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Sequestri strutture e animali, l’allarme di Federfauna

colette2Diventerà possibile sequestrare strutture e animali “inventandosi” alla bisogna requisiti che la legge non prescrive? A chiederselo provocatoriamente, non senza allarme, è Federfauna in un editoriale pubblicato sul sito internet della confederazione degli allevatori nei giorni scorsi. Il commento parte proprio dal caso di un canile veneto segnalato dalla Padania e dalle dichiarazioni rilasciate, al quotidiano della Lega, da Rosalba Matassa della direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario del ministero. Riportiamo, nel rispetto delle valutazioni di ognuno, l’editoriale di Federfauna come elemento di riflessione.

da federfauna.org:

«Un’impostazione zootecnica di questo mestiere inficia spesso il riconoscimento di un corretto approccio al benessere animale». Lo ha dichiarato Rosalba Matassa, della Direzione generale della sanita’ animale e del farmaco veterinario del Ministero della Salute, parlando di canili sulle pagine de “La Padania“. L’articolo racconta di una struttura, giudicata regolare da una Asl del Veneto (quindi da veterinari) e solo un’ora dopo, giudicata non regolare dalla Matassa. La dirigente specifica: “Non e’ solo una questione di “igiene”, come ci hanno insegnato all’universita’. (…) Il benessere e’ il loro equilibrio psicofisico, e’ la qualita’ della relazione con l’uomo. Non solo le misure di un box.” In un altro articolo poi, si parla di un canile ad Altavilla Irpina, posto sotto sequestro, si legge: “Causa ed effetto di un sano feedback tra associazioni, ministero e stampa”. Motivo del sequestro? Scrive La Padania: “per omissioni varie: mancanza di abbeveratoi automatici; mangiatoie automatiche; area di sgambamento… Insomma anche questo canile non e’ l’Eden.” Nessuna legge dello Stato prescrive che gli abbeveratoi o le mangiatoie debbano essere “automatici”! Nessuna legge dello Stato prescrive che un canile debba apparire come l’Eden a chi effettua i controlli. Secondo FederFauna la situazione sta diventando pericolosa. Se fosse stata la Martini a dire che la valutazione del benessere animale non deve dipendere da requisiti oggettivi quali l’igiene e le misure dei box, ma soggettivi quali “la qualita’ della relazione con l’uomo”, non ci sarebbe stata altrettanta preoccupazione: l’unica sua ordinanza contro la quale e’ stato fatto ricorso e’ stata bocciata prima dal Tar e poi anche dal Consiglio di stato e percio’ su legittimita’ e correttezza delle sue affermazioni restano ormai pochi dubbi. Ma se, sotto la sua influenza, sono addirittura funzionari del Ministero a fare proprio il preconcetto che sia l’impostazione zootecnica a inficiare il riconoscimento di un corretto approccio al benessere animale, la situazione sta effettivamente degenerando. Se i parametri di valutazione diventano tali che un veterinario possa essere contraddetto da un altro veterinario, o peggio da uno con la quinta elementare ma con in tasca la tessera della onlus animalista, perche’ “Non e’ solo una questione di “igiene”, come ci hanno insegnato all’universita’”; se (sempre che sia vero quanto scrive La Padania) diventera’ possibile sequestrare strutture ed animali inventandosi all’abbisogna requisiti che la legge non prescrive, oltre ai rischi gia’ noti per i poveri animali, si incorrera’ in quello ancor piu’ pericoloso di un reale disordine sociale. Non vorremmo leggere ancora di episodi come la tragedia di Sori dello scorso maggio.

8 ottobre 2010

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