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Relazione sullo stato sanitario del Paese: tra luci e ombre e dopo otto anni di assenza, l’edizione 2017-2021 del documento-base di programmazione dei servizi sanitari

Dopo otto anni di “assenza” torna in scena laRelazione sullo stato sanitario del Paese , appena pubblicata sul sito del ministero della Salute.L’ultima è datata 2014 e si riferiva ai due anni precedenti. Questa è relativa a cinque anni (2017-2021) ed è stata pubblicata nel 2022, nonostante nelle premesse di tutte le edizioni sia scritto a chiare lettere che la Relazione è, per Governo, Parlamento e non solo “una componente essenziale per la pianificazione e programmazione del Servizio sanitario nazionale, in quanto funge da strumento organico di valutazione degli obiettivi di salute raggiunti e delle strategie poste in essere per il loro conseguimento, al fine di valorizzare la promozione della salute e riorganizzare le reti assistenziali, riposizionando gli assistiti al centro di un sistema di cure integrate”. La Relazione sullo stato sanitario del Paese

La Relazione appena pubblicata affronta soprattutto le questioni aperte negli ultimi anni, come ad esempio la rinuncia alle cure e il nuovo sistema di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza, ampiamente affrontati nei report di Salutequità , associazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute , che da tempo ormai ha sottolineato i risvolti negativi nella programmazione e nelle gestione dei servizi dell’assenza di un documento di questa rilevanza.
Rilevanza che presenta tuttavia luci e ombre. Ecco alcuni dei passaggi sui principali argomenti della Relazione individuati da Salutequità attraverso l’analisi del testo.
Speranza di vita
“Nel 2020, l’eccesso di mortalità provocato dalla pandemia da Covid-19 ha comportato in un solo anno a livello nazionale la perdita di 1,3 anni di vita attesa alla nascita per gli uomini (da 81,1 nel 2019 a 79,8 nel 2020) e di 0,9 per le donne (da 85,4 a 84,5), con un impatto sensibilmente differenziato sul territorio. L’eccesso di mortalità, registrato anche nel 2021, è stato un po’ meno severo confrontato con quello del 2020. Nel 2021 il Nord recupera rispetto all’anno precedente ben 1,1 anni per gli uomini e 0,8 anni per le donne. Nel Mezzogiorno, invece, i livelli di sopravvivenza continuano a peggiorare anche nel 2021, al punto che rispetto al 2019 si perdono complessivamente 1,3 anni per gli uomini e 0,9 anni per le donne. Nemmeno il Centro recupera il calo registrato nel 2020, sebbene la perdita sia stata minore”.
Aggiornamento Lea
“Due richieste su tre sono state avanzate da associazioni di pazienti o da singoli cittadini. Poco più di un quinto delle richieste proviene da Amministrazioni regionali, aziende erogatrici di prestazioni sanitarie, strutture di ricerca o Società scientifiche. Il restante decimo delle richieste è stato proposto da produttori di farmaci o di dispositivi medici.
Al 2 settembre 2021, sono state proposte le 61 richieste di aggiornamento Lea esaminate.
I lavori sono in corso nelle Sottocommissioni per altre 27 richieste. Ulteriori 31 richieste sono in attesa di definizione previo parere da parte dell’Iss oppure di Associazioni scientifiche di settore o del Consiglio Superiore di Sanità (Css). Infine, 76 richieste risultano, a maggio 2022, in fase di prima istruttoria”.
Pronto Soccorso
“Nel 2020, hanno caratterizzato dall’emergenza pandemica, gli accessi al pronto soccorso, a fronte di un volume pari a 21.117.416 nell’anno 2019, hanno subito una riduzione di circa il 38% caratterizzata da una diminuzione dell’86% dei codici triage bianchi e verdi”.
Screening oncologici organizzati e prestazioni sanitarie
“In merito al confronto 2020-2021 verso il periodo di riferimento standard 2019 si osserva una riduzione relativa di partecipazione pari al 10%, 20% e 13% nello screening mammografico, cervicale e colorettale, rispettivamente.
L’analisi sui dati del flusso SDO 2021, ancora in corso di consolidamento, mostra una ripresa dell’attività ospedaliera, con un aumento complessivo di 371.136 ricoveri rispetto al 2020”.
Rinuncia alle cure
Dal 2019 al 2020 cresce molto il tasso di rinuncia alle cure.
Aderenza alle terapie e Piano nazionale della Cronicità (Pnc)
