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Veneto. Liste d’attesa in crescita. Crollo delle prestazioni

Per cardiologia, ostetricia, neurologia, Tac e Risonanze il 30 % non rispetta i 10 giorni. In alcune Aziende la percentuale sale al 51. Nel 2012 ci sarà un milione di visite in meno

Quanto si aspetta per una visita? Il monitoraggio della Regione mostra un peggioramento soprattutto in Asi dei Veneziano, Veronese e Bellunese. Ci sarà pure un motivo per cui la Regione ha deciso di fare la guerra alle liste d’attesa. Basta guardare gli ultimi dati disponibili: rispetto al primo trimestre del 2012, le liste d’attesa per le prestazioni “traccianti” (cardiologia, ginecologia, neurologia e le prestazioni ad immagini come Tac, risonanze e ecografie) sono in netto aumento. Non ovunque però. Le Asl di Venezia, Mirano, Chioggia, Verona, Legnago e Bussolengo presentano una percentuale di rispetto dei tempi d’attesa in diminuzione lieve ma costante nel tempo, con relativa e conseguente diminuzione della media delle Asl e complessivamente del Veneto. Un esempio: all’Asl di Belluno solo il 68 per cento delle richieste che dovrebbero essere assolte in 10 giorni rispetta i tempi.

Nell’Asl Veneziana i numeri sono ancora più pesanti: il 64 per cento (4 punti in meno del trimestre precedente); a Chioggia va ancora peggio: 64 per cento, contro il 73 dei primi mesi dell’anno. Risultati in netto miglioramento invece per Treviso (dell’88 al 92 per cento) o per Adria (dell’89 al 93 per cento).

Alcune Asl hanno insomma saputo fare lo “sprint”, migliorando le performance che le vedevano in netto affanno nei primi mesi dell’anno e si sono progressivamente avvicinate fino a raggiungere i valori standard di riferimento come ad esempio Feltre, Bassano, S. Donà, Treviso, Adria. Poi c’è chi si è mantenuto al di sopra della percentuale di rispetto media della regione oltre che di quella indicata dalle norme di riferimento. La difficoltà al rispetto dei tempi d’attesa standard non è pertanto un fenomeno omogeneamente diffuso. Va anche segnalato che sono in calo le prestazioni erogate: quest’anno alla fine saranno quasi un milione in meno del 2011. Come sono in calo rispetto ai primi mesi di quest’anno, con interessati percentuali che vanno dal 3 e 4 per cento. In relazione ai primi tre mesi del 2012 il numero di visite ed esami (non del sangue) è sceso di quasi 400 mila. Due le chiavi di lettura: una maggiore oculatezza nella prescrizione da parte dei medici di base, ma anche una minor propensione dalle persone a spendere per curarsi.

Il nodo delle attese resta comunque alto: in sintesi se si confrontano i dati con quelli forniti i primi mesi del 2012 si nota che per le visite (o esami) che dovrebbero essere erogati entro dieci giorni (classe A) si è passati dall’83 per cento del rispetto dei tempi al 79; per la classe B (entro 30 giorni) dall’86 all’attuale 83. Migliorato invece il tempo per le prestazioni deferitili (classe C, entro 180 giorni) che trovano oggi una risposta adeguata nel 98 per cento (era il 96).

La Regione intende quindi stringere i tempi per trovare una soluzione. Quella della revisione dell’attività intramoenia dei medici ospedalieri sembra essere quella più percorribile.

In questi giorni i rappresentanti dei camici bianchi si sono incontrati con il segretario Domenico Mantoan per cominciare ad aprire un dialogo. E sulla ipotesi di “trasformare” (volontariamente) parte della libera professione in prestazioni fornite alle Asl per abbattere le liste d’attesa, anche gli infermieri (figure fondamentali del sistema sanitario), attraverso il loro Collegio, sembrano essere disponibili ad entrare nel percorso. Dei 7mila camici bianchi che lavorano nel sistema sanitario veneto, 4mila fanno la libera professione, circa mille percepiscono da questa seconda attività più di 20mila euro lordi l’anno, altri mille sono tra i 15 e i 20mila euro. Il rimanente non supera la soglia dei 15mila.

Quindi il percorso suggerito potrebbe essere d’interesse per un numero cospicuo.

Daniela Boresi – Gazzettino – 30 ottobre 2012

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