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Sulle pensioni d’oro si riapre la partita. Manovra da 20 miliardi. Baretta (Tesoro): non è scandalo chiedere a chi ha di più

Scontro sull’ipotesi di blocco degli stipendi degli statali. «Se a certe pensioni chiederemo poi un contributo quando non riusciamo a trovare i fondi per garantire gli 80 euro ai pensionati da mille euro mensili, non mi pare uno scandalo. Diamoci un equilibrio: vogliamo le riforme, ma non vogliamo che nessuno paghi il conto?».

Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia con un lungo passato di dirigente della Cisl, ha così rilanciato ieri — in un’intervista all’ Avvenire — l’ipotesi di un contributo di solidarietà sulle pensioni medio-alte. E dunque non si chiude affatto il fronte pensionistico nonostante lo stop del premier Matteo Renzi alla proposta del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di recuperare le coperture per gli esodati e per la cassa integrazione in deroga proprio da un prelievo sugli assegni pensionistici. E ieri per la prima volta i sindacati hanno minacciato una mobilitazione. «La pazienza è finita», ha detto il leader dei pensionati della Cgil, Carla Cantone: «È arrivato il momento di lasciare in pace i pensionati che hanno perso il 30 per cento del potere d’acquisto negli ultimi 15 anni ».

Certo il governo è a caccia di risorse. La spending review, al di là degli sforzi del commissario Carlo Cottarelli, non sarà sufficiente per coprire la prossima legge di Stabilità la cui entità viaggia ormai oltre i 20 miliardi di euro. Servirà insomma un nuovo contributo dai tre grandi settori di spesa della pubblica amministrazione: sanità, previdenza, pubblico impiego. Ed è come se si stringesse il cerchio intorno ai sindacati, e alle aree dove è maggiore il loro insediamento, visto che si è tornato a parlare (il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, l’aveva però escluso) di una proroga biennale del blocco della contrattazione nel pubblico impiego in atto ormai dal 2009. I patti non erano questi, sostengono i sindacati. E aggiungono: «Se non ci sarà una smentita la reazione dei lavoratori sarà fortissima e la ripresa dopo la pausa estiva avverrà in un clima incandescente ».

Da una parte lo scontro potenziale con i sindacati, dall’altra le divisioni sempre più evidenti nel governo. Perché se Baretta è tornato a parlare dell’ipotesi di un prelievo per quanto nell’ambito di una riforma complessiva del sistema di protezione sociale, il vice ministro dell’Economia Enrico Morando, piddino, renziano della prima ora, ha tentato nuovamente di togliere dal tavolo il tema delle pensioni: «Quella delle pensioni è l’unica riforma che è già stata fatta e non c’è bisogno di farne un’altra ». In realtà nemmeno Poletti pensa che sia necessario intervenire di nuovo. Anzi. Ha ribadito più volte che l’età pensionabile rimane quella fissata dalla contestata legge Fornero e che tornare (come invece propone Baretta insieme al presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano) a un meccanismo più flessibile per le uscite dal lavoro comporta costi per i quali attualmente è difficile individuare le coperture. Poletti pensa che per fronteggiare la nuova possibile ondata di esodati (lavoratori over 50 che vengono licenziati ma sono ancora troppo lontani dall’età per la quiescenza) si possa ricorrere a un contributo di solidarietà allargando la platea dei possibili contribuenti andando oltre coloro che già oggi con una pensione superiore ai 90 mila euro lordi l’anno sono sottoposti al prelievo deciso dal governo Letta.

Repubblica – 21 agosto 2014 

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