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Terremoto in giunta, prime dimissioni Agostini e Bonzio ridanno le deleghe. Pd pronto a lasciare. Udc: via subito

Un assessore ha già sbattuto la porta. Tiziana Agostini ha comunicato le sue dimissioni su Facebook: «La politica è un servizio reso liberamente e non può subire condizionamenti di nessuna sorta». La maggioranza potrebbe non aspettare troppo tempo per farlo, con il risultato che la giunta sta camminando sul filo. Se i consiglieri dovessero scommettere sul futuro, le puntate sarebbero (quasi) tutte sull’uscita di scena nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore.

C’è la mannaia dei vertici nazionali del Partito democratico duramente attaccati ieri dal sindaco che già sabato nella riunione con assessori, consiglieri e parlamentari, potrebbero decidere di staccare la spina subito. E’ quello che teme Giorgio Orsoni che potrebbe anche decidere di arrivare stamattina a Ca’ Farsetti con le dimissioni in mano. Di farsi mandare a casa da Renzi e Serracchiani infatti il sindaco nemmeno ci pensa. «Mi auguro non arrivino strane indicazioni da chi è abituato a ragionare troppo a caldo — ha detto ieri —. Ci vuole rispetto per le decisioni che si prendono in sede locale con il coinvolgimento del consiglio comunale».

L’intenzione infatti sarebbe quella di approvare prima il bilancio consultivo (evitando così l’uscita dal Patto di stabilità anche nel 2014 e il taglio dello stipendio dei dipendenti) e poi il bilancio di previsione. Difficile però che ciò accada perché l’incontro con sindaco e la sua maggioranza ieri sera è stato molto teso e ha spalancato lo schermo ai titoli di coda. «Rifondazione Comunista ritiene conclusa la sua esperienza in una maggioranza che scopriamo fondarsi sul sostegno, anche se legittimo, proveniente da un sistema bacato come è quello che ruota attorno al Consorzio Venezia Nuova», ha detto il capogruppo Sebastiano Bonzio rimettendo immediatamente la delega delle Politiche del Lavoro.

E’ una giunta che perde pezzi e sostegno, un terremoto che sta facendo franare sotto i piedi del sindaco quel consenso, che suppur con qualche tensione, aveva costruito in questi quattro anni. Velini dentro e tra i partiti, caccia ai colpevoli. Come prima cosa ieri pomeriggio gli assessori hanno voluto rimettere il loro mandato nelle mani di Orsoni, parlando chiaro: per noi l’esperienza è finita, cerchiamo di trovare la quadratura del cerchio per il bilancio, altrimenti chiudiamo subito. «Nell’interesse della città penso si debba andare avanti per approvare il consultivo e il bilancio», ha detto il sindaco all’uscita provando a lanciare la sfida impossibile.

Il problema è che i margini sono troppo risicati se a sentire i capogruppo l’esperienza si chiuderà lunedì con il consiglio comunale che dovrebbe approvare il rendiconto 2013. «Non mi sembra ci siano le condizioni politiche di andare avanti, la strada è troppo impervia», ha detto l’udc Venturini. «Posto che un’epoca è finita si parte dalla mozione approvata in consiglio (che chiede tra le altre cose l’intervento del governo, una commissione parlamentare e lo scioglimento del Consorzio, ndr)», ha aggiunto Caccia. Il clima all’interno del Pd è infuocato, dopo le dichiarazioni del sindaco in mattinata. Le reazioni dei vertici regionali e provinciali sono state altrettanto dure, così come gli interventi durante la riunione convocata d’urgenza ieri sera con i rappresentanti locali, tutt’altro che intenzionati a farsi «commissariare» da Roma. Il conto alla rovescia è già cominciato ieri mattina, ma potrebbe essere ormai agli ultimi numeri. Ormai a Ca’ Farsetti si punta su chi potrà scrivere la parola fine: il sindaco con le dimissioni (che darebbero al consiglio 20 giorni di tempo per approvare gli ultimi atti), il consiglio comunale con la mozione di sfiducia (che dovrà essere discussa tra i 10 e 30 giorni dalla sua presentazione), o i singoli consiglieri con le dimissioni — contestuali — di almeno 24 membri.

Il primo passo l’ha fatta l’assessore Agostini: «Sono contenta che al sindaco siano stati revocati gli arresti domiciliari e penso anche che ci sia stato teso un grande trappolone ma cambia poco — dice —. Ma le condizioni non ci sono più. E dobbiamo rendercene conto». Oggi potrebbero arrivare tutte le altre.

Corriere del Veneto – 13 giugno 2014 

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