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Sanità, il Tesoro affila le armi e punta a tagli per 10 miliardi. La manovra cresce e viaggia verso i 35 miliardi

padoan renzi8Michele Di Branco, Il Messaggero. La legge di Stabilità vale già più dei 25 miliardi di euro che erano stati preventivati: il conto, nelle ultime settimane, viaggia ormai verso i 30-35 miliardi. Ed il governo, alle prese con il non facile rebus delle coperture, accelera sui tagli alla sanità. Con il decreto Enti locali di fine luglio, messo a punto dopo l’intesa con le Regioni, Palazzo Chigi ha costruito, già per quest’anno, un pacchetto di misure da 2,3 miliardi per cercare di razionalizzare la spesa. Ma l’orizzonte è molto più ambizioso ed ora ne servono almeno altri 10 da recuperare nel corso del triennio 2016-2018. Il dossier è nelle mani di Yoram Gutgeld che, su incarico del premier Matteo Renzi, ha ereditato da Carlo Cottarelli la patata bollente della Spending review. L’economista, che lavora a stretto contatto con il Tesoro, punta soprattutto ad operare un robusto giro di vite nei confronti dei centri di spesa riducendo le fonti di spreco.

Il menù è ricco ed in particolare, gli enti del Servizio sanitario nazionale dovranno rinegoziare i contratti in essere per ridurre i prezzi del 5% rispetto agli accordi attuali. Inoltre, con l’obiettivo di disboscare le prestazioni non necessarie, entro la fine dell’anno il ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin farà un elenco descrivendo le condizioni di erogabilità e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. Il che vuoi dire che tutte le prestazioni escluse da quella lista saranno totalmente a carico del cittadino. E per rendere più stringente la svolta, il medico pagherà di tasca propria l’ingiustificata e gratuita erogazione della prestazione. La scure della Spending review sanitaria si abbatterà anche sui ricoveri ospedalieri e sulle spese per farmaci e macchinari, con verifiche più puntuali sulla coerenza dei prezzi a base d’asta rispetto ai prezzi di riferimento definiti dall’Autorità nazionale anticorruzione.

La necessità di mettere sotto torchio la Sanità («ma non ci sarà alcuna macelleria sociale» garantiscono dal Tesoro ) deriva anche dalla oggettiva difficoltà di reperire le coperture della manovra. Da Via XX Settembre spiegano che la sanatoria che consente il rientro dei capitali promette bene (4 miliardi di gettito) ma ci sono perplessità su uno dei capisaldi della riduzione della spesa: la dieta immaginata per le aziende partecipate. Il governo si è impegnato a ridurre gli organismi, salvando quelli quotati, da 8 mila a mille ma il risparmio atteso non supererebbe un miliardo di euro. Dunque è necessario trovare altre fonti. Tuttavia le misure da finanziare con la legge di Stabilità sono tante. Anche se gli uomini vicini al ministro Pier Carlo Padoan confermano che le priorità restano la neutralizzazione delle clausole di salvaguardia (16,8 miliardi), l’addio alla Tasi sulla prima casa e l’unificazione delle tasse locali nella Local tax (4,5 miliardi includendo la cancellazione dell’Imu agricola e l’imposizione sui macchinari).

Ma dopo clausole e Tasi seguono la decontribuzione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato da confermare anche per le assunzioni 2016 (circa 2 miliardi) e la flessibilità in uscita per le pensioni (8 miliardi).

Dalla dialisi alla risonanza la stretta sulle prestazioni. Arriva il decreto ministeriale che mette freno agli accertamenti specialistici

Sonia Ricci, Il Messaggero. La futura spending del Servizio sanitario nazionale andrà ad aggiungersi alla tagliola di 2,3 miliardi già avviata dopo l’approvazione del decreto Enti locali, che ha causato non poche polemiche tra le fila parlamentari. Odontoiatria, genetica, allergologia, esami di laboratorio, Tac e risonanze magnetiche, dialisi e medicina nucleare sono i sette ambiti per un totale di 180 prestazioni su cui saranno messi vincoli, a cui il decreto di agosto ha dato il via libera. Il ministro, Beatrice Lorenzin, li ha definiti «risparmi» che si otterranno dall’applicazione del Patto per la Salute – sottoscritto tra Stato-governatori e inserito nel decreto – e che porterà, secondo le stime, 10 miliardi in 5 anni. Soldi, secondo le intenzioni da reinvestire nella Sanità stessa, per dare ai cittadini un servizio migliore, ma che il ministero dell’Economia potrebbe, almeno in parte, mettere in cassa per il 2016 (circa 2 miliardi di euro).  Ma per capire quale sarà la quota dei risparmi che il governo reinvestirà nel Servizio sanitario nazionale si dovrà attendere la messa a punto della prossima manovra.

IL BANCO DI PROVA La legge di Stabilità, insomma, sarà il vero banco di prova e sarà preceduta, il mese prossimo, dal decreto ministeriale sulle prestazioni sanitarie e dagli esiti del tavolo sulla farmaceutica, tetti e pay back. La stretta si concentrerà su alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale (180 su 1.700 attive) che saranno concesse con molta meno disinvoltura. Nello specifico, la stretta riguarderà le prestazioni odontoiatriche (il 20% tra quelle scelte), tac, risonanze magnetiche alla colonna e agli arti, prestazioni di genetica (il 35%) e test allergici. Non solo, le analisi per il colesterolo e trigliceridi saranno ripetibili solo ogni 5 anni in assenza di rischio documentato. Anche le dialisi e le prestazioni di medicina nucleare non potranno essere prescritte con la stessa facilità di oggi. Sarà lo stesso decreto ministeriale a individuare «le condizioni di erogabilità» (a cui si dovranno attenere i dottori) e le indicazioni per le visite specialistiche «ad alto rischio di inappropriatezza».

Le visite e i trattamenti che sconfineranno dai futuri paletti saranno a totale carico dell’assistito. Ma a farne le spese sarà anche il medico: l’Asl potrà chiedere conto delle prescrizioni di cui non c’è reale necessità e potrà applicargli «una riduzione del trattamento economico accessorio», cioè della parte variabile dello stipendio. Stretta che riguarderà anche i medici convenzionati con il Ssn. Le Regioni, dal canto loro, dovranno ridefinire i tetti di spesa dei privati accreditati per le visite ambulatoriali assicurando un abbattimento medio dell’1% del valore dei contratti, che riguarderà in particolare i ricoveri di riabilitazione. La revisione toccherà anche l’acquisto di beni e servizi e dispositivi medici che da soli porteranno in dote 1,33 miliardi di euro.

LA SPENDING Nella spending della sanità pubblica rientrerà anche il prontuario farmaceutico, che farà parte della prossima manovra di finanza pubblica, con un importante rinnovo. Con la riforma sarà probabilmente prevista una riduzione depotenziata del prezzo di rimborso dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale. Il decreto attuattivo del decreto Enti locali, che appunto riguarderà più in generale l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie citate, vedrà la luce solo dopo un confronto con i rappresentanti sindacali dei medici e le società scientifiche. E andrà ad aggiungersi a quei 17,5 miliardi di euro già tagliati al Ssn, secondo la Corte dei conti, tra il 2008 e il 2015.

Leggi anche Zaia: «Altri tagli in arrivo in sanità. A Roma un nuovo Nerone vuole incenerire un diritto costituzionale. Così si va verso la Grecia, non verso l’Europa benchmark»

21 agosto 2015 

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