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Sanità veneta: riparto fondo 2011, consultazioni in commissione. Apprezzamenti e critiche

euro2Il riparto del fondo sanitario regionale per l’anno in corso, licenziato dalla Giunta veneta il 12 aprile scorso e attualmente all’esame della commissione Sanità presieduta da Leonardo Padrin (Pdl), raccoglie apprezzamenti e critiche. Le risorse finanziarie che la Regione assegna alle aziende sanitarie del Veneto per l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza per l’anno in corso ammontano a 7 miliardi e 998 milioni. Di questi 7 miliardi e 722 milioni sono destinati ad assicurare i livelli essenziali di assistenza nelle 24 aziende sanitarie del Veneto, 64 milioni vanno a integrare i finanziamenti per gli ospedali dei capoluoghi che svolgono funzioni provinciali.

43 milioni vanno per l’acquisto dei farmaci oncologici, 16,6 milioni sono destinati allo sviluppo dell’assistenza primaria nel territorio, 11 sono suddivisi tra le cinque Ulss venete con la popolazione più anziana (Belluno, Feltre, Venezia, Adria e Rovigo), 85,7 vanno a finanziarie le attività trasfusionali e 55 sono destinati a pagare i canoni dei project financing di Asolo-Montebelluna (12 milioni), dell’ospedale all’Angelo di Mestre (18 milioni) e degli ospedali Borgo Trento e Borgo Roma di Verona (25 milioni).

Nel corso delle consultazioni condotte dalla commissione i direttori generali delle Ulss e dello Iov hanno sottolineato con favore la tempistica del provvedimento, che per la prima volta nell’ultimo decennio non arriva ad esercizio finanziario ormai concluso, e il criterio base adottato della popolazione ‘pesata’ per età che garantisce maggior equità nella suddivisione delle risorse tra le diverse aziende. Un criterio che – ha evidenziato Valerio Alberti, coordinatore dei dg veneti – garantisce una progressiva riduzione della forbice della spesa storica pro capite tra Ulss, almeno per quanto riguarda la quota riferita i livelli essenziali di assistenza.

Fortunato Rao, direttore generale dell’Ulss 16 di Padova e rappresentante di Federsanità, ha parlato di “buon provvedimento” che anticipa i contenuti del decreto attuativo sul federalismo fiscale in sanità allineando il Veneto al nuovo criterio dei costi standard. Unico appunto di Rao al riparto il mancato riconoscimento delle funzioni ospedaliere provinciali svolte dagli ospedali di Padova e di Verona.

Una nota positiva è arrivata anche dai medici di base della Finmig, che hanno accolto con favore l’istituzione del seppur esiguo fondo dedicato allo sviluppo dell’assistenza primaria (16,6 milioni di euro). Ma i medici di base non condividono la decisione di finanziare lo sviluppo della ‘sanità elettronica’ con le risorse destinate ai LEA e invitano la Regione ad aumentare la quota del riparto dedicata al territorio per poter organizzare un modello efficiente di cure primarie che metta in rete medici di famiglia, distretti e servizi territoriali e riesca ad assicurare continuità di cure per almeno 12 ore al giorno. Valutazioni nettamente critiche sono arrivate dai rappresentanti dei tre sindacati confederali.

Per la Cisl il riparto 2011 assegna incrementi minimi alle Ulss rispetto al 2010 (in media più 1,24 per cento insufficiente a coprire la sola inflazione). “Si conferma, quindi – ha sottolineato Sabrina Dorio della segreteria regionale Cisl – lo storico sottofinanziamento della sanità veneta e la carenza di un piano sociosanitario che riorganizzi le funzioni ospedaliere”. La Cisl ha denunciato inoltre il mancato rispetto del criterio della densità demografica nell’assegnazione delle risorse, la diminuzione di 27,4 milioni di euro dal fondo destinato alla non autosufficienza, e lo spostamento di 5 milioni di euro dall’assistenza domiciliare a favore di quella residenziale.

Anche Franco Piacentini della Cgil ha stigmatizzato “l’ulteriore sottostima da parte dello Stato del fabbisogno finanziario della sanità veneta” e ha invitato la Regione a cercare di colmare il divario reperendo risorse proprie. Per la Cgil, in particolare, servirebbero risorse sicure a destinazione vincolata per i non autosufficienti (il fondo regionale istituito a fine 2009 non è ancora decollato, ha rilevato Piacentini), per le dipendenze e per assicurare la salute in carcere.

Maggiori stanziamenti per assicurare cure e assistenza a domicilio ai non autosuficienti assistiti in famiglia e un preciso impegno della Regione a potenziare l’assistenza distrettuale di base sono stati richiesti anche da Enrico Biscaro della Uil. La Uil sollecita inoltre la Regione a ridefinire la rete ospedaliera e a ridurre il numero delle Ulss aggregando le dieci aziende con meno di 200 mila abitanti.

Federfarma e i rappresentanti del mondo delle farmacie hanno chiesto maggiore attenzione al servizio di prevenzione e di educazione sanitaria svolto dai presidi farmaceutici avvertendo inoltre la Regione che la spesa farmaceutica (708 milioni di euro previsti nel 2011), nonostante la diminuzione del prezzo dei farmaci, è destinata ad un progressivo e costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione. Una dura accusa alle direttive regionali di contenimento della spesa sanitaria privata è arrivata dal mondo delle strutture accreditate.

I rappresentanti di Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata) hanno denunciato la contrazione dei finanziamenti regionali per l’assistenza ospedaliera e in particolare per le terapie intensive che ha già causato una diminuzione di 56 milioni di euro nel fatturato della sanità privata veneta e una inevitabile penalizzazione dell’utenza, costretta a lunghe liste di attesa o a rivolgersi ad altre regioni. Nella specialistica ambulatoriale privata la riduzione imposta dalle direttive regionali – ha aggiunto Aiop – è del 30 per cento con punte del 70 per cento e liste di attesa lunghe anche un anno. Se a ciò si aggiungono gli interessi di mora dell’ordine di 70 milioni di euro maturati nei confronti della Regione a causa dei mancati pagamenti, gli ambulatori delle strutture accreditate avranno sempre meno risorse per la specialistica e la diagnostica, con pesanti ripercussioni sull’offerta di cure ai cittadini e sull’occupazione: per la prima volta, infatti, alcune strutture sanitarie private del Veneto hanno fatto ricorso quest’anno alla cassa integrazione in deroga per i propri dipendenti.

(Arv) Venezia 19 maggio 2011

 

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