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Taglio alle “pensioni d’oro”, la Camera adesso ci riprova con le mozioni: ecco le 7 proposte dei partiti in aula

CAMERA--258x258Il minimo comun denominatore delle sette mozioni all’attenzione oggi pomeriggio dell’Aula di Montecitorio è l’attacco alle cosiddette “pensioni d’oro”, figlie del vecchio sistema pensionistico retributivo che ha determinato, per una quota minoritaria di pensionati, una forbice particolarmente larga tra i contributi effettivamente versati e le pensioni incassate. Toni diversi ma argomenti simili per un solo obiettivo: indurre il Governo a rivedere il sistema dei diritti acquisiti, rilanciando in particolare il già sperimentato prelievo di solidarietà sui trattamenti più alti, in modo da finanziare interventi di sostegno per i “colleghi” pensionati maggiormente colpiti dalla crisi. Una strada che farebbe incassare allo Stato una somma relativamente modesta, ma risponde alla domanda di maggiore equità di molti cittadini. Ecco le 7 mozioni all’odg della Camera

La legge di stabilità in vigore da 9 giorni ha reintrodotto un prelievo di solidarietà sugli assegni pensionistici più elevati (6% per la parte eccedente i 90mila euro lordi annui; 12% oltre i 128mila; 18% oltre i 193mila) più un divieto di cumulo tra pensione e stipendio da incarico pubblico sopra i 300mila euro lordi l’anno. Ma evidentemente non basta.

Il tipo d’impegno chiesto al Governo dai proponenti non varia moltissimo se si passa dalle formazioni che sostengono l’attuale maggioranza (Pd, Ncd e Scelta civica) a quelle delle opposizioni (M5S, Lega, Fratelli d’Italia e Sel). Anche se tutte le mozioni non trascurano un rimando alla recente sentenza della Corte costituzionale (223 del giugno 2012) che bocciando l’ultimo «contributo di perequazione» tentato ha imposto allo Stato la restituzione di 84 milioni. Unica assente nel ventaglio di proposte è Forza Italia.

Ma vediamo le mozioni sul tavolo.

Trattamenti di lusso con “tetto”: la posizione di M5S, Lega e FdI Si muovono sulle stesse basi le due mozioni del M5S (1-00194 Sorial ed altri) e dei Fratelli d’Italia (1-00255 Meloni ed altri), tra i piu’ attivi nel “cavalcare” il tema della lotta alle “pensioni d’oro”: i 7 milioni di pensionati con assegni sotto i 1.000 euro che coesistono con vitalizi di favore con importi sopra i 20mila euro mensili; il fallimento, per violazione del principio di eguaglianza, dei precedenti tentativi di introdurre un «contributo di perequazione» (sentenze della Consulta 223/2012 e 116/2013, quest’ultima seguita da un obbligo di restituzione da 84 milioni di euro di pensioni indebitamente trattenute dallo Stato); e, nonostante queste premesse, l’urgenza di intervenire sulla materia contando anche sulla disponibilità del ministro del lavoro Giovannini («non si vede perché in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti qualcuno debba essere escluso»). In entrambe le mozioni, la richiesta è quindi quella di “tornare alla carica”, fissando in pratica un tetto massimo ai trattamenti erogati con il sistema retributivo (per FdI, che sollecita anche il ricalcolo con il sistema contributivo della parte eccedente, 10 volte il trattamento minimo Inps di 495 euro mensili).

In più, i Grillini chiedono, per un triennio, l’applicazione di un «contributo solidale suppletivo» sui redditi da pensione lordi, per finanziare un incremento di 500 euro l’anno destinato ai pensionati al “minimo”.

Chiede l’individuazione di paletti invalicabili anche la mozione della Lega Nord (1-00259 Fedriga ed altri) che sollecita sia un tetto ai vitalizi calcolati con metodo retributivo (max 5mila euro netti mensili) sia un tetto (8mila euro mensili) alla possibilità di cumulo tra più pensioni erogate con metodo retributivo.

