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Tosi-Zaia. Sulla sanità braccio di ferro leghista in Veneto

Il sindaco di Verona non vede di buon occhio lo strapotere di Luca Zaia nella Sanità. Il nordista Flavio Tosi adesso vuol farsi dar ragione da Roma

Flavio Tosi , sindaco di Verona e numero uno del Carroccio in Veneto, non molla sulla Sanità. Sarà perché, prima di fare il primo cittadino, è stato assessore regionale con Giancarlo Galan e quindi la materia la conosce bene; oppure perché è un politico di razza e vuole contare anche in Regione. Certo, non ha apprezzato per niente la prova muscolare della maggioranza Abc, Alfano-Bersani-Casini, che ha fatto passare il Piano sanitario regionale nelle settimane scorse, malgrado il «suo» assessore, Luca Coletto, avesse cercato di emendarlo in extremis. E non gli sono piaciute neppure, le ire e poi la sostanziale acquiescenza del governatore Luca Zaia, alla linea dura del Pdl.

Sollecitato dal Corriere Veneto sulle accuse mossegli da Gian Paolo Gobbo, il bossiano sindaco di Treviso da lui sconfitto al congresso regionale, accuse che denunciavano un sistema sanitario Verona-centrico», Tosi ha risposto per le rime e ha preconizzato per il Piano una fine ingloriosa: impugnato per illegittimità, davanti alla Corte costituzionale, dallo stesso ministero della Salute.

Tosi non ha smentito né confermato raccordo fra il governatore e il referente pidiellino sui temi sanitari, il consigliere Leonardo Padrin: «Da parte di Zaia c’è stata la scelta condivisa di far approvare il Piano», ha detto aggiungendo che gli emendamenti fatti passare nella V commissione proprio dal pidiellino «non stanno in piedi».

In particolare, il sindaco di Verona ce l’ha con il passaggio di poteri, dalla giunta al consiglio, su «nomina del segretario della Sanità e al potere vincolante sulle schede ospedaliere», vale a dire la figura direttiva più alta e l’operatività stessa dei nosocomi.

Secondo Tosi «in entrambi i casi le conseguenze sono pesantissime, non ultima quella di andare in stallo sulle riorganizzazioni ospedaliere. I poteri della giunta», ha ribadito, «dovevano rimanere alla giunta, come ha sottolineato il ministero competente», ha dichiarato mostrando di avere informazioni di primissima mano che fanno pensare a un conflitto con Roma: «Se il ministero della Salute ha espresso il rischio di illegittimità», ha osservato, «credo che la logica conseguenza sia impugnare il Piano».

Incalzato dal giornalista, che ipotizzava un asse Zaia-Padrin per limitare il suo potere in ambito sanitario, Tosi ha ammesso che commissione e presidente «hanno lavorato per aumentare la propria sfera di competenza». Un atto «politicamente grave» perché «si è creata una maggioranza alternativa composta da Pdl e Pd». Con l’aggravante, però, che gli uni e gli altri avrebbero «sfruttato la fase precongressuale della Lega», mentre se «si fosse aspettato qualche settimana tutto questo non sarebbe successo». Frase che rilancia il possibile scontro con Zaia, pronosticato anche da Galan.

Tosi però nega di volere il primato di Verona.

Italia Oggi – 3 luglio 2012

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