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Tasi, rinvio a settembre per 7.500 comuni. A Milano si paga subito, mentre Roma resta in bilico

Il governo sceglie il doppio regime per limitare i costi Seconde case, più tempo per deliberare sulle aliquote. Proroga all’ultima curva per la Tasi, l’imposta sugli immobili che da quest’anno sostituisce l’Imu. I Comuni avranno tempo probabilmente fino al 31 luglio per deliberare le nuove aliquote e dunque potranno evitare di farlo prima delle elezioni, entro il limite attualmente fissato del 23 maggio. Di conseguenza il pagamento potrà slittare dal 16 giugno previsto al 16 settembre, subito dopo la pausa per le vacanze.

La decisone è giunta ieri in tarda serata dopo un vertice tra il Tesoro e l’Anci (l’associazione dei Comuni) e una intensa serie di contatti che hanno segnato l’intera giornata. Il ministero dell’Economia, in una breve nota, sottolinea che la misura è stata presa per «venire incontro alle esigenze determinate dal rinnovo dei consigli comunali» e per «garantire ai contribuenti certezza sugli adempimenti fiscale ».

La questione-Tasi si era ulteriormente ingarbugliata negli ultimi giorni. La maggior parte di Comuni, circa 7.500, fino ad oggi non ha deliberato né tantomeno pubblicato le nuove aliquote. I ritardi sono dovuti all’avvicinarsi delle elezioni amministrative che coinvolgono oltre 4 mila municipi: molti sindaci non hanno voluto prendere misure impopolari prima del voto e così sono arrivati allo scioglimento dei consigli, previsto 40 giorni prima dell’apertura delle urne, senza delibera. Non tutti: alcuni Comuni come Forlì, Ravenna e Reggio Emilia, sono andati dritti e hanno deliberato le aliquote Tasi prima che venisse sciolto il consiglio.

A questo punto l’unica soluzione era la proroga dei termini concessi ai Comuni per deliberare le nuove aliquote Tasi (peraltro con provvedimenti assai complicati che prevedono detrazioni, addizionali e aliquote differenziate per chi è in affitto). La data precisa della proroga non è stata fissata dal Tesoro, tuttavia secondo alcune indiscrezioni si potrebbe trattare del 31 luglio. Naturalmente la data del versamento non poteva restare il 16 giugno e dunque anche questa slitta a settembre (forse il 16 del mese).

La proroga risolve anche un altro problema, soprattutto per le casse dei Comuni: il decreto Salva Roma prevede che se i Comuni non deliberano, il pagamento della Tasi prima casa si fa in unica soluzione il 16 dicembre. Un meccanismo che avrebbe messo in difficoltà circa 7.500 Comuni ritardatari che sarebbero dovuti arrivare alla fine dell’anno senza le risorse della tassa sulla casa e dunque in crisi di liquidità. Con il versamento a settembre le cose cambiano parzialmente, anche se i Comuni, pur dichiarandosi soddisfatti, chiedono liquidità per far fronte a tre mesi di attesa in più per le entrate.

Nulla cambia invece per gli abitanti dei Comuni (514 secondo uno studio della Uil servizio politiche territoriali) che hanno già deliberato e pubblicato la Tasi: questi contribuenti, seppure con un po’ di affanno, denunciato dai Caf e dai commercialisti, tra circa tre settimane dovranno mettere mano a conteggi e portafoglio e versare il dovuto. Non si tratta di una porzione irrilevante perché tra i Municipi che hanno già deliberato ci sono centri piuttosto importanti, come ad esempio Milano, mentre Roma resta in bilico. Nella Capitale la determinazione della Tasi è passata in giunta ma non ancora in Assemblea. Fonti del Campidoglio in serata esprimevano preoccupazione per gli effetti sul bilancio di uno slittamento a settembre. La possibilità per i Comuni di deliberare entro margini più ampi consentirà anche ai proprietari di seconda casa qualche affanno in meno: in assenza di delibera avrebbero dovuto pagare al buio la metà dell’aliquota base della Tasi e il 50 per cento dell’Imu in due rate, di cui la prima il 16 giugno e il saldo a dicembre, senza sapere se questo meccanismo avrebbe potuto sforare il tetto Tasi più Imu dell’11,4 per mille. Dunque se avessero pagato più del dovuto, avrebbero avuto la strada aperta per ricorsi e contenziosi pluriennali.

Con maggior tempo, e superate le elezioni, i Comuni potranno deliberare anche per la seconda casa e anche in questo caso il pagamento della Tasi si sposterà da giugno a settembre, provocando un piccolo sollievo per i proprietari di seconda abitazione, mentre rimane per giugno l’obbligo dell’acconto del 50 per cento dell’Imu in base alla aliquota dell’anno precedente.

Repubblica – 20 maggio 2014 

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