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Sudafrica, la grande fuga dei rinoceronti. Portati via in massa dal Kruger. Per sottrarli ai bracconieri i guardiaparco ne nascondono 500 in luoghi segreti

Lorenzo Simoncelli. Cinquecento rinoceronti bianchi saranno evacuati dal Kruger National Park, il santuario naturalistico sudafricano più famoso al mondo. Una decisione estrema voluta dal ministro dell’Ambiente locale per cercare di tamponare la mattanza ad opera dei bracconieri, interessati al prezioso corno dell’animale.

Di questo passo, infatti, la specie, di cui 8 esemplari su 10 vivono in Sudafrica, rischierebbe l’estinzione. L’ultimo bollettino emesso da SanParks, l’autorità che coordina le riserve naturali sudafricane, parla di 631 rinoceronti uccisi in tutto il Paese, di cui 408 solo nel Kruger National Park, oltre a far registrare, per la prima volta, un sostanziale pareggio tra numero di nascite e numero di morti. Cifre che si avvicinano a quota 1004, quanti ne sono stati ammazzati nel 2013, considerato l’annus horribilis per l’antico mammifero dal prezioso corno.

Quando e dove verranno trasportati i rinoceronti è al momento top secret, anche per evitare che i bracconieri si possano già organizzare. Ma, secondo le prime indiscrezioni che trapelano dal ministero dell’Ambiente sudafricano, 250 dovrebbero essere venduti a privati e l’altra metà destinati a riserve naturali dentro e fuori del Paese, probabilmente nei vicini Zambia e Botswana. Un’operazione giudicata «fuorviante» dall’autorità che coordina le riserve naturali sudafricane e complessa da finalizzare data la stazza dell’animale che, in media, pesa attorno alle 2,5 tonnellate. A seconda della destinazione verranno addormentati, imbracati e trasportati con degli speciali elicotteri nella loro nuova casa, mentre il trasporto negli altri Paesi verrà effettuata con degli appositi camion. Una strategia, che congiunta al rafforzamento delle dotazioni tecnologiche dei guardiaparco, come ad esempio dei piccoli droni per localizzare l’animale, dovrebbe aiutare a conservare le 8 mila unità ancora presenti all’interno del parco nazionale, grande attrattiva turistica proprio grazie alla presenza dell’antico mammifero. La decisione di evacuare gli animali è stata presa di comune accordo con il capo della polizia sudafricana che, da mesi, sta combattendo il traffico illegale di corna di rinoceronte, anche grazie a degli accordi siglati con il confinante Mozambico. È, infatti, dall’ex colonia portoghese, che confina con il Kruger National Park per 350 chilometri, che proviene la maggior parte dei bracconieri, che complice la quasi totale mancanza di forze dell’ordine lungo il confine e una recinzione a volte assente, riescono ad entrare facilmente all’interno del parco. Una volta dentro, per i 600 uomini impiegati dal governo di Pretoria diventa difficile localizzarli tra i 20 mila chilometri quadrati del santuario animalistico, anche perché, i bracconieri, uccidono soprattutto di notte, sfruttando la quasi cecità dei rinoceronti.

Un contrabbando che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni a causa della forte domanda da parte dei mercati asiatici, Vietnam su tutti, che considerano la cheratina, la sostanza con cui è fatto il corno, curativa. Una conferma mai arrivata dalla scienza, ma che ha comunque portato alla creazione di numerosi farmaci legati alla medicina tradizionale cinese e utilizzati per combattere malattie come l’impotenza. Così le quotazioni dei corni sono balzate alle stelle. Si parla di cifre intorno ai 65 mila dollari al chilo, più di oro e platino. Calcolando una media di 6 chili a corno, uccidere un rinoceronte può valere in media 400 mila dollari. Un giro d’affari che l’anno scorso ha portato nelle casse delle gang asiatiche circa 400 miliardi di dollari. Data la posta in palio, la giustizia sudafricana ha deciso di aumentare le pene detentive per i cacciatori di frodo presi con le mani nel sacco, anche attraverso sentenze esemplari, come nel caso di Mandla Chauke, condannato poche settimane fa a 77 anni di carcere per aver ucciso tre rinoceronti proprio nel Kruger National Park.

La Stampa – 13 agosto 2014 

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