sono chiare

Entro la fine dell’anno scadono 740 mila assegni di reddito di cittadinanza, dal valore medio di 525 euro mensili. In ottobre toccherà a 520 mila famiglie, le prime a incassare il sussidio nell’aprile 2019. Poi ad altre 120 mila in novembre e 100 mila in dicembre. In totale sono coinvolti 1,9 milioni di persone. La metà è in 4 Regioni: Campania, Sicilia, Puglia, Lazio. Dopo 18 mesi, dice la legge 26 del 2019, il reddito finisce. Ma può essere rinnovato per altri 18 mesi all’infinito, non c’è un termine sempre che tra i due periodi ci sia una sospensione di 30 giorni. Periodo durante il quale chi è interessato deve rifare l’Isee e ripresentare la domanda a Inps, Poste o Caf, sempre che i suoi requisiti anagrafici, di reddito e patrimonio non siano cambiati. E qui il punto.
Repubblica. Molti beneficiari non gradiscono l’interruzione, preferendo una proroga indefinita, come dimostrano alcune proteste a Palermo. Le Regioni sono in fibrillazione, perché non sanno cosa succede ai percorsi di formazione e ricerca di un’occupazione già attivati: al momento non ci sono istruzioni. Mancano norme o circolari di passaggio.
In realtà è tutta la macchina del reddito di cittadinanza ad essere inceppata. Il monitoraggio è lacunoso. Il ministero del Lavoro doveva costruire un sistema informativo con due piattaforme digitali: una di Anpal per il coordinamento con i centri per l’impiego e l’altra presso il dicastero per l’interazione con i Comuni. Il piano tecnico di interoperabilità delle due piattaforme non esiste. Le banche dati non comunicano. Si procede in ordine sparso. Nessuno sa veramente chi fa cosa, quanti posti sono stati creati, quanti poveri assistiti e con quali percorsi di reinserimento, quanti sono i “furbetti” che prendono il sussidio e lavorano in nero, delinquono o in carcere. Ci si affida ai controlli a campione della Guardia di Finanza.
Ecco dunque i nodi al pettine, quando tra 15 giorni, i primi assegni scadranno. Non solo caos burocratico. Tecnicamente, dice la legge, al rinnovo del reddito la famosa offerta di lavoro congrua può avvenire ovunque in Italia: cade la tripla offerta, di cui la prima entro 100 chilometri e la seconda entro 250 chilometri dalla residenza. I beneficiari scaduti e poi eventualmente rinnovati devono accettare la prima offerta utile per non decadere dal sostegno.
Reggerà questa norma? O evaporerà per la pandemia? E quante di queste 720 mila famiglie, quanti tra gli 1,9 milioni dei loro componenti, hanno già sottoscritto il Patto per il lavoro e devono perciò attivarsi? Nessuno lo sa.
Fino al 17 luglio i decreti Cura Italia e Rilancio hanno sospeso le condizionalità legate al reddito: con i centri per l’impiego chiusi, gli addetti e i navigator in remoto al massimo hanno fatto qualche chiamata e riempito qualche scheda. Nessuna tripla offerta di lavoro congrua: semmai ci fosse stata, sarebbe arrivata – anche qui una deroga Covid – solo nel Comune di residenza, non oltre. Ma è successo? Difficile. E dal 17 luglio? I centri per l’impiego – per la maggior parte – continuano a essere chiusi. Conclusione: chi ha preso il reddito in questi primi 18 mesi di esistenza di fatto ha solo ricevuto i soldi sulla card gialla. Stop. Li ha spesi? Per legge vanno spesi tutti entro il mese successivo, pena una decurtazione mensile e poi semestrale del 20%, fino alla revoca. Il decreto del ministero del Lavoro che doveva dettagliare le modalità di decurtazione è datato 2 marzo 2020, pubblicato in Gazzetta ufficiale (e quindi entrato in vigore) solo il 30 giugno. Da agosto dovevano scattare i tagli. L’Inps prima ha confermato l’iter con il messaggio del 28 luglio. Poi – dopo le proteste di alcuni percettori che hanno scoperto super-tagli ingiustificati – tre giorni fa è tornata indietro con un curioso avviso su Facebook: “Alcune spese richiedono affinamento del calcolo. Annulliamo tutte le decurtazioni”.
E i posti di lavoro trovati? Per Anpal sono 196 mila contratti su 1 milione di occupabili, di cui 100 mila ancora in vita. Inps conta però 160 mila assegni di reddito decaduti: lì dentro c’è di tutto, occupati e “furbetti”. Qual è il dato vero? E quale ruolo hanno giocato i navigator, visto che neanche l’assegno di ricollocazione è mai partito? Silenzio generale

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top