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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Trento, bambina di 4 anni uccisa dalla malaria. La piccola è morta all’ospedale di Brescia. Medici cercano una spiegazione. Lorenzin invia esperti
    Notizie ed Approfondimenti

    Trento, bambina di 4 anni uccisa dalla malaria. La piccola è morta all’ospedale di Brescia. Medici cercano una spiegazione. Lorenzin invia esperti

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati5 Settembre 2017Nessun commento5 Minuti di lettura
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    La famiglia nelle scorse settimane non si era recata all’estero o in Paesi a rischio. Rezza (Iss): “Caso rarissimo. Questa malattia viene trasmessa da un certo tipo di zanzara che in Italia non c’è”

    Una bambina di quattro anni, Sofia Z., ricoverata agli Ospedali Civili di Brescia, è morta per malaria. La piccola è la figlia di una coppia italiana residente a Trento ed era arrivata in ospedale in condizioni disperate.

    La causa dell’infezione potrebbe essere ricercata nella puntura di una zanzara. La piccola, secondo quanto appreso, non sarebbe mai stata in un Paese malarico e la zanzara che trasmette la malattia non risulta presente, come specie, in Italia. La piccola ha trascorso l’estate a Bibione, sulla Riviera Veneta.

    Era stata portata al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Trento sabato scorso: poi la febbre alta, con picchi fino a 40 gradi. Quindi è stata trasferita a Brescia dove oltre alla Rianimazione pediatrica è presente un Istituto per le malattie tropicali. È deceduta tra domenica e lunedì.

    La bimba era stata colpita da malaria cerebrale, la forma più grave della malattia. Questo tipo aggressivo di morbo viene trasmesso dal Plamodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. La morte, nei casi più gravi, può arrivare entro 24 ore. La malattia è diffusa prevalentemente nell’Africa Sub-sahariana, in Asia, in America centrale e del Sud.

    Sul caso la magistratura ha aperto un fascicolo e al momento non si esclude che la piccola possa essere stata infettata da una zanzara giunta dall’estero in qualche bagaglio. La bimba era stata prima in ospedale a Portogruaro, poi a Trento, per un esordio di diabete infantile. A spiegarlo è il direttore generale dell’Apss (Azienda provinciale dei servizi sanitari del Trentino), Paolo Bordon, che ricostruisce le tappe della vicenda clinica e spiega che in uno dei giorni del ricovero a Trento della bimba erano presenti, «in un’altra stanza, due bambini con la malaria, che sono guariti».

    «In ospedale abbiamo messo delle apposite trappole ieri pomeriggio, che verranno rimosse oggi pomeriggio, mentre tutti i bambini ricoverati sono stati trasferiti ed è in corso la disinfestazione di tutto il reparto» aggiunge Bordon. «Resta il fatto – sottolinea il direttore generale – che la piccola poi morta e i due malati di malaria erano in stanze diverse, le cure sono state effettuate tutte con materiale monouso e non ci sono state trasfusioni. La malaria non è trasmissibile da uomo a uomo e nessun altro paziente ha avuto dei sintomi riconducibili alla malaria».

    «La bimba – spiega – aveva il diabete, che nulla aveva a che fare con la malaria. Il periodo di latenza potrebbe fare pensare che l’avesse contratta prima, poi, certo, la presenza di due bambini malati qui fa insospettire. Il punto è che dovrebbe esserci stata qualche zanzara anofele, magari in dei bagagli».

    Se venisse confermato che il caso di malaria della bambina morta a Brescia è autoctono e trasmesso dalla zanzara sarebbe il primo da vent’anni. Lo conferma Giampiero Carosi, infettivologo dell’università di Brescia, secondo cui l’ipotesi più probabile è che una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari dopo un viaggio, e poi abbia trasmesso il plasmodio alla bimba.

    «Il caso è eccezionale – commenta Carosi -, l’ultima trasmissione autoctona tramite zanzara risale a 20 anni fa nel grossetano, da allora ci sono stati solo alcuni casi tramite scambio di siringhe o trasfusione. Quello che potrebbe essere successo è che qualcuno, di ritorno da un viaggio nelle zone colpite, abbia ‘portato’ il plasmodio e sia stato punto da una anofele ‘nostrana’ che a sua volta ha punto la bambina. Qui c’è una seconda eccezionalità, perché le zanzare che circolano da noi non sono molto adatte a trasmettere il microrganismo, anche se in teoria potrebbero».

    Il caso a Grosseto risale al 1997, e a sua volta era il primo dopo 30 anni. La bambina è stata colpita dal plasmodio di tipo falciparum, che secondo l’esperto circola sia in Africa che in Asia. «Il 90% dei casi africani è di questo tipo, così come il 30-50% di quelli asiatici. Bisogna vedere se intorno alla bambina c’è qualcuno che ha viaggiato in un qualche paese malarico, sono indagini molto complesse, ogni anno milioni di persone viaggiano in quei paesi e ritornano in Italia»

    Bambina morta di malaria: Lorenzin invia esperti. A Trento erano ricoverati due bimbi malati poi guariti

    Sul caso della bambina morta per malaria all’ospedale Civili di Brescia dov’era stata trasferita dall’ospedale di Santa Chiara di Trento, dov’era già ricoverata, la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha chiesto una relazione all’assessorato alla Salute della provincia trentina e ha inviato un gruppo di esperti presso l’ospedale Santa Chiara di Trento per accertare le modalità del contagio. Del gruppo inviato dal ministero faranno parte anche esperti di malattie infettive e tropicali ed esperti dell’Istituto Zooprofilattico.

    La vicenda
    La bimba morta di malaria in ospedale a Brescia era stata prima in ospedale a Portogruaro, poi a Trento, per un esordio di diabete infantile. A spiegarlo è il direttore generale dell’Apss (Azienda provinciale dei servizi sanitari del Trentino), Paolo Bordon, che ricostruisce le tappe della vicenda clinica della piccola e spiega che in uno dei giorni del ricovero a Trento della bimba erano presenti, «in un’altra stanza, due bambini con la malaria, che sono guariti».

    Disinfestazione a Trento
    «Questo caso ha colpito una paziente che non aveva frequentato Paesi in cui la malaria è endemica, sono stati fatti tutti gli accertamenti necessari per escludere altre possibili fonti di contagio ma senza risultati apprezzabili: rimane quindi di origine incerta». Aveva già precisato l’Azienda sanitaria del Trentino.
    «Nei casi di origine non definibile – prosegue l’azienda sanitaria – le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità consigliano di effettuare ugualmente una disinfestazione del reparto come misura di ulteriore profilassi – che verrà effettuata oggi – anche se non si ravvisano rischi per coloro che hanno frequentato il reparto nei giorni scorsi».

    5 settembre 2017

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