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Sanità, da oggi scatta l’orario europeo. Riposo di 11 ore, tetto di 48 a settimana. Allo studio 4mila assunzioni

federico-gelliScatta da oggi lo stop ai turni massacranti dei camici bianchi in corsia. Entra infatti in vigore la legge 161/2014 (legge europea 2013 bis) che sancisce l’abrogazione di due norme derogatorie della normativa comunitaria in tema di orari e riposi. Torneranno dunque applicabili le disposizioni sulla durata massima di 48 ore della settimana lavorativa (derogata finora per la dirigenza del Ssn) e il riposo biologico di 11 ore al giorno (derogato per tutto il personale sanitario). Il rischio reale è quindi che nell’immediato non si riesca a riorganizzare l’assistenza, soprattutto nei piccoli ospedali e nei pronto soccorso, in carenza cronica di personale e ad alto tasso di precariato. Per far fronte a un’emergenza lungamente annunciata, il governo ha però ora in cantiere un emendamento ad hoc alla legge di Stabilità 2016, in questi giorni alla commissione Bilancio della Camera: 4mila medici da assumere a tempo indeterminato per adeguare gli organici degli ospedali all’applicazione delle norme Ue su orari di lavoro e riposi.

La novità farà parte del pacchetto di emendamenti che il governo presenterà entro il 14 dicembre, data prevista per l’approdo della manovra in aula alla Camera. Lo spiega il responsabile della Sanità del Pd Federico Gelli (nella foto): «Una modifica a cui sta lavorando il ministero della Salute e che dovrebbe predisporre una spesa di 300-400 mln di euro. Il 50% delle assunzioni sarà una stabilizzazione degli attuali precari, l’altro 50% saranno assunzioni di nuove unità». La norma prevederà una deroga al blocco del turnover vigente nelle regioni in piano di rientro, che potranno così far partire i concorsi. «È un segnale concreto – prosegue Gelli – che consentirà di garantire i servizi essenziali negli ospedali».

Per i sindacati medici è una notizia positiva. «Si vedono i primi risultati della mobilitazione dei medici – spiega Costantino Troise, segretario nazionale di Anaao Assomed – e l’intenzione è da apprezzare. Ora occorre vedere i fatti. E gli stanziamenti dovranno essere certi». «Un passo in avanti – conclude Troise – che tuttavia non coprirà il fabbisogno previsto per il 2016. Quando con la riforma Fornero andranno in pensione 13mila medici». Le difficoltà a far quadrare i turni di lavoro negli ospedali già ci sono e si intensificheranno nei prossimi mesi: «Nelle grandi città – spiega Riccardo Cassi, presidente Cimo – non si riescono a organizzare il servizi». Intanto le Regioni si muovono in ordine sparso, emanando circolari e legiferando in modo disomogeneo, alcune nel solco della normativa Ue (come il Veneto) altre prevedendo vere e proprie deroghe. In Basilicata, ad esempio, il presidente Marcello Pittella ha presentato un disegno di legge che per il calcolo delle 48 ore settimanali prevede un periodo di riferimento di 12 mesi e non più quattro. «Questa è materia da contrattazione nazionale – fa notare Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici -. Eppure scatta il fai-da-te delle regioni, che espone l’Italia a contenziosi e sanzioni».

Rosanna Magnano – Il Sole 24 Ore – 25 novembre 2015 

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