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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Scuole cattoliche: i conti. Il business dell’educazione vaticana
    Notizie ed Approfondimenti

    Scuole cattoliche: i conti. Il business dell’educazione vaticana

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche4 Marzo 2012Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Niente Imu se reinvestono gli utili. Mezzo miliardo di euro all’anno di finanziamenti statali. Altre decine di milioni da regioni e comuni. Più, ovviamente, le rette pagate dalle famiglie. E i preti stipendiati dai contribuenti negli istituti pubblici. Ecco il grande business dell’educazione vaticana

    Alla fine, ha detto Monti, le scuole private cattoliche pagheranno l’Imu solo «se si tratta di attività commerciali», quindi continueranno a non versare un euro se gli utili vengono «reinvestiti nella didattica»: voce questa che comprende anche gli stipendi dei preti-insegnanti, l’acquisto di strutture, le ristrutturazioni dell’immobile e così via.

    Una decisione che ha lasciato perplessi quanti speravano in un trattamento meno di favore verso le 9.371 scuole cattoliche italiane, pari a due terzi di quelle private riconosciute in base alla legge 62/2000, come paritarie (XIII Rapporto sulla scuola cattolica).

    In Italia un alunno su 10, dalla primaria fino alla secondaria di secondo grado, frequenta una scuola cattolica, un rapporto che scende drasticamente se si tratta di alunni disabili, lo 0,8 per cento rispetto al 2,2 delle statali.

    Scuole che, benefici sull’Imu a parte, ricevono cospicui finanziamenti: 496 milioni di euro solo nel 2011. Se la scuola pubblica ha infatti subito, con la legge 133/2008, tagli per 8 miliardi di euro, tanto da comportare la chiusura di 295 statali tra il 2009 e il 2010 e una riduzione dell’organico negli ultimi due anni di migliaia tra insegnanti e amministrativi, per le scuole paritarie la decurtazione tra il 2010 e il 2011 è stata di circa 43 milioni. A dire il vero Giulio Tremonti all’inizio tentò di apportare tagli proporzionali e propose una riduzione del fondo di oltre 250 milioni, ma dovette rinunciare a causa dell’opposizione di 200 parlamentari del Pdl preoccupati di danneggiare le scuole cattoliche.

    E così se nulla hanno potuto le manifestazioni e i sit-in di migliaia di studenti, ricercatori e docenti della scuola pubblica, la semplice minaccia di mobilitazione da parte delle scuole cattoliche ha fatto cambiare idea al governo nel giro di qualche ora.

    Ai contributi statali si aggiungono anche quelli da parte delle amministrazioni locali, devoluti a ogni livello: regioni, provincie, comuni e persino circoscrizioni. Solo per fare qualche esempio, il Veneto ha stanziato 14,5 milioni di euro, la Sicilia 17 e la Lombardia di Roberto Formigoni, «per dare un aiuto alla libertà di scelta nel settore educativo», ha erogato quasi 50 milioni in buoni scuola.

    Anche a livello comunale, secondo i dati di Uaar, le cose non vanno diversamente: la Verona del Carroccio destina oltre 2 milioni e mezzo di euro alle sole scuole cattoliche.

    Secondo il cardinale Tarcisio Bertone, le scuole cattoliche parificate «consentono risparmi per lo Stato pari a 5 miliardi di euro» perchè ‘sollevano’ la scuola pubblica da tutti quegli studenti i cui costi educativi ricadrebbero appunto sullo Stato.

    A tutti i finanziamenti alle private tuttavia vanno aggiunti i costi per gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche. Curzio Maltese ne ?€˜La Questua’ li ha stimati in circa un miliardo di euro, considerando che nell’anno scolastico 2009/2010 secondo il MIUR gli insegnanti di religione nella scuola statale erano 26.326 su un totale di 931.756 (non considerando supplenti con contratto inferiore all’anno).

    L’Espresso – 4 marzo 2012

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