“In generale, da una disamina di tutte le pali patologie croniche, la categoria terapeutica in cui si riscontra una più alta percentuale di soggetti alto-aderenti (con una copertura al trattamento superiore o uguale all’80% del periodo osservato) è rappresentata dai farmaci per l’osteoporosi (67,7%), seguita, per la sola popolazione maschile, dai farmaci per l’ipertrofia prostatica benigna (62,8%) e infine dai farmaci antiaggreganti (59,7%). Al contrario, le categorie terapeutiche in cui si riscontrano percentuali più alte di soggetti basso-aderenti (con una copertura al trattamento inferiore al 40% del periodo osservato) sono rappresentate dai farmaci per i disturbi ostruttivi delle vie respiratorie (42,2%) e dai farmaci antidiabetici (28,9%). In generale, la percentuale di soggetti con alta aderenza presenta una notevole variabilità regionale, con il Nord che mostra un profilo di aderenza superiore rispetto alle Regioni del Centro e del Sud e Isole”.
Il Piano Nazionale della Cronicità (Pnc)… è un piano che pone al centro il cittadino, con i suoi bisogni, per “contribuire al miglioramento della tutela per le persone affette da malattie croniche, riducendone il peso sull’individuo, sulla sua famiglia e sul contesto sociale, migliorando la qualità di vita, rendendo più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza e assicurando maggiore uniformità ed equità di accesso ai cittadini. Pur essendo stato condiviso da tutte le Regioni, sono poche quelle che hanno iniziato a renderlo operativo.
I compiti affidati alle Regioni per attuare il Pnc, per un’adeguata risposta ai bisogni assistenziali emergenti, grazie a una presa in carico responsabile e coordinata sul territorio, si auspica che trovino maggiore adesione grazie alle nuove disponibilità finanziarie da investire in questo settore”.
Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea
“Per quanto concerne il NSG, la lettura dei risultati – calcolati a fini informativi – dell’anno 2020 evidenzia, relativamente agli indicatori “Core”, diverse criticità attribuibili all’evento pandemico. Nell’area ospedaliera, la dinamica dei punteggi rilevati per diversi indicatori di appropriatezza è completamente saturata a causa della notevole diminuzione dei ricoveri (tasso di ospedalizzazione). Nell’area prevenzione, i punteggi di quattro indicatori (su sei) hanno subito un peggioramento marcato (screening, vaccinazioni, copertura delle attività di controllo su animali ecc.) rispetto al 2019. L’area distrettuale registra diverse variazioni anomale rispetto all’anno precedente (emergenza-urgenza, consumo di farmaci ecc.)”.
Copertura incremento costi Regioni 2019-2021
“L’incremento della quota di fondo indistinto 2021 rispetto al 2019, comprensiva delle quote premiali, sommato alle ulteriori risorse messe a disposizione dalle norme nazionali (risorse Covid-19 2021, accantonamenti Covid-19 2020 da poter utilizzare nel 2021, ulteriore contributo statale per la copertura dei costi Covid-19 derivante dal payback), è stato sostanzialmente sufficiente a coprire gli incrementi dei costi registrati nel medesimo periodo 2019-2021”.
Disavanzo sanità Regioni in Piano di rientro
“Con riferimento, infine, all’anno 2021, dalle risultanze dei dati di IV Trimestre 2021 si evidenzia un generale peggioramento di quasi tutte le Regioni, in particolare della Regione Puglia, che registra un disavanzo prima delle coperture pari a 239 milioni di euro.
Lazio: –83,5 mln euro; Abruzzo: 0,7 mln euro; Molise: –60 mln euro; Campania: –69,5 mln euro; Puglia: –239 mln euro; Calabria: +27 mln euro; Sicilia: 0,5 mln euro”.
In definitiva, è un r isultato indubbiamente positivo la pubblicazione della Relazione, che consente di avere una panoramica indispensabile del Ssn per affrontare criticità come le disuguaglianze nell’assistenza. Ma lasciare indietro per così tanto tempo documenti ufficiali come questi incide sulla corretta capacità di programmazione del Servizio sanitario nazionale, dal finanziamento del Ssn al personale sanitario ad altre questioni prioritarie. Soddisfazione per aver ritrovato nella relazione la prospettiva di aggiornamento degli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea, una priorità che Salutequità ha affrontato e posto all’attenzione del ministero della Salute e delle Regioni con una specifica Gap Analysis.
Ora però è necessario pubblicare anche i dati (con il dettaglio regionale) sulla garanzia dei Lea 2020-2021, quelli sullo stato di attuazione dei Piani regionali di recupero delle liste di attesa per i quali il Governo ha impegna oltre mezzo miliardo di euro, approvare il Decreto Tariffe per l’attuazione dei Nuovi Lea del 2017 e rilanciare l’attuazione e l’ammodernamento del Piano nazionale della Cronicità.

