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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Renzi pensa a un ministero per il Sud con la cassaforte dei fondi europei. Un portafoglio di 100 miliardi in sette anni
    Notizie ed Approfondimenti

    Renzi pensa a un ministero per il Sud con la cassaforte dei fondi europei. Un portafoglio di 100 miliardi in sette anni

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche5 Febbraio 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Paolo Baroni. L’ultima idea di Matteo Renzi è quella di cogliere al balzo l’occasione e, visto che c’è da sostituire una ministra, trasformare gli Affari regionali nel ministero per il Mezzogiorno a cui verrebbe affidata pure la gestione dei fondi europei. Un pacchetto consistente di miliardi (il solo piano 2007-2013 ne valeva quasi 100) fino ad ora ritenuto altamente strategico, perchè è da queste risorse che dipendono gran parte dei nuovi investimenti (dalle grandi opere alla banda larga) e per questo tenuto ben stretto da palazzo Chigi.

    In pole c’è una giovane

    Al posto di Maria Carmela Lanzetta, dimessasi non senza polemiche nei giorni scorsi dagli Affari regionali, dovrebbe andare un’altra donna. «Esce una entra una», ha spiegato l’altra sera il premier durante Porta a porta. Anche in questa occasione Renzi vorrebbe valorizzare una nuova leva del pd, una giovane. Per questo, al momento, i nomi più accreditati per il nuovo dicastero sono due: Valentina Paris, avellinese, attuale responsabile Enti locali nella segreteria Pd in quota Giovani turchi, e l’umbra Anna Ascani, area Letta. Ma si parla anche di Anna Finocchiaro, Enza Bruno Bossio, Stefania Covello, Magda Culotta.

    Dal carrozzone all’agenzia

    Per ora il progetto, che ha molto il sapore di prima Repubblica ed occhieggia al boom economico degli anni Sessanta, è appena abbozzato e non è detto che il sottosegretario Graziano Delrio, a cui nel frattempo è finita questa delega così pesante, si faccia sfilare di buon grado un portafoglio tanto ricco. Se invece l’operazione andasse in porto si ritornerebbe in qualche modo alla struttura dell’ultimo governo Berlusconi, con Raffaele Fitto titolare sia degli affari regionali che del Mezzogiorno (ma non della cassa che invece veniva gestita da Tremonti). Mentre risale al 1992 (governo Amato) l’abolizione del ministero per il Mezzogiorno che in quell’anno venne accorpato al Bilancio. Il periodo d’oro risale però alla metà degli anni ’80 quando per effetto della legge 64 disponeva della bellezza di circa 120mila miliardi di lire dell’epoca. Dopo lo scioglimento le competenze sulle aree del Sud sono finite nel grande calderone del ministero dell’Economia e le funzioni attribuite ad uno specifico Dipartimento, che in seguito è passato sotto l’ala dello Sviluppo economico. Più di recente è stato poi trasformato in «Agenzia per la coesione» sotto la direzione di palazzo Chigi. L’ultimo bilancio dell’attività è lusinghiero: a fine 2014 su 52 programmi operativi ben 49 avevano raggiunto i target previsti e la spesa dei fondi strutturali europei ha superato il 70% toccando quota 33 miliardi, 1,9 in più dell’ammontare in scadenza.

    Tour d’ascolto

    Ora si cambia, o si cerca di allungare ulteriormente il passo. Si punta direttamente sul Mezzogiorno nella convinzione che una parte importante della ripresa del Paese possa essere generata qui. Non è un caso che in parallelo Renzi pensi così ad un tour tra la gente che potrebbe partire da Melfi e toccare poi Piombino. L’idea è quella di incontrare i cittadini e confrontarsi, sia nei luoghi della crisi come in quelli della ripartenza del Paese.

    La Stampa – 5 febbraio 2015 

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