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Riforma Pa, Cosmed: «Nessun chiarimento dall’incontro con il ministro Madia. La prima urgenza è il rinnovo dei contratti di lavoro»

«La riunione delle confederazioni sindacali presso il ministero della Funzione pubblica per la riforma della pubblica amministrazione si è risolta in un nulla di fatto. Il Ministro Madia dopo aver precisato che i testi in circolazione non sono attendibili, come non lo sarebbero le indiscrezioni giornalistiche, non ha consegnato alcun testo.Il Ministro non ha chiarito nemmeno le intenzioni del governo sulla materia: se intenda procedere con un decreto legge immediatamente esecutivo o con un disegno di legge parlamentare. Sui contenuti non è stato precisato se i provvedimenti interesseranno tutto il pubblico impiego o se saranno esclusi sanità e scuola». E’ questo il commento della Cosmed sull’incontro di questa mattina.

Una riforma epocale che per il momento resta avvolta in una nebulosa. «Smentita la mobilità obbligatoria fino a 100 km – continua Cosmed – mentre viene confermata l’intenzione di tagliare del 50% i permessi e i distacchi sindacali».

La Cosmed ha ricordato la necessità di riaprire la contrattazione con un provvedimento urgente che consenta di definire le aree contrattuali ripristinando un’area della dirigenza sanitaria, indispensabile poi il finanziamento dei rinnovi contrattuali. «Nessuna riforma è possibile – sottolinea – senza ripresa della contrattazione e il rinnovo contrattuale è l’unica sede dove possono essere affrontate questioni come la mobilità. Occorre evitare provvedimenti che non riconoscano le evidenti peculiarità del Ssn con funzioni, contratti e datori di lavoro (Regioni) non riconducibili allo Stato centrale».

La Cosmed ribadisce l’assoluta urgenza di riconvertire i risparmi della spending review e tutti i risparmi derivati da altri provvedimenti in risorse per la stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni.

«Sui permessi sindacali – sottolinea – occorre evitare tagli lineari che penalizzano quelle categorie come la dirigenza che storicamente utilizzano già meno permessi e distacchi, razionalizzando l’intera materia».

Non è stata calendarizzata o prevista una successiva riunione, nota la Cosmed ed erano assenti anche i rappresentanti delle regioni «per completare il quadro di una seduta di sconcertante inutilità».

Le vere urgenze, per la Cosmed: rinnovo dei contratti, rispetto delle specificità, coinvolgimento degli operatori e delle loro organizzazioni sindacali.

«Sei anni senza contratti, blocco del turn-over e flessibilità precarizzante – spiega la Cosmed in una nota – sono veri e propri errori di programmazione che generano problemi anziché risolverne. La riforma della Pa è una necessità per il Paese, ed è una occasione storica ineludibile di rilancio del settore pubblico, per questo deve essere accompagnata da un pieno coinvolgimento del personale dipendente e da una ripresa immediata della contrattazione».

Queste le richieste della Cosmed.

1) Definire con chiarezza il perimetro dei provvedimenti, tutelando la specificità dei settori della sanità e della scuola, evitando di ignorare e stravolgere le peculiarità del sistema sanitario e dei suoi professionisti.

Tali oggettive e innegabili differenze sono particolarmente evidenti per quanto attiene le categorie professionali della dirigenza medica e sanitaria che traggono la propria origine da legislazione specifica (Dlgs 229/99), distinta dalla restante dirigenza pubblica. In tal senso auspichiamo e richiediamo con forza che il provvedimento in oggetto non ignori e stravolga le peculiarità del sistema sanitario che, per dimensioni nonché per le ricadute dirette ed immediate su salute e servizi ai cittadini, richiede specifici interventi.

2) Mantenere i livelli occupazionali complessivi nelle pubbliche amministrazioni. Qualunque provvedimento che comporti la riduzione di personale, comunque non proponibile per il Ssn, deve prevedere una deroga al blocco del turnover e ai piani di rientro, con la possibilità di ripristino immediato della dotazione organica.

3) Parificare l’età dei pensionamenti al settore privato. Anche se pare abbandonato, e comunque non applicabile al Settore Sanitario, il progetto prepensionamenti e anche la questione esonero dal servizio (che ha determinato in passato non pochi problemi), sarebbe però del tutto paradossale mantenere la situazione attuale nella quale, in molti casi, il pensionamento dei dipendenti pubblici è differito rispetto al privato.

In particolare si richiede:

– l’estensione al lavoro pubblico delle previsioni del comma 15 bis della legge Fornero

– l’immediata equiparazione dell’età pensionabile delle donne tra pubblico e privato;

– la proroga oltre il 31.12.15 dell’opzione donna, anche se sarebbe auspicabile la sua estensione a tutti i lavoratori;

– incentivi all’utilizzo del part time negli ultimi anni di servizio che non deve produrre penalizzazioni pensionistiche pena l’inapplicabilità dell’istituto

4) Rinviare alla contrattazione. Nessuna riforma è applicabile senza la ripresa della contrattazione. In particolare gli istituti della mobilità obbligatoria devono trovare un inquadramento contrattuale e opportuni incentivi. Devono essere restituite alla contrattazione parti rilevanti della normativa in accordo con il protocollo del 4 maggio 2012 al quale non è stato dato seguito.

