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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Stop ai congedi facoltativi per i papà. Se ne riparlerà l’anno prossimo. L’annuncio dell’Inps: “La misura non è stata prorogata”. Permessi dimezzati
    Notizie ed Approfondimenti

    Stop ai congedi facoltativi per i papà. Se ne riparlerà l’anno prossimo. L’annuncio dell’Inps: “La misura non è stata prorogata”. Permessi dimezzati

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati18 Aprile 2017Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Paolo Baroni. L’anno scorso erano quattro i giorni di congedo per i papà, due obbligatori e due facoltativi (da sottrarre però a quelli concessi alla mamma). Da quest’anno, invece, si torna a due giorni appena. Con buona pace di quanti si sperticano in promesse sulle iniziative a favore della parità donna-uomo e sulla conciliazione tra vita e lavoro.

    Anche il nuovo Programma Nazionale di Riforma (Pnr), appena varato dal governo assieme al Def, a parole conferma l’impegno dell’esecutivo nel campo delle politiche per l’occupazione femminile, in pratica invece si fanno passi indietro.

    Sui congedi facoltativi la notizia arriva dall’Inca, il patronato della Cgil, che nelle scorse settimane ha interpellato l’Inps per capire come procedere. Risposta dell’Inps: «La misura non è stata prorogata». Per cui questa opportunità – come chiarisce l’Inps con il messaggio n.1581 del 10 aprile – «si ferma ai soli figli/e nati, adottati o in affidamento nel 2016». Ne consegue, precisa sempre l’Inps, che il congedo facoltativo per i padri lavoratori dipendenti può essere fruito nei primi mesi del 2017 (entro il consueto termine di 5 mesi solamente per eventi parto, adozione e affidamento avvenuti nel 2016).

    Come funziona(va)

    Il congedo facoltativo, lo ricordiamo, consiste nella possibilità per i padri lavoratori dipendenti di astenersi dal lavoro per uno o due giorni, anche in maniera continuativa, purché la madre lavoratrice rinunci ad usufruirne anticipando il rientro di altrettanti giorni. Questa opportunità era stata introdotta in via sperimentale dalla riforma del mercato del lavoro del 2012 ed è stata prorogata per il 2016 con la legge di Stabilità a cui però non è seguito un analogo provvedimento nella legge di Bilancio di quest’anno. Pertanto, precisa l’Inca-Cgil, «la madre che abbia partorito un figlio il 1° dicembre, senza aver usufruito della flessibilità del congedo di maternità (un mese prima del parto e 4 mesi dopo), ossia fino al prossimo 30 aprile, può anticipare il rientro al lavoro di uno o due giorni consentendo al papà di assentarsi per un analogo periodo, ma entro il 1° maggio, giorno in cui il neonato compie cinque mesi di vita».

    Il raddoppio del 2018

    La sperimentazione non ha funzionato e per questo è stata cancellata? Non si sa, nessuno lo ha spiegato ufficialmente. Però, come detto, il Pnr non trascura questo argomento, e ricorda che mentre sono allo studio nuove misure, la legge di bilancio 2017 approvata alla fine dello scorso anno, ha prorogato per il 2017 ed il 2018 i due giorni di congedo obbligatorio a favore dei padri lavoratori dipendenti. E i fondi disponibili sono pure raddoppiati, passando da 20 e 41,2 milioni di euro, perché il prossimo anno è già previsto che i giorni di congedo obbligatorio dei papà passino da 2 a 4, «elevabili a 5 in sostituzione della madre in relazione al periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante», specifica una nota in calce al Pnr. Che in questo modo fa ripristina, dimezzando però i giorni, la norma scomparsa quest’anno.

    Tra gli ultimi in Europa

    Che siano però due, quattro o anche cinque, i giorni di congedo concessi ai papà sono sempre pochi. Tant’è che l’anno scorso il presidente dell’Inps Tito Boeri, evocando la necessità di introdurre in questo campo interventi «choc» per alleggerire quella palla al piede che limita notevolmente l’accesso al lavoro (e poi la carriera) alle donne, aveva proposto di portare a 15 i giorni di congedo che tutti i papà dovrebbero poter fruire nel primo mese dalla nascita del figlio. Secondo Boeri, infatti, questa differenza di trattamento contribuisce alle disparità tra uomo e donna nel lavoro. E del resto in Europa siamo pur sempre in coda alla classifica: la Danimarca ai papà assegna infatti 2 settimane, 11 giorni la Francia, 15 la Spagna, 3 + 10 facoltativi il Belgio, per non parlare poi della Norvegia che assicura ai genitori un pacchetto di ben 54 settimane, 9 per la madre, 6 per il padre e le restanti 39 che possono utilizzare entrambi i genitori. All’insegna della vera parità.

    La Stampa – 18 aprile 2017

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