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Verona. Fattoria degli orrori, a processo il cinese che nascondeva il «lager degli animali». Menà di Castagnaro, oltre 700 esemplari «sequestrati» in uno scannatoio

Polli, daini, oche. E poi tacchini, faraone, fagiani. Ma anche capre, suini, cani. Oltre settecento animali di diverse specie, vivi, morti, putrefatti o essiccati: tanto da far bollare quella scoperta quattro anni fa dalla Guardia di Finanza di Rovigo a Menà di Castagnaro una vera e propria«fattoria degli orrori».

Del resto, in quell’edificio a due piani e nei terreni circostanti adibiti ad allevamento e macellazione abusiva, i militari si erano imbattuti in anatre, oche, faraone, polli, capre, tacchini, fagiani, maiali, otto daini e cinque cani meticci, quattro dei quali chiusi in singole gabbie. Tutto intorno, sangue, ossa, resti di macellazione e intere carcasse putrefatte, galline razzolanti in un terreno intriso di sangue e polvere di eternit.

Erano accuse pesanti quelle che ieri risultavano contestate al secondo piano dell’ex Mastino, nel processo che si è tenuto di fronte al giudice Cristina Angeletti, all’unico imputato (peraltro contumace e, dunque, non presente in aula) Zhou Chengli, 41 anni, cinese. Era lui, secondo la procura scaligera,a gestire quell’agghiacciante «lager degli animali» a cui le fiamme gialle arrivarono dopo il controllo di un pulmino condotto da un cittadino cinese con a bordo carni mal riposte in sacchi di plastica e secchi con frattaglie e residui di macellazione. In un cartone, piccioni torraioli protetti dalla legge. Nella perquisizione era stato trovato anche una sorta di catalogo da rappresentante con le foto della «merce». Da lì, stando a quanto ricostruito in aula, i militari erano risaliti allo «scannatoio» di Menà: al piano superiore, nella stanza da letto dell’uomo e di sua moglie, c’erano sette anatre appese in essiccazione, in condizioni igieniche irriferibili. In una voliera era stata rinvenuta una cinquantina di piccioni morti, secondo gli inquirenti, per incuria e lasciati a decomporsi. Stando al capo d’imputazione, le macellazioni erano compiute con mannaie e coltelli, mentre le procedure prevedono lo stordimento dell’animale prima dell’uccisione per ridurre la sofferenza. Uno dei daini, malato, sarebbe stato curato con un potente antibiotico senza prescrizione medica. Da lì, le indagini proseguirono per accertare la provenienza degli animali domestici e di quelli selvatici protetti, e la destinazione finale delle carni macellate mentre l’attività del cinese risultò del tutto sconosciuta al fisco. Ieri, nel corso dell’udienza che si è conclusa nel primo pomeriggio, è stato sentito l’ultimo testimone, dopodiché il processo è stato aggiornato dal giudice a fine mese per discussione e sentenza. All’epoca di quella tremenda scoperta, sindaco e cittadini si erano mobilitati così come i carabinieri della compagnia di Legnago e della stazione di Castagnaro, la polizia provinciale, i veterinari Usl. Quasi una gara a coadiuvare i finanzieri di Rovigo che, durante un normale servizio di controllo su strada, si erano imbattuti in una situazione davvero ai limiti dell’immaginazione e su cui, tra tre settimane, anche la giustizia pronuncerà il suo verdetto.

La. Ted. – Il Corriere del Veneto – 10 marzo 2015 

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