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Scenari. Usl da 21 a 15: previste fusioni a Vicenza, Belluno, Verona e Rovigo. Due ipotesi per Venezia

1a1a17_mappa_territorio_2007Si torna a parlare della riduzione del numero delle Usl venete. Ecco l’ipotesi che si profila in un articolo uscito sabato sul Gazzettino. Scenario che sembra avvolorato dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Coletto. E le reazioni della politica veneta il giorno seguente non si sono fatte attendere. Sette, una per provincia come vorrebbe il manuale, o 15 come invece lascia presagire il nuovo Piano socio sanitario? Che il numero delle Asl possa (anzi debba è forse il termine più corretto) essere ridotto lo lascia intendere lo stesso assessore alla Sanità del Veneto Luca Coletto. Del resto nel Piano socio sanitario l’ha messo nero su bianco: “le Asl devono avere preferibilmente un bacino che va dai 200 ai 300(400) mila utenti”.

E questo perchè carta e penna alla mano si sono rivelate alla fine quelle che meglio hanno coniugato l’efficienza nell’erogare i servizi e corretta gestione dei bilanci.

Ma anche perchè un accorpamento “soft” permetterebbe di razionalizzare, mantenendo inalterato il “modello veneto” che ha dimostrato di funzionare.

«Non si tratta di chiudere, ma di migliorare il servizio – sottolinea l’assessore Coletto – C’è l’esigenza di risparmiare, contraendo la spesa laddove è possibile, senza impoverire l’offerta di salute. Questo processo nel tempo è passato attraverso la riconversione di alcuni ospedali, che hanno cambiato la loro vocazione, trasformandosi da strutture per acuti a lungodegenze o altro. E questo ha arricchito il panorama dell’offerta sanitaria, non l’ha di certo impoverito. Credo che per le Asl il processo alla fine debba essere analogo: laddove la sinergia può diventare elemento di risparmio, è un dovere attuarla».

Ma i tempi (e le opportunità) del sistema non sempre sono in linea con quelli della politica: avere 21 Asl (e 2 aziende) saldamente insediate nel territorio veneto ha assolto fino ad oggi anche alle logiche di campanile. Ma su come potrebbe diventare il panorama prossimo-futuro della sanità veneta l’assessore fa solo ipotesi: «É presto, è tutto in divenire. Non si fanno cambi così importanti senza un dibattito. Certo idee ce ne sono e fanno discutere. É plausibile pensare ad una riduzione delle Asl, visto che siamo stati capaci anche di ridurre il numero dei consigliere regionali, intervenendo anche sul compenso». La mappa futura delle Asl lascerebbe inalterate le province di Padova e Treviso: Asl di Padova, Azienda ospedaliera, Asl dell’Alta padovana e Asl di Treviso, Asl di Asolo e Asl di Pieve di Soligo. Accorpamenti per le Asl di Belluno e Feltre, con creazione di una Asl di 400 mila abitanti; di Bassano e Alto Vicentino e un pezzo dell’Asl dell’Ovest Vicentino, un’altra Asl che dovrebbe avere circa 400mila abitanti. Mentre Vicenza ingloberebbe anche l’altra metà dell’Asl dell’Ovest Vicentino. Nel Veronese sempre ipotetica fusione tra Legnago e Bussolengo (ma si parla anche della possibilità di smembrare Bussolengo, accorpando le due metà l’una a Verona e l’altra a Legnago), l’Asl di Rovigo dovrebbe contenere anche quella di Adria. Un po’ più ingarbugliata la situazione nel Veneziano. La discussione porta sul tavolo due ipotesi: l’Asl Veneziana accorpata a Chioggia e l’Asl di Dolo-Mirano e Veneto Orientale, oppure Chioggia con Venezia Città e Mestre con Dolo-Mirano e Veneto Orientale. Ma sono considerate ancora poco percorribili e quindi perfettibili.

L’altra ipotesi che è stata avanzata (e che il nuovo Piano socio sanitario regionale tra l’altro inserisce come Piano B) è quella che se non si vogliono modificare i confini delle Asl, si accorpino le funzioni di economato, informatica, provveditorato, personale e dipartimento prevenzione.

Quanto si potrà risparmiare con l’operazione “cura dimagrante”? Sicuramente c’è un risparmio immediato: 6 direttori generali di meno, 6 direttori sanitari, 6 direttori amministrativi e 6 direttori del sociale portano dai 3,5-4 milioni di euro l’anno di risparmio. A cascata verrebbero ad essere accorpate altre figure dirigenziali (distretti ad esempio), per arrivare a circa 15 milioni in meno ogni anno. «C’è da auspicare a questo punto che il governo prenda esempio dal Veneto – conclude Coletto – che ha aperto questa discussione e inizi a sfrangiare i mega stipendi dei burocrati e dei super dirigenti».