Con la pandemia è boom della spesa per beni e servizi che è diventata la prima voce superando quella per il personale. E nel 2021 torna a crescere quella per gli acquisti da privato

Sono alcuni dei numeri contenuti nella Relazione al Parlamento sullo Stato Sanitario del Paese 2017-2021 del Ministero della Salute. La spesa per consumi intermedi (in gran parte farmaci ospedalieri e dispositivi medici) è diventata la prima voce con il 31,46% del totale pari a 39 mld. Segue quella per il personale al 30,29% e l’assistenza da privato che tocca il 20,53%. Per la medicina di base la spesa è vicino al 6%. LA RELAZIONE

Con la pandemia si è registrato un vero e proprio boom della spesa per i consumi intermedi (beni e servizi tra cui i farmaci e i dispositivi medici sono l’ago della bilancia). Dal 2019 al 2021 la spesa è cresciuta di oltre il 10% e ad oggi rappresenta oltre il 31% del totale della spesa sanitaria del 2021. A mettere nero su bianco questo andamento è la Relazione al Parlamento sullo Stato Sanitario del Paese 2017-2021 appena pubblicata dal Ministero della Salute dopo 8 anni in cui non era stata redatta.

Questo trend ha fatto si che la spesa per i consumi intermedi sia diventata la prima voce di spesa. Segue quella per il personale al 30,29% e l’assistenza da privato che tocca il 20,53%.

La spesa sanitaria. Sulla base dei dati depositati dalle Regioni e dalle Province Autonome nel Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) con riferimento al 4° trimestre 2021, la spesa complessivamente sostenuta del Servizio sanitario nazionale (SSN) per la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ammonta, nell’anno 2021, a 124.176 milioni di euro. Nel periodo in esame, 2017-2021, si evidenzia un andamento crescente, passando da 113.590 milioni di euro nel 2017 a 124.176 milioni nel 2021, con un incremento complessivo, nell’intervallo di tempo considerato, di circa il 9,3%. L’incremento più significativo si rileva negli anni 2020 (+3,3%) e 2021 (+3,2) a causa dei maggiori costi sostenuti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Principali novità Fino al 2019 la spesa evidenzia un andamento complessivamente costante, determinato dall’effetto frenante dei vari interventi in tema di contenimento e razionalizzazione imposti dalla normativa nazionale e regionale, che hanno interessato tutte le componenti ma particolarmente il personale e gli acquisti di prestazioni di assistenza ospedaliera e specialistica da operatori privati accreditati. Si rappresenta di seguito la composizione della spesa con riferimento all’anno 2021 e ’incidenza percentuale di ciascuna componente. Con riferimento all’andamento dei singoli aggregati di spesa si evidenzia quanto segue. Redditi da lavoro dipendente

Costo personale. L’aggregato ricomprende i costi del personale degli Enti del SSN, appartenente ai ruoli sanitario, professionale, amministrativo e tecnico, nonché il costo relativo alla corresponsione dell’indennità per il personale universitario (“Indennità De Maria”). A partire dal 2017 il costo rilevato presenta un andamento crescente, sia a causa dei rinnovi contrattuali intervenuti con riferimento al triennio 2016-2018, sia per la cessazione di vincoli derivanti da norme nazionali orientate al contenimento e razionalizzazione della spesa e, con riferimento al 2020, per le nuove norme volte al rafforzamento del SSN per il contrasto all’emergenza da Covid-19. Il costo rilevato nel 2021 rappresenta circa il 30% del totale della spesa complessivamente sostenuta dal SSN. Nel periodo in esame, 2017-2021, si evidenzia un incremento del 9,52%, passando da 34.268 a 37.615 milioni di euro.

