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Un tetto unico a 240mila euro per i dirigenti di tutta la Pa. Niente tagli per fasce. Giro di vite su consulenze e cococo

dirigenti pubblicidi Davide Colombo. Il tetto unico ai trattamenti economici nella Pa è fissato a 240mila euro lordi l’anno. Nessuno potrà superare quella soglia dal primo maggio prossimo, data dopo la quale scompare il vecchio tetto che era stato introdotto con la legge di stabilità 2012 ed era pari a 311mila euro lordi l’anno. Sempre dal 1? maggio il nuovo tetto varrà come riferimento anche per il calcolo delle anzianità contributive. Così, con una misura secca che il premier ha ribattezzato «norma Olivetti», prende forma il tanto annunciato taglio alle retribuzioni dei dirigenti pubblici. Un intervento più soft rispetto alle anticipazioni della vigilia, in cui non sono più previste “sotto-soglie” per le diverse fasce dirigenziali e nel quale non si fa più riferimento a prospettive di revisione organica degli assetti retributivi dei dipendenti pubblici.

Entro aprile, ha confermato in conferenza stampa il presidente del Consiglio, il governo varerà la riforma della pubblica amministrazione. Ma non ha aggiunto se in quel provvedimento si tornerà o meno sui trattamenti economici.

Nella versione entrata in Consiglio dei ministri il tetto ai dirigenti è previsto all’articolo 13 e vale per tutte le amministrazioni dello Stato e le amministrazioni non statali, gli enti pubblici economici, le autorità amministrative indipendenti, la Banca d’Italia e gli organismi delle stesse amministrazioni e società partecipate «maggioritariamente in via diretta o indiretta», escluse quelle quotate e quelle emittenti strumenti finanziari quotati sui mercati regolamentati. Restano fuori gli organi costituzionali, che parteciperanno alla spending nell’ambito della loro autonomia. L’articolo 17 del decreto legge prevede infatti che per il 2014 la Presidenza della Repubblica, la Camera, il Senato e la Corte costituzionale provvederanno a una riduzione di spesa «non inferiore a 50 milioni», che saranno versati al bilancio dello Stato. Riduzione di 5 milioni anche agli stanziamenti previsti per le spese di funzionamento, sempre per l’anno in corso, del Cnel e degli organi di autogoverno della magistratura ordinaria, amministrativa e contabile.

Si fermerà qui il contributo di queste istituzioni alla mega-operazione di revisione della spesa? Difficile dirlo. Il premier, parlando della riduzione degli stipendi della dirigenza ancora ieri ha invitato a provvedere ad autonome iniziative anche questi organi che godono di piena autonomia contabile. Sia al Colle, come alla Consulta e in Parlamento, continuano ad esistere retribuzioni annue ben superiori al limite dei 240mila euro lordi. A restare sicuramente esclusi dal tetto saranno invece i contratti d’opera per artisti.

«Come diceva Adriano Olivetti – ha spiegato ieri il premier – un manager non può guadagnare 10 volte più dei lavoratori». Si tratta di un «principio sacrosanto», ha sottolineato con enfasi, e di conseguenza «lo stipendio del primo presidente di Cassazione passa da 311mila euro a 240mila. E il tetto dei 240mila euro varrà per tutti i dirigenti della pubblica amministrazione». Quindi, «un tetto massimo di 20mila euro al mese», che «non è così drammatico», ha concluso Renzi. Se il testo non verrà modificato in sede di drafting finale prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per compensi si devono intendere tutti i trattamenti percepiti cumulativamente dalla Pa, «anche nel caso di pluralità di incarichi conferiti da uno stesso organismo nel corso dell’anno, ivi comprese le somme percepite per incarichi di carattere occasionale e per le attività o incarichi svolti nell’ambito delle società, a partecipazione di maggioranza, diretta o indiretta».

Il tetto unico è rubricato sotto il capo «Amministrazione sobria», che prevede all’articolo 14 il giro di vite sugli incarichi di consulenza, studio e ricerca e sui contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Per le prime lo stop scatta oltre la soglia del 4,2% della spesa del personale dell’amministrazione quando questa è inferiore a 5 milioni annui, e oltre la soglia del 1,4% se la spesa per il personale è invece maggiore ai 5 milioni. Stesso principio vale per i contratti co.co. co., che non si potranno stipulare quando la spesa complessiva per tali contratti è superiore rispetto alla spesa del personale dell’amministrazione che conferisce l’incarico al 4,5% per gli enti con spesa di personale pari o inferiore a 5 milioni di euro, e allo 1,1% per gli enti con spesa di personale superiore a 5 milioni di euro (la spesa è riferita al conto annuale 2012).

Su nessuna delle due misure sono stati indicati i risparmi previsti. Ma secondo fonti tecniche, il tetto di 240mila euro alla dirigenza non dovrebbe produrre più di 10 milioni l’anno di risparmi netti. Molto meno, se confermato, degli ipotizzati 350 milioni cui s’era fatto finora riferimento nell’ambito dei lavori preparatori della spending review. Sempre nel capitolo “sobrietà” arriva invece il ben più amaro stop all’obbligo di pubblicazione di annunci di bandi di gare sui quotidiani con l’obiettivo per lo Stato di risparmiare 100 milioni di euro l’anno.

Il Sole 24 Ore – 19 aprile 2014 

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