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Trenta miliardi per la sanità. Il Veneto cambia il bilancio. Stanziata la cifra per il piano triennale. Priorità a personale, medicina del territorio e profilassi

Dal Mattino di Padova. “Cessata l’emergenza Covid, si imporrà una rivisitazione completa della politica sanitaria fin qui adottata. Abbiamo sollecitato al Governo un cambiamento delle linee guida riguardanti l’assistenza ospedaliera e la medicina territoriale, crediamo sia doveroso adeguare i modelli ai nuovi bisogni di una popolazione che invecchia, manifesta crescenti cronicità ed esige maggiori risposte sul versante della prevenzione”. Bionda, minuta, sodale del governatore Luca Zaia negli incessanti briefing di Marghera, l’assessore alla salute Manuela Lanzarin privilegia la sintesi pacata all’eloquio tribunizio. Parole, le sue, che riflettono una svolta già in atto in Veneto, dove la manovra economica in discussione all’assemblea regionale prevede un aumento senza precedenti della spesa sociosanitaria: circa 30 miliardi nel triennio, con un’incidenza percentuale sul bilancio di Palazzo Balbi destinata a lievitare dal 75,2 al 79,1%.

LA MANOVRA 2021-23 IN CIFRE Nel dettaglio, a dispetto dei costi straordinari sostenuti, il budget 2021 è stato fissato in 9,953 miliardi, una cifra record (+350 milioni rispetto all’anno corrente) alimentata dai finanziamenti statali supplementari (140 mln), dalla “limatura” di gran parte dei restanti capitoli di spesa (74) e dalle donazioni contanti al conto solidale stimate in una cinquantina di milioni. Nell’anno successivo – pur “depurato” dai contributi straordinari citati – gli stanziamenti saranno pari a 9,928 miliardi per balzare a una decina (9.998,219 per l’esattezza) nel 2023. Attenzione: non si tratta di numeri incisi sulle tavole mosaiche ma di valori previsionali, candidati a crescere ulteriormente grazie alle sospirate risorse europee del Recovery Fund. Come sarà investita questa massa imponente di denaro pubblico? “Alcune direttrici essenziali rientrano nell’attuazione del Piano socio-sanitario in vigore, altre sono dettate dall’esperienza di questi mesi”, replica Lanzarin; “Mi riferisco al rinnovamento tecnologico e logistico degli ospedali, all’estensione della telemedicina e dell’assistenza domiciliare, all’incremento delle cure territoriali. Più ancora, all’adeguamento del personale – medici, in- Il Recovery Fund sarà destinato ad assunzioni ospedaliere e diffusione accelerata delle Utap fermieri, operatori, assistenti – alle reali esigenze della sanità pubblica. Scontiamo la carenza di figure professionali: le misure urgenti adottate, penso all’impiego dei laureati specializzandi e al richiamo volontario dei quiescenti, si stanno rivelando utili; ma occorre una soluzione radicale. Senza il capitale umano, è la mia convinzione, non c’è sistema in grado di reggere”.

SUPERARE IL LIMITE DEI POSTI LETTO Nota dolente, quella dei posti letto ospedalieri, soggetti a tagli governativi da una ventina d’anni a questa parte. Certo, la prospettiva della sanità occidentale premia la degenza breve e l’assistenza domestica del convalescente ma lo spettro epidemico consiglia un ripensamento: “Gli indici sono fissati dal decreto ministeriale 70 del 2015 che prescrive tre posti letto per acuti ogni mille abitanti più 0,6 destinati a hospice e comunità. In Veneto, oggi, ammontano rispettivamente a 17.500 e a 1500: i pazienti coronavirus ne occupano circa 2900 mila, quelli ordinari ottomila. Noi crediamo che i limiti vigenti siano superati dalla dinamica sociale e dai rischi epidemiologici, sempre più incombenti. Proponiamo al ministro di aggiornarli al rialzo”.

IL VALORE DEL POLICLINICO DI PADOVA Il Recovery, si diceva. Fonti ufficiose informano che i finanziamenti di Bruxelles saranno impiegati prevalentemente al reclutamento di personale e all’estensione generalizzata delle Utap, le unità di medicina integrata di base composte da più camici bianchi associati; comportano costi rilevanti – al punto che la Corte dei Conti ne ha lamentato l’onere a carico dell’erario – ma la loro efficacia terapeutica, abbinata all’ampia copertura temporale, suggerisce di incrementarle. Che altro? Il triennio sancirà (si spera almeno) il varo del nuovo policlinico universitario di Padova. Non già un ospedale cittadino ma un polo di alte specialità, didattica e ricerca a vocazione nazionale ed europea. Figura nell’elenco delle opere strategiche allegato al Documento economico e finanziario dell’amministrazione Zaia; se le promesse al riguardo si tradurranno in realtà, rappresenterà un simbolo di discontinuità rispetto alla (ahinoi) prolungata stagione dei colpi di scure a danno della salute collettiva.

IL MATTINO DI PADOVA 

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