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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Sì al taglio Irap, no estensione 80 euro. Sul cuneo fiscale altra riduzione minima del 10%. Aggiornamento al Def: Pil 2015 a +0,5%
    Notizie ed Approfondimenti

    Sì al taglio Irap, no estensione 80 euro. Sul cuneo fiscale altra riduzione minima del 10%. Aggiornamento al Def: Pil 2015 a +0,5%

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche28 Settembre 2014Nessun commento4 Minuti di lettura
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    A novembre primo giudizio della Commissione Ue sui conti: per evitare la procedura d’infrazione accelerazione sulle riforme per crescita e lavoro

    Stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro, che non prevede l’estensione del beneficio alle categorie finora escluse, partite Iva, incapienti e pensionati. Si ragiona se mai su una diversa modulazione del bonus per favorire le famiglie con più figli. Intervento sull’Irap, a valere sulla componente del costo del lavoro, per un importo tuttora da definire, e che in prima ipotesi potrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi nell’ipotesi minimae attestarsi nei dintorni dei 5 miliardi nell’ipotesi massima. In alternativa, si ragiona su un taglio diretto di un altro 10% (ma non è escluso che si possa trattare di una percentuale superiore). Lo conferma il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta: «Il tema del taglio al cuneo fiscale edell’intervento sull’Irap sarà affrontato dalla legge di stabilità». L’entità va calibrata in base alle risorse effettivamente conseguibili con la spending review, all’interno di una manovra che continua a oscillare in un range tra i 15 e i 20 miliardi.

    Il cantiere della prossima legge di stabilità è in via di allestimento, con questa tabella di marcia: martedì o al massimo mercoledì, il governo approverà la Nota di variazione del Def, con un quadro macroeconomico che vede il Pil in contrazione dello 0,3% nell’anno in corso e in aumento allo 0,5% nel 2015, mentre il deficit sarà indicato tra il 2,8 e il 2,9% quest’anno e al 2,8% il prossimo. Una volta definito il quadro macro di riferimento, l’obiettivo è approvare la legge di stabilità tra il 10 e l’11 ottobre, così da trasmettere l’intero pacchetto di documenti a Bruxelles entro la scadenza del 15 ottobre, e comunquein tempo per la riunione dell’Eurogruppo/Ecofin in programma a Lussemburgo il 13 e 14 ottobre. Il tutto dopo aver ottenuto il via libera da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio, presieduto da Giuseppe Pisauro. Se questo è il timing, la partita la si giocherà su più tavoli, in particolare su quello della riforma del mercato del lavoro, chiave di volta per ottenere da Bruxelles l’auspicata flessibilità sul fronte del rientro dal debito.

    AlParlamento e alla Commissione europea, stante il peggioramento della congiuntura economica rispetto allo scenario ipotizzato in aprile (Pil allo 0,8%), il governo invierà la richiesta di scostamento momentaneo del percorso di rientro dal deficit strutturale, pur mantenendo il deficit nominale entro il tetto massimo del 3 per cento. In sostanza, poiché la legge di stabilità noncomporterà interventi correttivi sui saldi di finanza pubblica, non sarà possibile rispettare néla «regola del debito», né quella della riduzione del saldo strutturale fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, che slitterebbe così ulteriormente dal 2016 al 2017. Deviazione motivata appunto dal nuovo quadro macroeconomico, che vede il nostro paese in recessione per il terzo anno consecutivo. A novembre, la nuova Commissione europea appena insediata esprimerà il suo primo giudizio sulla legge di stabilità. Trattative e contatti informali sono in corso da settimane, e lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha già in sostanza anticipato la linea del governo al neo presidente Jean-Claude Juncker, al vicepresidente designato su euro e dialogo sociale Valdis Dombrovskis e al commissario designato agli Affari economici, Pierre Moscovici. Ma è proprio sulla riforma del mercato del lavoro, oltre che sull’effettiva realizzazione delle nuove norme sulla giustizia civile, sulla pubblica amministrazione e sui nuovi criteri contabili degli enti locali, che il governo intende giocare le sue carte nella trattativa con Bruxelles.

    Alla deviazione dagli obiettivi concordati, motivata dalla recessione e dunque già contemplata dai cosiddetti fattori mitiganti del Fiscal compact, verrebbe offerto comecontropartita l’impatto in termini di incremento del Pil atteso dalle riforme. E se Bruxelles guarda prima di tutto alla riforma del lavoro, il rapido via libera alla delega da parte del Parlamento sarebbe la prima risposta. Poi si valuterà in corso d’opera se inserire parti della riforma in legge di stabilità, oppure se anticiparne alcuni effetti con un decreto. Una partita complessa, con diverse incognite, legate sia alle decisioni che verranno assunte dalla nuova Commissioneeuropea in novembre, sia alla variabile politica interna (le tensioni nel Pd in primis). L’eventuale richiesta di interventi aggiuntivi volti a ridurre il deficit strutturale imporrebbe il varo di una manovracorrettiva, i cui effetti sarebbero ulteriormente depressivi. Nonèpiùtempodelrigore a senso unico. Se il governo la spunterà, tutte le carte nel 2015 andranno a quel punto giocate sulla possibilità di incrementare quel modesto 0,5% di crescita previsto dall’attuale quadro previsionale. L’impegno per la stabilizzazione del bonus Irpef da 80 euro riconosciuto a 11 milioni di lavoratori con redditi fino a 26mila euro lordi è confermato. Non ci sarà invece la sua estensione ad altre platee (come i pensionati o le partite Iva) per mancanza di risorse

    Il Sole 24 Ore – 28 settembre 2014

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