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Ulss fuse, sindaci cadorini pronti all’azione legale. Ciotti (Pieve): «Rischiamo di perdere servizi e strutture». Sindacati preoccupati: ignorato l’impatto sul personale

«Bisogna difendere i livelli minimi di assistenza, stiamo valutando un’azione legale». Il sindaco di Pieve di Cadore (in foto l’ospedale della cittadina) , Maria Antonia Ciotti, non ha dubbi: la fusione tra Usl 1 e Usl 2, sancita giovedì in consiglio regionale con la riduzione delle aziende sanitarie venete da 21 a 9, rischia di danneggiare i territori periferici come Cadore e Agordino.

«Si vedrà bene cosa significa una fusione, quella del 1995 (Agordo, Pieve di Cadore e Belluno si riunirono nell’Usl 1, Ndr ) portò un’esponenziale perdita di servizi – spiega – La periferia viene penalizzata. Cosa otterremo in cambio della possibilità di risparmiare sui dirigenti? Credo poco».

Quindi i sindaci del Cadore preparano un contrattacco. «Un’azione legale contro la Regione e il piano socio-sanitario – spiega Ciotti – La soluzione migliore è allo studio (probabile un ricorso al Tar, il Tribunale amministrativo regionale, Ndr ). L’unico sistema per cui l’Usl unica potrebbe funzionare è la garanzia di ottenere maggiori risorse. Questo potrebbe dare una mano a limitare le difficoltà della sanità di montagna».

A Feltre, città che giovedì ha perso la propria azienda sanitaria, si è formato già da diversi mesi un comitato contro la soppressione dell’Usl 2, che ha già depositato un ricorso al Tar. «Ci siamo mossi in anticipo perchè immaginavamo come sarebbe andata a finire – spiega Andrea Bona, uno dei promotori – La Regione ha tempo fino al 31 dicembre per perfezionare la legge, vediamo cosa succederà. Noi aspettiamo il Tar (l’udienza non è ancora stata fissata, Ndr ). Da valutare la questione-patrimonio: l’ospedale è stato fatto con le donazioni dei feltrini che devono tornare alla città sotto forma di servizi».

Gli fa eco Vania Malacarne, sindaco di Lamon. «Ci aspettiamo la ricerca della combinazione ottimale tra le necessità legate a efficienza e qualità e il nostro inderogabile diritto alla salute» commenta.

Intanto va affrontato anche il nodo del personale nell’Usl unificata. «Parliamo del futuro di circa 3.500 dipendenti della sanità bellunese e del riassetto dell’offerta sanitaria – rimarca Gianluigi Della Giacoma (Cgil Funzione pubblica) – Il lavoro di previsione delle conseguenze andava fatto l’inverno scorso, invece a poche settimane dal cambiamento non sappiamo cosa succederà nonostante la prima richiesta di chiarimenti sia stata inoltrata a marzo. Chiediamo un tavolo di confronto sul futuro al più presto».

Fabio Zuglian, segretario della Fp-Cisl, vuol trovare un aspetto positivo nella fusione. «C’è l’opportunità di lavorare per la valorizzazione delle professionalità e per una maggiore collaborazione tra Belluno e Feltre – commenta – L’importante è che i risparmi vengano reinvestiti nel personale, in blocco contrattuale da 7 anni e con poche opportunità di formazione adeguata».

Andrea Zucco – Corriere del Veneto – 9 ottobre 2016 

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