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Ritardi bilanci. E il progetto SuperInps inciampa nei cavilli

Nei fatti è una delle prime misure di spending review, perché dovrebbe portare a un risparmio di 20 milioni di euro l’anno per le casse dello Stato. Ma il cosiddetto super Inps — cioè la fusione di Inpdap ed Enpals con l’Istituto nazionale di previdenza — è in ritardo ancora prima di nascere.

Anzi tra resistenze e forzature, rivalità e veti incrociati è un piccolo grande esempio di quanto sia difficile rivedere la spesa pubblica, al di là di quello che si scrive nelle leggi. La creazione del super Inps è prevista dal decreto salva Italia che a dicembre fissava una serie di tappe per arrivare all’integrazione. Ogni lunga marcia comincia con un piccolo passo, diceva Mao tse tung. Ma qui, dopo sei mesi, è proprio il primo passo a mancare ancora. Non è stato approvato il bilancio di chiusura dell’Inpdap che per legge doveva arrivare entro la fine di marzo e per il quale si dovrebbe procedere alla nomina di un commissario ad acta. Una resistenza che non sorprende, le fusioni non piacciono mai ai piccoli «mangiati» dai grandi. Ma che ha bloccato quei decreti del ministero del Lavoro necessari per accorpare i vertici dei tre enti, da emanare entro i 6o giorni successivi. Senza il primo passo non si può fare il secondo, figuriamoci la lunga marcia. Ma certo non ha aiutato lo scontro sul vero numero degli esodati fra il ministro Elsa For-nero, che quei decreti dovrebbe firmare, e il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che con il nuovo istituto avrebbe poteri ancora più ampi. Non è l’unico nodo da sciogliere, però. Il Partito democratico — primo firmatario Ortano Giovanelli — ha presentato un’interrogazione e chiesto l’intervento proprio del ministro Fornero «per sanare la situazione che si è venuta a creare» dopo una serie di «atti illegittimi» firmati proprio da Mastrapasqua. Che cosa è successo? Il primo atto contestato è una «determinazione» che impegna il direttore generale dellTnps a predisporre il piano industriale del nuovo super istituto entro la fine di giugno, «operando di fatto — secondo il Pd — un riassetto organizzativo prima dell’emanazione dei decreti ministeriali». Una forzatura secondo il partito, che sul «lettiano» Mastrapasqua non ha mai avuto un giudizio tenero. Ma su quell’atto ha avuto qualcosa da dire anche Antonio Ferrara, il magistrato della Corte dei conti delegato al controllo dell’Inps, che in una nota istruttoria ha rilevato la «formulazione di linee di indirizzo che sostanzialmente si traducono in puntuali e dettagliate prescrizioni di natura dispositiva». Ci sono anche altri atti contestati, come il rinnovo di incarichi dirigenziali in scadenza, che secondo il Pd dovrebbero essere «qualificati come temporanei in attesa del definitivo riassetto organizzativo». Anche questa una «forzatura» secondo il Pd, e il partito critica i grandi poteri di Mastrapasqua che il 18 maggio ha firmato la determina che «individua il presidente dellTnps, dott. Antonio Mastrapasqua, (cioè se stesso, ndr) quale presidente dell’assemblea dei partecipanti del fondo immobiliare chiuso Aristotele». Ma le pressioni non arrivano solo da sinistra. Qualche settimana fa era stata Barbara Mannucci, deputato del Pdl, a presentare un’interrogazione per chiedere che fine faranno quelle prestazioni di welfare integrativo, dalle borse di studio all’assistenza domiciliare per gli anziani, assicurate finora dall’Inpdap. Non dovrebbe cambiar nulla, dicono allTnps, perché i costi di quelle prestazioni sono coperti dai contributi degli iscritti. Ma anche questo è un segnale delle difficoltà spuntate lungo la strada. Anche il ministro Fornero ne è consapevole. Con l’obiettivo di scrivere le regole della governance per il nuovo super istituto ha nominato una commissione di tre esperti, guidata dal bocconiano Giovanni Valotti. La loro proposta dovrebbe essere presentata a giorni. .

Lorenzo Salvia lsalvia@corriere.it – 2 luglio 2012

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