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Sanità, tagli “zero” aspettando il Patto. Salta riduzione di due miliardi al Fondo. Lorenzin: ora tocca alle Regioni

renzi lore 1Roberto Turno. Il suo tweet, Beatrice Lorenzin, lo ha lanciato alle 17 in punto quando il Consiglio dei ministri era ormai agli sgoccioli: «Ufficiale, niente tagli alla sanità! Non una vittoria personale, ma dei cittadini e del Ssn. Ora avanti tutta con Patto salute e riforme». Poi Matteo Renzi in conferenza stampa confermava: «Non c’è la parola sanità nel decreto: a chi la trova, pago da bere». Perché la sanità ieri è uscita da palazzo Chigi con la formula “tagli zero”. Nonostante perfino l’ultimo testo della mattina addolcisse appena la versione precedente, ma portasse comunque impresso un taglio secco al Fondo di 2 miliardi in due anni. Poi, è accaduto altro. Una pressione crescente sul Governo, da tutte le regioni, da tutte le categorie, da tutte le imprese. E dai partiti, ma non tutti. E così la scelta è stata fatta: “zero tagli” (o quasi). Almeno per il momento.

Una scelta tutta politica, anche per segnare il passo indietro imposto alla Ragioneria («Facciano i ragionieri, noi decidiamo», si diceva nei corridoi di palazzo Chigi). Sotto elezioni, poi. I tagli alle buste paga dei medici, la dicono lunga. Ma la partita, è chiaro, non finisce col decreto di ieri. Il tempo dei tagli arriverà, anche presto.

Il venerdì 18 aprile di Passione, insomma, ha regalato una tregua al settore e una Pasqua senza cattive sorprese nell’uovo. Sebbene non tutto sia saltato dei tagli. La parola “sanità” non c’è, è vero. Ma sui beni e servizi non sanitari si risparmierà: le regioni dovranno ridurre questa voce per 700 milioni quest’anno e va ricordato che la spesa sanitaria nei bilanci regionali vale l’80%. Dunque, resta da vedere come e dove i governatori decideranno di agire, anche come saranno ripartiti i tagli. Le decisioni, tra l’altro dovranno arrivare molto presto. Con una potatura in questo comparto che via via crescerà negli anni e che inevitabilmente, come è stato ripetuto a lungo in questi mesi, creerà non pochi scontenti. Sempreché, ad esempio, si riesca davvero a rivedere i contratti in essere e stipulare al ribasso quelli futuri. L’ipotesi ribadita da Renzi è che i fornitori, anche per via della riduzione dei tempi di pagamento della Pa, saranno invogliati a farlo, mentre le amministrazioni avranno un’arma in più per trattare. Si vedrà. Il capitolo dei debiti Pa, del resto, riserva alla sanità 2 articoli speciali (si veda a pagina 4) assegnando 770 milioni per quest’anno a un Fondo ad hoc ma anche prevedendo fino al commissariamento per le regioni che sgarrano.

Il «Patto» sarà dunque la prossima tappa. Lorenzin chiede massima rapidità e scelte forti e «serie». Il Governo d’altra parte è pronto ad andare fino in fondo, vale a dire a fare da sé i tagli se le regioni faranno melina. Il taglio al Fondo per ora non c’è stato, dopo il «Patto» si vedrà. Anche perché in fondo a quel percorso c’è da vedere che ne sarà del mantra che unisce Lorenzin e governatori, secondo cui tutti i risparmi realizzati resteranno nel Ssn per investire e far marciare il cambiamento. E reggere l’onda d’urto della sostenibilità del sistema, tra nuovi e costosissimi farmaci che avanzano, tecnologie d’avanguardia ma costosissime, italiani che invecchiano e cronicità che aumentano. «Alle regioni non saranno fatti sconti, non ci sono più scuse: devono fare per intero la loro parte. Fin dai prossimi giorni», ha ripetuto la responsabile della Salute che da tempo prevede risparmi per quasi 10 mld in 3-4 anni. Altra scommessa da vincere, che però le regioni fin qui non hanno mai sottoscritto.

Proprio dai governatori si aspetta adesso una risposta. «Il fatto che non ci siano tagli alla sanità è una notizia positiva. Dovremo adesso valutare con attenzione il testo del decreto», ha dichiarato il rappresentante dei governatori, Vasco Errani (Pd, Emilia Romagna). Dopo di che, è chiaro, serviranno le azioni. Intanto le farmaceutiche applaudivano, così altri governatori e assessori, ancora silenziosamente i medici. «Prima vedere cammello», insomma. Ma sembra che i messaggini al cellulare della Lorenzin siano cresciuti a valanga. Il popolo della sanità per ora s’è tranquillizzato. Dopo il «Patto», si vedrà.

Il Sole 24 Ore – 19 aprile 2014 

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