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Sanità, i tagli in Veneto. Manovra da 220 milioni. Pronta la delibera mentre il Consiglio accelera sulla riforma

contratti medici tabelladi Filippo Tosatto, dal Mattino di Padova. Lo scontro alla Conferenza Stato-Regioni, il rifiuto di aderire all’accordo finale, l’annunciato ricorso alla Corte Costituzionale: l’opposizione del Veneto ai tagli della sanità del Governo Renzi è stata tenace quanto vana. La riduzione di risorse – che ammonta a 220 milioni per l’anno in corso – è diventata legge e costringe l’amministrazione di Luca Zaia a rimodulare al ribasso i budget di spesa. Il giro di vite è contenuto nella delibera che l’assessore Luca Coletto presenterà (alquanto di malavoglia) alla prossima seduta di Giunta: all’approvazione del provvedimento seguirà una circolare del direttore generale Domenico Mantoan ai manager delle aziende sanitarie, sollecitati ad applicare i nuovi tetti di spesa. Ma come sarà articolata la manovra? In attesa della riforma delle Ulss e della fatidica Azienda Zero (che dovrebbe centralizzare gestione, servizi e acquisti), la spending review investirà i principali centri di spesa.

La Legge di stabilità indica un ventaglio percentuale d’intervento (dall’1 al 5% di tagli rispetto al bilancio 2014) perciò i criteri del Veneto mirano a contenere al minimo l’impatto sulla qualità delle cure, sacrificando gli investimenti di lungo periodo e le uscite correnti.

Nel concreto, una ventina di milioni arriverà dalla riduzione di acquisto di dispositivi medici (peacemaker, stent coronarici, protesi d’anca, tra gli altri); dal contenimento di spesa per le prestazioni specialistiche ambulatoriali private – esami di laboratorio in primis – e dalla limatura dei contratti dei medici ospedalieri. Più sostanziosi (nell’ordine di quaranta-cinquanta milioni) i risparmi derivanti dalla contrazione negli acquisti di beni e servizi extrasanitari nonché dalla limitazione alla spesa farmaceutica che pure salvaguarderà i medicinali sensibili.

Ancora: colpi di scure vigorosi agli stanziamenti “strutturali” che investono la manutenzione degli immobili, le attrezzature tecnologiche e il capitolo di investimenti: un ventaglio articolato in tre versanti da 30-40 milioni, capace – sulla carta almeno – di coprire la metà del fabbisogno complessivo. Non proprio una prospettiva allettante, tanto più alla luce del vistoso ritardo del ministero della Salute nell’erogazione dei fondi 2015 alle Regioni: «Altro che programmazione annuale, siamo già a settembre e non abbiamo visto nulla, è inconcepibile», l’amaro commento di Mantoan.

contratti medici tabellaAzienda zero, si diceva. Concepita come una governance-salvagente del sistema della sanità pubblica a rischio default, è abbinata alla drastica riduzione delle 21 Ulss: il progetto di riforma, all’esame della quinta commissione del Consiglio regionale, entra m una settimana delicata: domani è prevista una riunione-fiume e il presidente leghista Fabrizio Boron – deciso a imprimere un ritmo accelerato ai lavori – ha convocato in audizione ben 22 sindaci. Circostanza contestata dall’opposizione: «Pressapochismo e improvvisazione, a dimostrazione che ascoltare davvero il parere degli amministratori non è una priorità di questa maggioranza» (Bruno Pigozzo del Pd); «Ogni rappresentante degli enti locali avrà a disposizione 15 minuti per sintetizzare problemi ed esigenze, è questo il rispetto verso il territorio?» (il tosiano Stefano Casali); «Un mucchio selvaggio dal quale non uscirà nulla di concreto» (Jacopo Berti, M5S). Intanto Zaia riunisce i gruppi consiliari di maggioranza invitandoli alla compattezza in aula e apre a un’ipotesi di mediazione circa il taglio delle Ulss: rispetto all’iniziale riduzione a 7 su base provinciale, le unità sanitarie “superstiti” potrebbero risultare una decina, stanti le deroghe richieste a gran voce, in particolare dal Padovano e al Veneziano.

Il Mattino di Padova – 7 settembre 2015 

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