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San Donà. «L’ospedale unico? Presa in giro per tappare i buchi dell’Angelo». Il sindaco Cereser scatenato: «Una trama già scritta»

«L’ospedale unico diventa una presa in giro, un trucco per salvare l’ospedale dell’Angelo e il project financing di Mestre». È la tesi del sindaco Andrea Cereser che svela trame e progetti. Le nuove dichiarazioni del consigliere regionale Leonardo Padrin, presidente della commissione consiliare sanità, hanno determinato un nuovo balzo in avanti del sindaco di San Dona, Andrea Cereser.

Per Padrin «l’ospedale unico va fatto nella zona più orientale del territorio, area di Portogruaro». Parole che per Cereser suonano come la prova che la vicenda dell’ ospedale unico del Veneto Orientale era solo una presa in giro, uno specchietto per le allodole. «La trama era già scritta» attacca il sindaco «con tanto di soluzione finale: l’ospedale di San Dona, secondo la giunta regionale, deve essere sacrificato per risolvere la vora gine dell’ospedale dell’Angelo, uno dei peggiori esempi di “project financing” che si conoscano, che drena ogni anno milioni di euro dalla sanità veneta. I consiglieri e gli assessori regionali che hanno voluto quell’opera, anziché dimettersi dalla carica, anziché provare vergogna e rimorso per la catastrofe causata con l’approvazione e realizzazione di quel progetto, sono ancora sulla scena e si ripropongono ai veneti con soluzioni che andranno a pesare sulle tasche e sulla salute dei cittadini, in questo caso sandonatesi».

«Padrin» continua «ha mostrato scarsa coerenza rispetto a quando era venuto in Consiglio comunale a San Donà per sostenere la tutela della sanità sandonatese. E ora Lega e Forza Italia sandonatesi facciano sapere cosa pensano di questa presa di posizione di un espo nente di punta della loro maggioranza in Regione. Se si vuole razionalizzare la spesa sanitaria non sono queste le linee da tenere. Prima di pensare a fondere San Dona e Portogruaro, distanti 30 km e con una viabilità indecente, si pensi alle altre situazioni che ci sono in Veneto. Ad esempio Conegliano e Vittorio Veneto, 12 km, o Castelfranco e Montebelluna, 15 km. Prima di pensare ai tagli si metta in sicurezza la popolazione con le strutture sanitarie territoriali. Pensare di togliere l’ospedale di San Dona, nona città del Veneto, punto di riferimento anche per i milioni di turisti che affollano Cavallino, Jesolo, Eraclea e Caorle, è una ipotesi irrazionale che va contrastata con forza in tutte le sedi»

Giovanni Cagnassi – La Nuova Venezia – 26 gennaio 2015

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