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Tagli alle Regioni, tutto congelato. Si rinvia al 28 febbraio

Previsti 3 miliardi dalla spending review. Spesa pubblica. La protesta dei governatori e il decreto ministeriale sui criteri per i risparmi da riscrivere

Si riparte (quasi) da capo sulla spending review delle Regioni. Il ministero dell’Economia sta preparando un nuovo decreto per individuare le risorse da tagliare nelle casse dei singoli governatori. Cancellando di fatto quella che il governo aveva pensato come una «punizione» per le Regioni che non avessero rispettato i tempi. Il decreto legge per la revisione della spesa pubblica approvato dal governo Monti l’estate scorsa fissava un taglio di 3 miliardi e 5o milioni a carico delle Regioni a statuto ordinario per il periodo 2013-2015. E affidava alle stesse Regioni il compito di decidere su quali capitoli di spesa usare le forbici. Per scegliere dove intervenire le amministrazioni avevano tempo fino al 31 dicembre dell’anno scorso. E per chi avesse sforato questo limite sarebbe scattato un taglio corrispondente alle risorse disponibili nel cosiddetto Fondo di sviluppo e coesione, una cassaforte che le Regioni possono aprire per una serie di spese, tutte importanti, come la messa in sicurezza degli edifici scolastici, le misure per contrastare il dissesto idrogeologico oppure gli interventi a favore delle imprese. Che cosa è successo? Nessuna Regione ha indicato le spese da tagliare entro il 31 dicembre scorso. Forse anche perché, nel frattempo, il governo era caduto a metà novembre e si era capito che temporeggiare poteva essere una buona tattica. Così come

è accaduto sul decreto per il taglio delle Province, approvato in consiglio dei ministri e poi morto in Parlamento dopo l’annuncio delle dimissioni di Mario Monti. Se per le Province si riparte davvero da zero, per le Regioni sarebbe dovuta scattare la «punizione»: quella sforbiciata al Fondo di sviluppo e coesione prevista dalla legge. Un taglio orizzontale, calcolato sulla base del numero degli abitanti, che ancora una volta non avrebbe fatto nessuna distinzione fra virtuosi e meno virtuosi, tra chi in passato ha cercato di ridurre le spese e chi non ha fatto altrettanto. Ma i governatori hanno protestato, hanno parlato, anche a ragione, di provvedimento iniquo. Così si è deciso di ripartire da capo. Il ministero dell’Economia — come è stato spiegato ieri durante la riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica — sta predisponendo un nuovo decreto ministeriale «per l’individuazione delle risorse spettanti alle Regioni a statuto ordinario da assoggettare a riduzione». Una scelta «in linea con la volontà del legislatore nazionale che ha previsto che la predetta riduzione sia effettuata prioritariamente sulle risorse diverse da quelle destinate alla programmazione regionale del Fondo sviluppo e coesione». Niente punizione, dunque. Stato e Regioni si rimettono insieme al tavolo per decidere dove tagliare. Il decreto dovrebbe arrivare sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni il prossimo 28 febbraio, per poi passare in consiglio dei ministri. Dopo il voto, quando ci sarà una nuova maggioranza. E la spending review potrebbe anche non essere più di moda.

Corriere della Sera – 19 febbraio 2013

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