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Rimborsi pensioni. La rivolta degli esclusi: «Un milione di ricorsi». Fratelli d’Italia: class action. La Lega: andremo a Strasburgo

I dirigenti d’azienda, tra i più arrabbiati, ci hanno sperato fino all’ultimo minuto. Con il Consiglio dei ministri già iniziato, e la notizia del rimborso delle pensioni limitato a 500 euro sulle prime pagine dei giornali, hanno lanciato, disperati, l’ultimo appello al premier. «Se il decreto è questo, un milione di pensionati viene abbandonato al proprio destino.

Non avremmo altra strada che continuare la lotta» minacciava il presidente della Cida, Silvestre Bartolini. Rincarando la dose, e confermando i propositi bellicosi quando arriva la conferma da Palazzo Chigi.

«La perequazione non è un privilegio, ma un diritto di tutti i pensionati italiani. Daremo battaglia» dice Bartolini. E non è l’unico. La soluzione individuata dal governo per uscire dal pasticcio sulle pensioni scontenta quasi tutti. Non solo i titolari delle pensioni più elevate. Anche a chi ha un assegno più modesto l’idea di chiuderla con 500 euro una tantum piace poco. E così minacciano una nuova sfida nelle aule dei tribunali non solo manager, medici, bancari e tutte le associazioni che tutelano i pensionati più ricchi, ma anche quelle dei consumatori, e Cgil, Cisl e Uil. E naturalmente, per guadagnare consensi, i partiti d’opposizione scatenati, come Fratelli d’Italia, che preannuncia una «class action», o Forza Italia, o la Lega di Matteo Salvini, che minaccia il ricorso alla Corte Ue dei Diritti dell’uomo.

In ogni caso, la battaglia legale per il mancato pieno adeguamento delle pensioni dovrà ripartire da zero. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che forse la teme, ieri è stato chiaro: «I ricorsi dovranno tenere conto che il quadro è cambiato». Non appena il decreto verrà pubblicato in Gazzetta, la pronuncia della Corte sul decreto Monti non avrà più efficacia, ammette Riccardo Troiano, il legale che per conto di Federmanager ha vinto alla Consulta quello che sembra solo il primo tempo della partita.

Nonostante tutto i pensionati sono intenzionati ad andare avanti. Non si arrende la Cida, la federazione dei dirigenti d’azienda, né Federmanager. «Questa è una toppa destinata a non reggere, ci sarà una pioggia di ricorsi. Aspettiamo il decreto poi ci muoveremo» annuncia il presidente, Giorgio Ambrogioni.

«Noi, esclusi da questo provvedimento, siamo il 3% dei contribuenti, ma versiamo il 30% dell’Irpef, questo il governo lo dimentica. E per il 2016 sembra che non ci sia adeguamento per le pensioni più alte. Una scelta temeraria».

Corriere della Sera – 19 maggio 2015 

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