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Sicurezza alimentare. Il 9% dei formaggi svizzeri non rispetta le norme igieniche minime, in particolare quelli molli a base di latte crudo

Beniamino Bonardi. Le analisi condotte nel 2014 dai chimici cantonali della Svizzera su 560 formaggi, di cui 489 svizzeri e 71 esteri, hanno rilevato che 50 di essi, corrispondenti a poco più del 9%, non rispettavano i requisiti di igiene minimi richiesti dalla legge. La percentuale è particolarmente alta (19% dei campioni esaminati) nei formaggi a base di latte di capra, mentre in quelli con latte di mucca o di pecora è dell’8%.

L’80% dei formaggi svizzeri risultato non in regola è a base di latte crudo, una varietà particolarmente apprezzata dai consumatori, e la maggior criticità è stata rilevata nei formaggi molli. Le analisi hanno riguardato formaggi molli, semiduri e duri, venduti al dettaglio, sia “al taglio”, sia imballati, e non hanno mostrato differenze fra la qualità igienica dei prodotti nazionali e di quelli esteri.

L’Associazione dei chimici cantonali svizzeri ricorda che con un trattamento termico si riducono di numero o addirittura si eliminano dal latte tutti i batteri indesiderati. In questo caso, il processo produttivo dei formaggi è meno critico e permette di ottenere un prodotto più sicuro dal punto di vista igienico.

Il Fatto alimentare – 22 giugno 2015 

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