Pd e Ncd: fare di più, ma con giudizio Si può dire che a fare la parte del leone siano le mozioni dei partiti di opposizione, ma anche il Pd, maggiore partito di Governo, è della partita, anche per la veemenza con cui il neo leader del partito, Matteo Renzi, ha utilizzato l’argomento delle pensioni d’oro per dare concretezza al suo slogan delle primarie: “Cambiare verso all’Italia”. La lunga e articolata mozione Pd (1-00258 Gnecchi ed altri) ripercorre infatti un ventennio di riforme previdenziali, ribadisce le ultime iniziative del Governo nell’ambito della legge di Stabilità, e ricorda come la sentenza 116/2013 della Consulta escluda, «in materia di trattamenti peggiorativi con effetto retroattivo (…) in linea di principio, che sia configurabile un diritto costituzionalmente garantito alla “cristallizzazione” normativa – riconoscendo, quindi, al legislatore la possibilità di intervenire con scelte discrezionali – purché ciò non avvenga in modo irrazionale». Da qui la richiesta di procedere in maniera da non provocare la censura della Corte attraverso la creazione di “fondi” interni a vari enti previdenziali, alimentati con contributi crescenti al crescere del trattamento pensionistico, da applicare a quelli superiori a 12 volte il minimo Inps. Un meccanismo che prefigura «misure di solidarietà interne al sistema previdenziale», che in quanto tali dovrebbero essere ammesse dalla Consulta.

Più generica, in modo da garantire la distanza dai “cugini” di FI ma senza il rischio di una etichettatura troppo netta, la mozione Ncd (1-00260 Pizzolante ed altri) che invita il Governo a non «sollecitare scontri generazionali» e a non provocare «cambiamenti nelle legittime aspettative indotte dalle regole del passato», ma a promuovere modalità di concorso solidale per il superamento degli squilibri del sistema previdenziale a carico «dei percettori delle prestazioni piu’ favorevoli», agendo o sul metodo di calcolo o sull’età di accesso alle stesse, nell’ambito di un progetto normativo che completi l’attuale riforma previdenziale conciliando sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale.

La linea del Governo e le richieste di Sel e Sc All’assedio parlamentare contro le “pensioni d’oro” e ai privilegi esistenti, iniziato a novembre, il Governo ha risposto con la legge di Stabilità 2014, che su questo fronte (in continuità peraltro con i criteri già adottati nel 2011 e bocciati dalla Consulta nel 2013) ha (re)introdotto un contributo di solidarietà per le pensioni elevate (6% per la parte eccedente i 90mila euro l’anno; 12% per la parte eccedente i 128mila euro; e del 18% per la parte eccedente i 193mila euro annui) e il divieto di cumulo tra pensione e stipendio da incarico pubblico sopra i 300mila euro/anno. Un intervento che molte mozioni, peraltro precedenti alla norma, giudicano comunque insufficiente rispetto alla reale possibilità di incidere sui privilegi esistenti.

La mozione di Sel (1-00256 Di Salvo ed altri) chiede piuttosto di regolare il «doveroso contributo di solidarietà ai pensionati più poveri» passando dal principio costituzionale del finanziamento proporzionale della fiscalità generale in base alla capacità contributiva dei singoli cittadini: quindi, «ulteriori aliquote impositive progressive» per tutti i redditi over 75mila euro/anno, compresi quelli che derivino da “pensioni d’oro”.

 Non molto diversa, in fin dei conti, la proposta avanzata da Scelta civica (1-00257 Tinagli ed altri) che chiede di procedere ad un ricalcolo «della parte delle rendite previdenziali privilegiate che non corrisponde alla contribuzione effettivamente versata», e di sperimentare in via transitoria una “trattenuta alla fonte”, basata su aliquote progressive a scaglioni, sul differenziale tra la pensione liquidata e quella teoricamente percepita se la sua quantificazione avvenisse con il metodo contributivo. Questo, per tutte le pensioni sopra i 60mila euro/anno.

Il Sole 24 ore – 8 gennaio 2014 

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