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Retroscena. Decretone Balduzzi entro l’estate e Patto per la Salute entro il 31 luglio. Ma li vedremo mai?

1a1a1_1aabalduzzi_pensaIl ministro ha assicurato che entro l’estate arriverà in Cdm il suo decreto per il riassetto di molti capitoli sanitari. Farmaci e farmacie, intramoenia, cure primarie e molto altro. E tra dieci giorni scade il limite per fare il nuovo Patto per la Salute così da gestire insieme la spending review. Ma andrà veramente così? Lo attendono (e lo temono) in tanti. Stiamo parlando del decreto “omnibus” sulla sanità annunciato dal ministro Balduzzi per la prima volta un mese fa. Il motivo di tanta attesa sta nella ricchezza delle materie trattate che, risolte le questioni di razionalizzazione della spesa affidate alla spending review, costituiscono comunque un “pacchetto” notevole di mini riforme. In tutto, stando alle indiscrezioni, una dozzina di capitoli variamente articolati.

Tutela dei brevetti farmaceutici e accesso ai farmaci innovativi, concorsi per le farmacie, intramoenia e responsabilità professionale, riassetto delle cure primarie, Onaosi, fascicolo sanitario elettronico, dispositivi e apparecchiature mediche, indennizzi a persone danneggiate da vaccinazioni e trasfusioni, stretta sui tabacchi ai minori di 18 anni, nuove competenze per i dirigenti del ministero della Salute e soppressione di alcuni enti sanitari.

I boatos tra gli addetti sembrano confermare che la traccia del testo sarà quella anticipata a fine giugno, depurata dai tagli alla spesa e dal riordino della Croce Rossa che hanno assunto altre forme normative, e con l’aggiunta del riordino delle cure primarie con numerose modifiche all’art. 8 della 502.

La maggior parte dei temi trattati è molto “calda”. Basti pensare a intramoenia, responsabilità professionale e cure primarie, sulle quali da anni si sta cercando di trovare un riassetto stabile e condiviso, ma senza successo.

Ma anche altre questioni, come la nuova normativa sulla copertura brevettuale e l’accesso ai farmaci innovativi o i concorsi per le nuove farmacie (regolati pochi mesi fa dal decreto sulle liberalizzazioni e che oggi, per stessa ammissione del ministero della Salute, sono da rivedere per ottimizzarne il percorso correggendo alcune distorsioni del decreto in vigore), sono ovviamente oggetto di attenzione.

Ma il tutto sembra avvenire, almeno fino ad ora, in modo molto disarticolato. Prima la presentazione informale di Balduzzi afine giugno in Cdm di una bozza, mai ufficializzata, che poi viene ritirata per non interferire nel cammino della spending review. Poi, e siamo all’oggi, gli annunci ripetuti del ministro sulla prossima presentazione del provvedimento, depurato degli aspetti economici.

In questo avanti e indietro le Regioni sembrano assistere attonite, quasi distaccate, di fronte agli annunci ripetuti e alle bozze circolanti grazie a qualche anticipazione mediatica. Ora apprendiamo che la parte riguardante la riforma delle cure primarie (vedi nostra anticipazione) sarà discussa lunedì prossimo alla Commissione salute delle Regioni. Ma, sembra di capire, senza molta convinzione, visto che arriverebbe sul tavoilo quasi per chiedere un sì o un no e non, come vorrebbero le Regioni, per “lavorarci insieme”.

Per non parlare delle altre materie del decretone, sulle quali le Regioni non si sono mai pronunciate perché mai coinvolte ufficialmente nella predisposizione delle norme.

Ma c’è anche un’altra questione che lascia perplessi gli addetti. Ed è la natura giuridica del provvedimento. Se infatti poteva giustificarsi facilmente la necessità del decreto legge in presenza di norme di razionalizzazione della spesa che comparivano nella versione originale, oggi, senza quelle misure trasferite nella spending review, non è chiaro su cosa possa basarsi la richiesta di un decreto legge che, come è noto, deve avere requisiti di necessità e urgenza. Nessuno dei punti toccati dal provvedimento presenta infatti caratteristiche tali da richiedere un decreto legge (anche se, va detto, di decreti legge non così urgenti ne abbiamo visti parecchi negli ultimi anni) e quindi il primo dilemma è se il tutto non dovrà essere contenuto in un disegno di legge, il cui iter è tutt’altro che scontato, in considerazione dei tempi ormai ristretti della legislatura.

E anche nel caso passasse l’ipotesi del decreto legge, c’è poi il dubbio sui tempi. Subito, con il rischio di “perdere” i 30 giorni di agosto, quando il Parlamento, se lavorerà, lo farà sulla spending review? Oppure slittare il tutto a settembre con un tour de force che consenta la conversione in legge entro novembre, in tempo, ad esempio, per far sì che non si ripronga il dilemma di un’ennesima proroga all’intramoenia allargata (che scade il 31 dicembre)?

Ad essere onesti, l’unico elemento normativo urgente, sembrerebbe essere quello dell’aggiornamento delle norme sui concorsi delle farmacie, previste dall’art.11 della legge 27/2012. Concorsi ora di fatto bloccati (vedi sospensione dei concorsi in Puglia), proprio in attesa delle modifiche annunciate dallo stesso ministro Balduzzi e confermate dai suoi uffici in risposta ai quesiti in proposito formulati dalle Regioni.

Insomma, anche su questa vicenda la situazione non è chiara. Come resta del tutto incerta la partita del Patto per la Salute che, secondo la spending review, dovrebbe chiudersi entro il 31 luglio, per consentire alle Regioni di dire la propria sulle misure di risparmio. A quella data manca poco più di una settimana ma segnali di riapertura del tavolo per il Patto non se ne vedono.

Del resto il Patto non si è riusciti a chiuderlo prima della spending, quando si trattava di digerire solo i tagli di Tremonti. Oggi a quella mazzata si aggiungono i nuovi tagli di Monti e Bondi e le Regioni sembrano tutt’altro che intenzionate a metterci la faccia.

Cesare Fassari – quotidianosanita.it  – 21 luglio 2012

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