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Tamponi a pagamento, carabinieri a Bibione per calmare le proteste. Le code? Già sparite

Il Corriere del Veneto. Punti tampone svuotati e tempi di attesa, per chi ieri arrivava con la prescrizione medica, ridotti all’osso. Pochi minuti e l’esame era fatto. Dopo la corsa al test anti-Covid (gratuito) all’entrata in vigore del Green pass, con code infinite ovunque in Veneto e più di 50 mila tamponi eseguiti lunedì, il lavoro degli operatori delle Usl, da ieri, sembra essere tornato alla normalità. Non ovunque però. Nelle località balneari, continua a non esserci tregua. E non mancano nemmeno le proteste, anche clamorose. Come quella di lunedì sera a Bibione, nel Veneziano, quando i sanitari del servizio mobile «Tamponi on the beach», offerto dall’Usl 4 del Veneto orientale, sono stati costretti a chiamare i carabinieri per calmare gli animi.

Lunedì sera, alla scoperta che i turisti dovevano già pagare i tamponi, è esplosa la rabbia di chi era in coda: in molti si sono letteralmente scagliati contro l’autobus, scuotendolo vigorosamente come succede nei film d’azione. «Un gruppo di vacanzieri ha preso d’assalto il bus, volevano rovesciarlo — denuncia il direttore generale dell’azienda socio-sanitaria Mauro Filippi —. Fortunatamente, il mezzo si trovava in via Maja non distante dalla caserma dei carabinieri che sono intervenuti subito: è bastato vedere la divisa perché gli animi si placassero e tutti pagassero quanto dovuto». Il caos è esploso con 24 ore di anticipo rispetto al nuovo provvedimento di Palazzo Balbi che ha ripristinato l’obbligo di prescrizione medica per il tampone gratuito e introdotto il pagamento per tutti gli altri. L’episodio è legato ad una circolare del 3 agosto della Regione alle Usl in cui si introduceva il ticket appunto per chi si trova in Veneto in vacanza. E lunedì la novità ha surriscaldato gli animi a Bibione. «Speriamo che sia un episodio isolato — dice Filippi — ma prevediamo che ci saranno lamentele anche nei prossimi giorni». In effetti, ieri a Jesolo, dove l’afflusso al Covid point è leggermente diminuito, c’è stato più di qualche mugugno.

Nel resto del Veneto, invece, le persone hanno disertato i punti tampone. A Torri di Quartesolo nel Vicentino, ad esempio, dopo il picco di mille test di lunedì («quasi tutte persone non vaccinate», informa l’Usl 8), ieri è tornata la calma. E lo stesso è successo a Bassano, dove la scorsa settimana la pressione nel centri dell’Usl 7 è stata davvero pesante ma anche a Verona, a Treviso e Mestre dove al drive-in di piazzale Giustinian ieri alle 11 c’erano quattro auto in attesa del proprio turno: un nonnulla. «Qualcuno ignaro che da oggi (ieri, ndr ) si sarebbe pagato è venuto lo stesso, li abbiamo dirottati all’ospedale dell’Angelo — dicono gli operatori — da domani (oggi, ndr ) avremo pure noi il Pos». «I costi (8 euro tra i 12 e i 17 anni, 15 per gli over 18 e 22 per i turisti) sono frutto di un’intesa nazionale — ricorda il presidente del Veneto Luca Zaia — per due mesi abbiamo garantito test gratuiti, ora non si può più».

Caso a parte, Venezia dove l’Usl 3 ieri ha eseguito 1.487 tamponi contro i 3.682 di lunedì. Al Punto di primo soccorso di piazzale Roma le persone in coda (soprattutto turisti) non mancavano. Probabilmente perché il servizio — gratuito fino a fine settembre — della Croce rossa alla stazione di Santa Lucia è stato, come succede da giorni, preso d’assalto con una fila fino all ponte degli Scalzi. «Le persone arrivano già alle 6 quando apriamo alle 8 — spiega Francesca Battan, presidente della Cri veneziana —. Oggi (ieri, ndr ) siamo riusciti a fare 312 test. Ringrazio i nostri volontari, stanno facendo un lavoro incredibile». In fila, turisti e tanti senza Green pass. Ancora niente code, ma ieri i telefoni delle farmacie non hanno mai smesso di squillare: «Le richieste di tamponi sono aumentate, le prossime due settimane che coincidono con le ferie del personale saranno dure», dice Andrea Bellon, presidente di Federfarma. A luglio, le farmacie hanno eseguito 149 mila test. «Ad agosto saranno almeno 170 mila», conclude.

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