fonte: Il Gazzettino – 14 gennaio 2012

Le reazioni. Asl tagliate la politica si divide

Altro che sasso in uno stagno. Quello lanciato dall’assessore Luca Coletto è un macigno in un catino. A ridosso dell’approvazione in V commissione sanità apprendere che la Regione sta ripensando ai confini delle Asl ha dato uno scossone alla politica. Coletto era stato chiaro: “Si discute. Che 21 Asl siano troppe lo paventa anche il nuovo Piano, parliamone”. E la politica raccoglie.
      IL presidente della V. Commissione Leonardo Padrin, lancia l’ipotesi di fare un’Asl per provincia, quindi sette. Ma tutto dopo attenta discussione e piena condivisione. «Nessuna forzatura e nessuna imposizione. Dire sette è una provocazione, ma scendere a 15 ha poco senso – sottolinea l’esponente del Pdl – Se ne deve parlare. Come avrebbe un senso centralizzare alcune funzioni, ufficio personale, provveditorato, informatizzazione. E perchè no anche lo Spisal: perchè la disciplina negli ambienti di lavoro deve essere diversa sulla base dei confini?».
      Per Stefano Valdegamberi, capogruppo Udc in consiglio regionale si deve invece “superare una logica interprovinciale, ragionando sui servizi che vengono erogati”. «Posso essere favorevole ad una revisione del numero delle Asl – sottolinea – Ma non è una questione di numeri e di geografia, quanto di ottimizzare le risorse». Un accorpamento che verrebbe visto di buon occhio anche dal collega di schieramento Stefano Peraro ad alcune condizioni: «La manovra ha un senso se si valorizza una forte integrazione socio-assistenziale, senza la quale si penalizzerebbe il sistema veneto – precisa – Poi si deve vigilare affinchè non si creino potentati in questa o in quella provincia». Molto più critico il Pd. Claudio Sinigaglia, vice presidente della V. Commissione sanità chiede un altolà: “nessun colpo di mano”. «Abbiamo discusso il nuovo Piano e ci erano arrivate assicurazioni che non si sarebbero toccati i confini – precisa – E adesso si mette tutto il discussione. É scorretto uscire con una proposta ad audizioni chiuse e vedo in pericolo l’integrazione socio-sanitaria».
      Anche l’on Margherita Miotto (Pd) grida al colpo di mano e all’operazione “opaca, che mira ad altro”. «C’è un testo sul quale le parti sociali e la politica si sono confrontati: non se ne vuole più tenere conto? E’ pura follia – denuncia – Non si tratta di un cambiamento, ma di uno stravolgimento, si toglie potere al territorio, la voce ai sindaci». E grida al metodo poco chiaro anche un altro consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo, «Mi meraviglia che l’assessore Coletto abbia avuto bisogno del cavallo di Troia del caso-Venezia per lanciare la sua riduzione delle Asl». «Sono numeri di prova, che non dicono le cose come stanno. Se Coletto vuole tagliare lo dica, ma tenga ben presente che sul territorio devi dare l’assistenza sanitaria e che l’unica modifica, sarebbe quella di avere un’Asl per provincia. Con quest’ipotesi, né carne né pesce, non affronta il problema. Lo rimanda soltanto». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, sull’ipotizzata riduzione del numero delle Asl. «Ormai – spiega il medico padovano – i centri di costo della nostra sanità sono provinciali o addirittura sovra-provinciali, per area vasta. Tagliando qualche Asl, da questo punto di vista, non risparmi niente. Elimineresti solo qualche poltrona ben pagata». Riorganizzazione “pensata” per Sandro Sandri consigliere della Lega, ex assessore alla Sanità: «Più che parlare di riduzione delle Asl, direi riorganizzazione, penserei ad Asl interprovinciali, visto che molti ospedali servono a scavalco – sottolinea – Il metodo? Pianterei una bandierina sugli ospedali che richiamavano pazienti e con un giro di compasso traccerei attorno i confini delle Asl. Una cosa che si potrebbe fare anche rapidamente». L’on Antonio De Poli (Udc), chiede un piano strategico di sviluppo per la sanità e il sociale del Veneto: «Il Piano socio sanitario è un contenitore vuoto. Finiremo col portare la sanità veneta dall’eccellenza ai livelli più bassi».

Il coordinatore regionale del Pdl, Giorgetti: aziende da razionalizzare

Troppe le attuali Asl venete, per il Pdl serve una cura dimagrante. «Ha senso – ha chiesto il coordinatore regionale Alberto Giorgetti nel convegno di ieri a Padova – mantenere una territorialità così articolata, venti Asl e due aziende ospedaliere? Non possiamo pensare a una razionalizzazione più forte?». Sulla stessa linea il senatore Maurizio Sacconi: «Non basta che i consiglieri regionali si riducano lo stipendio, come cittadino veneto mi aspetto anche una riorganizzazione delle società regionali. Questo, poi, deve essere l’anno del rifacimento del patto della salute: i costi standard devono valere tra le regioni, ma anche all’interno della stessa regione, tra Treviso e Vicenza e Verona eccetera». Cauto, invece, il capogruppo del Pdl al Ferro Fini, Dario Bond: «Il modello veneto delle Ulss funziona, ce ne può essere una in più o una in meno, semmai interveniamo sul numero delle Tac. Ma stiamo attenti a non stravolgere il piano sociosanitario: io non metterei in discussione le Ulss». (al.va.)

Il Gazzettino – 15 gennaio 2012

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