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Veneto. Secondo ricovero per la variante Delta. Cresce il cluster di Isamar, ieri 400 test. La 49enne ricoverata in terapia intensiva a Padova ha contagiato i familiari

IL Corriere del Veneto. C’è un altro paziente ricoverato per la variante Delta (indiana) del Covid-19, nel Veneto. Dopo la signora di 49 anni monitorata in Terapia intensiva a Padova, ieri l’ospedale di Mestre ha accolto un uomo al rientro dall’estremo Oriente insieme a un familiare, anche lui contagiato ma in forma più leggera e quindi seguito a casa. Intanto si allarga il cluster, sempre di variante Delta, esploso al campeggio Isamar di Isola Verde tra ragazzini e animatori partecipanti al camp rugby tenuto dall’ex petrarchino Mauro Bergamasco: i contagi ora sono 16. Ai dieci bambini e due adulti delle province di Padova, Treviso, Vicenza e agli altri due «grandi» provenienti da Lazio e Liguria, si aggiunge la mamma di uno dei bambini, però asintomatica, perché vaccinata con due dosi di Moderna, e un villeggiante.

«Il caso indice, un ragazzino padovano di 10 anni, è stato sottoposto a tampone il 24 giugno al Covid Point dell’Usl di Chioggia per cefalea — comunica la Regione —. Riscontrata la positività, i medici Usca di Chioggia hanno effettuato il tampone molecolare a 21 tra compagni di squadra, allenatori, animatori e ospiti del Camping. Altri 17 villeggianti si sono presentati al Drive-in dell’Usl Serenissima e ulteriori 11 hanno affrontato il test nelle rispettive Usl. Per tutti i tamponi positivi rilevati dalle Usl Serenissima e Euganea è stato chiesto il sequenziamento. Il primo caso con variante Delta, un bimbo di 10 anni di Padova, è emerso il 29 giugno». Altri 9 casi sono stati confermati dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che ora sta tipizzando i campioni del resto dei contagiati. Benché il camp rugby si svolga separatamente rispetto al resto della comunità di Isamar, con accessi dedicati a piscina, docce e alloggi, la Regione ha deciso di contenere subito il focolaio, inviando in loco l’ambulatorio mobile dell’Usl Serenissima per offrire, ad accesso libero e gratuito, il test agli ospiti. Ieri pomeriggio ne sono stati esaminati 400 e per ora è emerso un positivo. «Ho dato disposizione — dice il governatore Luca Zaia — di intraprendere ogni azione necessaria alla sicurezza del camping e dei territori di residenza delle persone coinvolte nel focolaio». Secondo l’Usl Serenissima «la situazione non presenta criticità».

Cresce anche il secondo cluster di variante Delta legato alla signora di 49 anni, insegnante di ginnastica a un gruppo di anziani a Ponte San Nicolò, ricoverata in Terapia intensiva a Padova il 25 giugno. Contagiati il marito, 51 anni, e il figlio di 11. Il coniuge lavora come ristoratore al centro sportivo militare di «Padova Nuoto», dove i colleghi sono risultati negativi al tampone. Il figlio frequenta invece il centro estivo nella stessa struttura e ora gli altri iscritti sono in quarantena, in attesa del tampone molecolare. Contagiati dalla signora anche una tredicenne e i genitori. La ragazza ha frequentato fino al 25 giugno il centro estivo San Paolo a Padova, quindi il resto dei bambini partecipanti è ora in isolamento fino all’esito dei tamponi molecolari. «Dobbiamo correre con le vaccinazioni — avverte il professor Vincenzo Baldo, presidente per il Triveneto della Società italiana d’Igiene e ordinario all’Università di Padova — dopo la seconda dose la protezione dall’infezione arriva fino all’88%, che aumenta al 98%-100% se riferita al rischio di ospedalizzazione e di morte. La variante Delta, la cui diffusione in Italia nel giro di un mese è aumentata di 38 volte, colpisce chi non è immunizzato. E’ molto contagiosa e diverrà la mutazione predominante, quindi bisogna mantenere alti il contact tracing e la sorveglianza, cercando di vaccinare il più possibile prima della nuova stagione invernale».

Sempre in tema di varianti, nel Veneto sono finora stati sequenziati 43 casi di inglese (due in bimbi tra zero e 2 anni) e 15 di brasiliana, 14 relativi ai bengalesi residenti in uno stesso condominio a Padova, che conta 60 appartamenti abitati da 134 persone. Il contagio è partito da una signora incinta di 34 anni, ricoverata in Malattie infettive e già dimessa, che ha infettato una 32enne finita in Rianimazione, il marito e i tre figli di quest’ultima. Finora sette famiglie del palazzo sono state colpite dalla brasiliana. La vera prevenzione contro le mutazioni del virus, sostiene il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, è il sequenziamento dei tamponi. Il problema è che il network di laboratori dedicati annunciato in gennaio dal ministero della Salute non è mai partito e al momento l’Italia è all’ultimo posto per la ricerca della varianti, condotta sullo 0,7% dei campioni, contro il 15% rilevato in Danimarca e il 9,7% del Regno Unito. E’ lontano il minimo del 5% indicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

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