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Spending review. Il Governo incassa la fiducia alla Camera. Via libera definitivo al decreto nel pomeriggio

1a1a1_1aaaaaaaaaaspendingSpending review atto finale. Via libera della Camera alla fiducia sul decreto legge sulla Spending review, già approvato dal Senato. Dopo le dichiarazioni di voto, ad inizio mattinata, e la “chiama” dei deputati, l’Aula di Montecitorio ha si è espressa con 403 voti favorevoli, 86 contrari e 17 astenuti alla fiducia posta ieri dal Governo sul provvedimento destinato a disciplinare un complesso ventaglio di tagli e razionalizzazione alla spesa pubblica. Dalle 14.15 ci saranno le dichiarazioni di voto e poi il voto finale sul provvedimento verso le 16. Per quanto riguarda l’attività parlamentare sulla sanità non sono previsti ulteriori argomenti all’attenzione del Parlamento per questa settimana.

Il governo ha chiesto il voto di fiducia sul decreto spending review nell’Aula della Camera. La fiducia, la 29esima, è stata chiesta alla ripresa dei lavori in Aula dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, sullo stesso testo approvato dal Senato.

Idv e Lega, che hanno presentato tre emendamenti al provvedimento, hanno protestato (sono 147, invece, le proposte di modifica presentate dalla maggioranza). In base a quanto deciso dai capigruppo, domani mattina, alle 9 e trenta, inizieranno le dichiarazioni di voto sulla fiducia. Nel primo pomeriggio la votazione: con il via libera della Camera il decreto sulla spending review diventerà legge.

La Lega: compressione della democrazia

Grilli, ha posto la questione di fiducia a inizio seduta, attirandosi le critiche di Lega e Idv per l’ennesima questione di fiducia. Il Carroccio parla di «compressione della democrazia», mentre l’Italia dei valori considera la fiducia chiesta dall’esecutivo «l’ennesimo bavaglio all’opposizione che voleva solo discutere di tre emendamenti».

Il sottosegretario Polillo: tagli generici per via della fretta

«La spending review – ha spiegato il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo a Tgcom 24 – é l’inizio di un processo che durerà nel tempo. Abbiamo dovuto trovare 4 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva. La fretta ci ha obbligati a non andare tanto per il sottile, e questo lo devo ammettere». «Sulla sanità – ha continuato il sottosegretario – abbiamo dovuto fare i salti mortali e negli enti locali non abbiamo potuto distinguere comportamenti virtuosi e quelli meno. Per ora abbiamo dovuto fare tagli troppo generici, ma dettati dalla necessità di trovare 4 miliardi

Ilsole24ore.com – 6 agosto 2012

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