5) Riaprire i tavoli contrattuali e finanziare il rinnovo del contratto fermo dal 2009. E’ indispensabile un atto normativo che consenta la determinazione delle aree contrattuali salvaguardando la specificità della dirigenza sanitaria regolamentata dalla legge 229/99. Non è possibile continuare a parlare di contratto senza che si predispongano preliminari atti normativi, indispensabili per l’apertura dei tavoli e si definisce il finanziamento del rinnovo contrattuale da prevedere nella prossima legge di stabilità.

6) Evitare tagli lineari ai permessi sindacali. La dirigenza ha già dato. In merito all’ipotizzato taglio del 50% dei permessi sindacali, occorre precisare che la dirigenza ha sottoscritto il 5 maggio 2014, con l’approvazione di questo Governo, un contratto-quadro per i permessi e i distacchi che già prevede una riduzione di un terzo dei permessi sindacali. Tale taglio è già operativo. Se si procedesse per decreto a un ulteriore taglio lineare, oltre a contraddire il recente deliberato del Consiglio dei ministri dello scorso aprile, si determinerebbe una sommatoria tale da compromettere le prerogative sindacali della dirigenza con gravi ripercussioni sulla democrazia sindacale penalizzando ulteriormente sigle già ampiamente penalizzate a vantaggio di altre. Comunque non tutte le sigle sindacali fruiscono di finanziamento pubblico per la gestione di patronati. I distacchi nel Ssn, in proporzione alla consistenza numerica dei dipendenti, sono il 25% in meno rispetto alle altre aree dirigenziali e nel comparto il 30% in meno rispetto agli altri comparti.

Per Aldo Grasselli, il presidente della Federazione medici e veterinari (Fvm-Cosmed), l’incontro che i sindacati hanno avuto con il ministro della pubblica amministrazione, Marianna Madia è da considerarsi «inutile».

Grasselli spiega che la ministra Madia «non ha dato risposte puntuali e valutabili sui temi della riforma che domani sarà approvata dal Consiglio dei Ministri. E’ un primo esempio di inefficienza della pubblica amministrazione. E’ quasi imbarazzante, dice, che a meno di 24 ore dall’emanzione di una riforma «epocale», si possa registrare che il ministro invita i sindacati e non solo disconosce i documenti circolati ma ancora non propone un testo del provvedimento legislativo che domani andrà in consiglio dei ministri». La pubblica amministrazione, continua, «deve rispondere alle esigenze dei cittadini, deve essere trasparente. Ci aspettavamo di vedere qualcosa di più che capitoli generici».

L’incontro è, per Grasselli, «da considerarsi per il momento inutile. Se poi il lasso di tempo che passa da oggi fino a domani, consentirà al ministro di recepire le nostre considerazioni e le nostre richieste, allora potrà essere stato utile. Se invece è tutto confezionato ma non disponibile sino ad approvazione avvenuta, di certo oggi c’è solo una cosa: il taglio del 50% della rappresentanza sindacale e distacchi dei permessi» che per Grasselli, «potrà pure essere un risparmio ma non la riteniamo l’unica scelta di cui discutere oggi e neanche, viste le complesse questioni in gioco, neppure quella politicamente più opportuna».

Nel particolare della questione sindacale, il presidente della Fvm sottolinea: «tra i punti elencati ce ne è uno che ipotizza interventi sulla trasparenza dei sindacati. Che però pubblicano i loro bilanci, hanno leggi che ne determinano il funzionamento, hanno la trasparenza che le leggi impongono. Cosa si intenda è difficile da capire, a meno che non si voglia fare populismo a buon mercato».

Sul fronte sanità: «ho trovato preoccupante – spiega – il fatto che si ragioni di riforma di dirigenza sanitaria ma che a quel tavolo mancassero le Regioni.

Noi sanitari dipendiamo dalle Regioni che hanno in questo campo una forte autonomia, che stante l’attuale federalismo ha ancora piena vita. Ciò che regola la sanità è argomento che fino a qui avevamo sempre discusso insieme alle Regioni».

Qualcuno non ha escluso il ricorso allo sciopero: «ma noi no. In campo sanitario significherebbe colpire i nostri utenti, i cittadini. E’ l’ultima delle decisioni possibili, ci auguriamo di non doverci arrivare». Punto importante è quello relativo alle aree di contrattazione. Grasselli auspica una separazione della sanità nella Pa, riservando quindi una specifica area di contrattazione per la dirigenza medico-veterinaria e sanitaria: «già in una precedente occasione avevamo fatto una proposta al ministro – conclude Grasselli- ci aveva detto che la questione sarebbe stata tenuta in considerazione. Oggi invece il ministro è stato molto vago nelle risposte, non abbiamo visto alcun provvedimento che vada in quella direzione».

La Cosmed attenderà il Consiglio dei ministeri di domani per decidere cosa fare. Escluso lo sciopero, «carte alla mano decideremo come rispondere o come contribuire».

12 giugno 2014 

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