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Sanità, nuovi ticket annunciati a porte chiuse e ritirati

Nuovi ticket, anche sui ricoveri ospedalieri, modulati però sul reddito, o una franchigia sempre in base al reddito (cioè una soglia pagata la quale ogni cittadino sarebbe totalmente a carico del servizio sanitario) con l’obiettivo di risparmiare fino a 5 miliardi di euro da ora al 2014.

Sono le ipotesi messe sul tavolo di una prima riunione a porte chiuse al ministero della Salute per rivedere le modalità di partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. Ipotesi immediatamente stroncate dai partecipanti, tanto che il ministero, nell’arco della giornata, le ha smentite come «prive di fondamento operativo», per poi chiarire che la prima era frutto dell’impostazione del precedente governo e che invece l’obiettivo è quello di rendere il sistema «più equo». Una cosa è certa, l’ipotesi di introdurre ticket in base a sei scaglioni di reddito (6.000, 12.000, 18.000, 30.000, 40.000 e oltre 40.000) con la novità di quelli sui ricoveri ospedalieri, sia ordinari che in day hospital, ha trovato un fuoco di fila compatto che sembra farla tramontare. Una ipotesi, ha chiarito Renato Balduzzi, «mai presa in considerazione» e «che gli Uffici tecnici del ministero avevano formulato prima del giuramento dell’attuale governo». Si sarebbe trattato, insomma, di una illustrazione degli effetti «che deriverebbero da una meccanica e rigida applicazione dell’impostazione data» dalla manovra estiva di Tremonti, non certo di una via che l’attuale esecutivo intende percorrere. Resta però la perplessità dei partecipanti all’incontro che, come ha esplicitato Ignazio Marino, hanno trovato quantomeno «singolare che il ministero abbia convocato presidenti di Commissione, capigruppo e rappresentanti delle Regioni per parlare del passato». E di «un rattoppo peggio del buco» parla anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, secondo il quale «le proposte sono state fatte di fronte a rappresentanti delle Regioni, a parlamentari e a tecnici del settore e testimoniano che ci troviamo di fronte non più ad un commissario liquidatore, ma ad un curatore fallimentare che oggi ha celebrato il funerale della sanità pubblica italiana». Mentre il presidente della commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini, a scanso di equivoci, ha chiarito che non c’è disponibilità «a nessuna strada impositiva» .

Il Mattino di Padova – 14 giugno 2012

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