Consumi intermedi I consumi intermedi incidono, nel 2021, per il 31,5% circa sul totale della spesa sanitaria. L’analisi del trend si caratterizza, nell’arco di tempo considerato, da un incremento significativo nel 2020 con un peso percentuale del 10,2% rispetto al 2019. Negli anni fino al 2019 la dinamica risulta invece contenuta grazie allo sviluppo di strumenti a supporto delle Regioni, quale per esempio la centralizzazione degli acquisti, e all’imposizione di tetti che hanno contribuito al contenimento della spesa. Tra le voci di costo più significative all’interno dell’aggregato sono da segnalare gli acquisti diretti di farmaci, a livello territoriale e ospedaliero, e di dispositivi medici. Con riferimento ai farmaci, in particolare, va considerato l’effetto del potenziamento della distribuzione diretta che ha determinato comunque una crescita della spesa nonostante le misure di contenimento.

Farmaceutica convenzionata La spesa tra il 2017 e il 2020 è passata da 7.592 a 7.374 milioni di euro con una variazione percentuale negativa del 3,5% tra il 2019 e il 2020 dovuta alle restrizioni legate all’emergenza da Covid-19. L’andamento dell’aggregato negli anni in esame è determinato anche dalle misure di contenimento, incluso il tetto di spesa, adottate ormai da molti anni e dalla spinta verso la distribuzione diretta e per conto dei farmaci.

Medicina di base I costi per la medicina di base nel 2021 sono pari a 7.159 milioni di euro e rappresentano il 6% circa della spesa complessivamente sostenuta. Con riferimento al periodo considerato, si evidenzia un andamento sostanzialmente costante fino al 2019. L’incremento riscontrato a partire dal 2019 è riconducibile sia al rinnovo delle convenzioni sia ai maggiori costi sostenuti per fronteggiare l’emergenza da Covid-19.

Acquisto di prestazioni di assistenza specialistica e ospedaliera da privato Comprende gli acquisti di prestazioni da convenzionati SUMAI (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria), da ospedali classificati, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) privati, policlinici privati e altri operatori privati accreditati. I costi per l’acquisto di prestazioni di assistenza specialistica ammontano nel 2021 a 5.122 milioni di euro, con un incremento dell’8,9% rispetto al 2020, e incidono sul totale della spesa per il 4,13%. L’andamento registrato negli anni fino al 2019 appare sostanzialmente costante sia per effetto dell’adozione degli strumenti di governo della spesa adottati sia a livello nazionale che a livello regionale, sia grazie al consolidamento del processo che ha comportato una maggiore erogazione in ambito ambulatoriale di alcune prestazioni ritenute inappropriate in ambito ospedaliero. I costi per l’acquisto di prestazioni ospedaliere ammontano, nel 2021, a 9.179 milioni di euro e incidono sul totale della spesa con una percentuale del 7,39%.

L’andamento dei costi sia per l’assistenza ospedaliera sia per la specialistica appare costante fino al 2019, mentre nel 2020 si assiste a una flessione pari, rispettivamente, al 2,9% e al 5,7%. Tale flessione è determinata, in particolare, dalla possibilità data alle Regioni dall’art. 5 sexies del Decreto Legge n. 18 del 2020 di rimodulare o sospendere le attività di ricovero e ambulatoriali differibili e non urgenti in relazione all’emergenza pandemica. Le misure introdotte dal Decreto Legge n. 95/2012 tese a stabilizzare tale tipologia di spesa, ancorandone il livello massimo consentito al valore dell’anno 2011 – 2%, sono state integrate nel corso degli ultimi anni (al netto degli effetti determinati dalla normativa emergenziale adottata per la pandemia da Covid-19) con deroghe relative a particolari prestazioni (per es., alta complessità) che ne hanno in parte consentito un lieve incremento, anche in considerazione della modifica del vincolo di spesa dettato dal Decreto Legge n. 124/2019, art. 45, comma 1-ter, che ha individuato il livello massimo di spesa per tale aggregato al valore registrato nell’anno 2011, fermo restando il rispetto dell’equilibrio economico e finanziario del SSN.

Altra assistenza da privato L’aggregato ricomprende tra l’altro gli acquisti di prestazioni di assistenza protesica, integrativa, riabilitativa, psichiatria, file F, prestazioni termali e sociosanitarie a rilevanza sanitaria. Complessivamente, nel 2021, tali prestazioni incidono per il 9,01% sul totale della spesa.

Altre componenti di spesa Sono le voci residuali della spesa sanitaria, quali ammortamenti, imposte e tasse ecc. Il valore complessivo, pari a circa 7.467 milioni di euro nel 2021, incide sul totale della spesa con un valore pari a circa il 6%.

 

 

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